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Interviste

Intervista agli AFTERHOURS

La giornata non è di quelle più fortunate. Gli Afterhours dovevano esibirsi sul palco del Neapolis Festival, ma per problemi con l’ organizzazione sono stati costretti ad annullare il concerto. Parliamo con Manuel di questo ed ovviamente anche di altre cose interessanti…

intervista di Antonio

A: Ciao Manuel!
M. : Ciao!
A: Mi spiace per oggi.
M: Anche a me. Noi comunque siamo qui con la produzione e per noi comunque è una spesa (trasporti e tutto il resto…). Loro pensano sempre: “Ma figurati se questi non suonano. Perdono un sacco di soldi, non ne guadagnano, ormai sono qua e quindi suonano”. E invece no. Io mi scuso con tutta la gente che è venuta a vederci stasera, però allo stesso tempo quello che mi fa stare bene è che anche noi ci perdiamo un sacco. E’ una scelta fatta anche sulla nostra pelle, non solo su quella di chi è venuto a vederci. Questa è una cosa molto importante secondo me. Noi siamo arrivati sino ad oggi con gli organizzatori che da una parte dicevano si, dall’ altra dicevano no, ma alla fine un contratto non l’ hanno mai firmato. Non avrebbero neanche potuto usare il nostro nome sui manifesti e sono denunciabili per questo (perché il contratto non l’ hanno mai firmato). Sai, il contratto sono garanzie basilari, non solo per essere pagati, ma anche perché noi dobbiamo pagare delle persone.
A: Tutto il vostro staff.
M: Ma certo. Anche per altre condizioni. Per suonare su un determinato tipo di palco invece che un altro. Ad una determinata ora invece che un’ altra. Per una determinata durata invece che un’altra. In realtà ci hanno preso in giro per diverse settimane. Le nostre richieste erano chiarissime: dovevamo suonare sul palco dei Kraftwerk, prima dei Kraftwerk. Poi per esigenze di produzione non è stato possibile e già lì siamo andati incontro all’ organizzazione dicendo “va bene”. Se è troppo macchinoso, pazienza. Suoniamo sull’ altro palco. Però, chiaramente, non come tappabuchi, ma come protagonisti di questo festival. Invece loro ci hanno sempre trattato con molta arroganza ed umiliandoci da un certo punto di vista. Ci hanno usato veramente come pezze per tappare i buchi.
A: Io te lo ripeto, e non è per circostanza, ma l’ 80% dei ragazzi se ne è andato. Era lì per voi. Poi nella zona siete amatissimi.
M: Questo mi dispiace. Sai, noi avremmo potuto dire :”Va bene. Accettiamo.” La cosa più facile era questa. Siamo qua. Se suoniamo ci pagano. Ci prendiamo i soldi, ci paghiamo le spese, ci guadagniamo, alla fine non è successo niente e chissenefrega. Io sono anni che mi batto perché i gruppi italiani vengano trattati come quelli stranieri. Credo che noi abbiamo veramente il diritto di essere trattati con dignità ed abbiamo il dovere di prendere delle posizioni. Per me è un dovere prendere delle posizioni. Mi dispiace che sia successo qua, perché se succedeva a Milano, dove suoniamo 2 o 3 volte all’ anno, sarebbe stato meno grave. Lo so. Infatti io ti ripeto, noi ci scusiamo con il nostro pubblico. Però la dignità è essenziale. Tra l’ altro non è una cosa di oggi. Non è che ci siamo svegliato ed abbiamo litigato. E’ una cosa che va avanti da un mese. Noi siamo comunque venuti sperando in una soluzione dell’ ultimo momento. Ma non è stata tanto la soluzione o no che non si è trovata. E’ stato l’ atteggiamento da parte loro nei nostri confronti che è stato di disprezzo. Se accettiamo siamo veramente dei pecoroni. Questa non sarebbe stata una cosa rispettosa nei confronti nel nostro pubblico. E’ chiaro che quando tu accetti una cosa del genere non fai il comunicato stampa :”Abbiamo accettato…”. Se accetti, accetti.
A: Certo, ormai hai accettato…
M: Appunto. E ripeto, la situazione è comunque andata a discapito della situazione che si è creata e di tanti soldi che abbiamo perso.
A: Ok. Però magari prossimamente, prima della tournee che ci sarà per la versione inglese del disco…
M: Ma io me lo auguro. Noi conosciamo tanta gente a Napoli che ci vuole e che ci può far suonare. E sono sicuro che torneremo. Come dicevo anche prima, sono comunque delle situazioni spiacevoli e negative per noi. La gente giustamente si arrabbia con noi che non abbiamo suonato. Io li capisco. Fai dei chilometri per venire. Però credo che nel lungo periodo le cose paghino. Perché secondo me dimostrare orgoglio e dignità per le cose che fai è essenziale.
A: Certo. Parliamo un po’ del disco. Quanto è stato importante Greg Dulli?
M: Greg a livello spirituale è stato fondamentale. E’ stata una persona che ci ha ridato entusiasmo e leggerezza che avevamo smarrito. A livello musicale poi ha portato anche delle ottime idee. Sai, ci ha convinti a suonare nel modo più naturale possibile. Ha evitato di stravolgere l’ idea di gruppo, anche se di suo ci ha messo tante cose. Ma la cosa principale è stata a livello spirituale. Ci ha veramente fatto rinascere. Tra l’ altro è una persona con la quale continuerò a collaborare il più a lungo possibile. Poi lui tornerà qua.
A: Fra un po’ torna con voi.
M: Torna con noi a metà Agosto. Si farà tutta la parte finale del tour con noi.
A: Poi anche il Tora Tora.
M: Si, anche il Tora Tora, e poi ci saranno anche delle belle sorprese. Ma adesso non posso…
(Ridiamo)
A: Greg è stato quindi davvero fondamentale…
M: Si, è stata una comunione d’ intenti anche interiore. Ora siamo amicissimi. Ed è una cosa più unica che rara tra musicisti di 40 anni. E’ molto difficile avere questo tipo di slancio. Spesso le cose succedono anche così, un po’ per caso.
A: Il disco in inglese è ultimato? Quando uscirà?
M: Il disco in inglese è tutto ultimato ed uscirà ad Ottobre. Quindi con un po’ di ritardo, ma è già persino masterizzato. Uscirà in Europa, appunto ad Ottobre, e nel resto del mondo l’ anno prossimo, non so se Febbraio o Marzo, ma comunque l’ anno prossimo.
A: Farete quindi un tour…
M: Si, non sarà una cosa così facile da organizzare come qua in Italia. Credo che dovremo fare dei piccoli tour all’ inizio. Spostarsi negli Stati Uniti è un po’ più complicato, quando sono andato a suonare con i Twilight Singers mi sono accorto che gli spazi sono davvero grandi.
A: Quest’ anno il Tora Tora si appoggia ad altre organizzazioni come l’ Arezzo Wave. Come è nata questa esigenza?
M: Più che un’ esigenza è stata un ‘idea, e la prima cosa che è saltata fuori è stata proprio Arezzo Wave. Abbiamo pensato:”Ma perché non ci appoggiamo a strutture preesistenti?” Così riusciamo a ridiventare indipendenti non solo dagli sponsor, ma anche dai partner tecnici. In pratica lo stesso ragionamento che avevamo fatto i primi anni. Il festival ha l’ esigenza di ridiventare leggero ed efficace. Io dico sempre romanticamente di tornare a fare guerriglia nella giungla. Il festival era diventato troppo pesante. Troppi interlocutori. Secondo me stava morendo nonostante i grandi numeri. Il Tora Tora deve essere un megafono per chi non ha una grande esposizione mediatica, quindi per i nuovi gruppi. Non ha l’ intento di diventare un Heineken Jammin Festival perché quello c’è già. Poi noi suoniamo con strutture con cui collaboriamo anche in altre occasioni e che sono molto belle. Pensa al Mamamia estivo. E’ meraviglioso. C’è il palco fuori, il palco dentro, 2 o 3 bar. Sono sicuro che sarà possibile fare un festival molto vitale e molto efficace per gli scopi che si prefigge.
A: A proposito degli scopi, la scena italiana a che punto è secondo te? E’ uscito di recente qualcosa che ti piace?
M: Musicalmente è un periodo molto fertile. Devo dire che Internet, da una parte, ha dato anche grossi input ai gruppi perché permette comunque di mettere in circolo la propria musica più facilmente. Dà qualche speranza in più a livello embrionale. Questo non può essere che utile. Purtroppo c’è una serie di limiti anche a questo. Un sacco di gruppi si sono messi a fare progetti e questo non può che essere utile. Il problema è che Internet è intasato di materiale. Questo è un grande limite, la rete è usata molto male secondo me.
A: Anche per la diffusione degli Mp3…
M: Purtroppo si, non c’è filtro. Sai, è bello mettere la tua musica in libertà, ma se sei insieme ad un altro miliardo di persone non conta niente perché ti perdi nel mucchio. Come ho detto qualche altra volta, la troppa informazione spesso è non informazione. Si usa apposta per annacquare la notizia e questo succede anche con la musica su Internet. Ce n’è troppa, quindi non te ne accorgi.
E se te ne accorgi è perché fai quel lavoro lì. Quello è il tuo lavoro quindi tu passi le giornate a cercare qualcosa che ti interessa. Se non sei preposto ad una cosa del genere è molto difficile farlo. Non so se la pensi come me…
A: Certo, se non lo cerchi…
M: Se non lo cerchi è difficile trovarlo.
A: Poi se consideri che quello che ti sbattono in faccia non è il massimo…
M: Non è il massimo…
A: Le cose migliori sono sempre un po’ nascoste.
M: Esatto. Infatti secondo me la qualità delle cose proposte non è aumentata di molto. I gruppi che stanno andando bene nel panorama della nuova musica italiana suonano meglio di quanto facessimo noi anni fa, hanno un attitudine più precisa, però forse proprio per questo sono tutti più prevedibili. C’è pochissima voglia di distinguersi, c’è più voglia di far parte di ambienti, di microambienti. Considera la scena post-rock o il nu metal. Però non c’è la voglia di essere unici. Non è detto che noi ci riuscivamo, però forse la nostra generazione di musicisti, noi, i Marlene Kuntz, i primi La Crus, anche gli Africa Unite, se ci pensi anche i C. S. I. ed altri, ha raggiunto una potenza comunicativa superiore. Proprio perché facevano un discorso più individuale. Rischiando anche un po’ di più, però alla fine stabilendo un certo tipo di comunicazione. Adesso con il Tora Tora mi sono reso conto che è molto difficile sostituirci. Se ci fai caso gli headliners sono sempre gli stessi. Non c’è nessuno che per adesso prenda il loro posto. Un po’ perché alcuni gruppi cantano in inglese, un po’ perché secondo me fanno dei discorsi autolimitanti. Questo è un peccato perché comunque la scena è veramente molto fresca. Anche oggi è la dimostrazione che attorno alla musica le cose non sono tutte rose e fiori, ma c’è molta approssimazione. Io ho lavorato ultimamente con musicisti, anche di un certo calibro, tipo Greg, John Parish, Davey Ray Moor. Sono tutti molto incuriositi da quello che sta succedendo in Italia. Per cui non è la qualità della musica il problema vero.
A: Mi riallaccio a quello che dicevi prima su Internet. Come lo vedi come mezzo di diffusione per l’ informazione rispetto a quelle testate che sono già affermate?
M: Internet è meraviglioso, ti dà un sacco di possibilità. Il problema vero è che così, come è gestito adesso, purtroppo rappresenta più un modo superficiale di fare informazione e di comunicare. Quando scrivevo le mie prime e-mail ero contento perché si tornava a scrivere delle lettere. Era una cosa meravigliosa. In realtà però le e-mail non sono così, sono dei messagini. Quando le scrivevo mi dicevano: “Le tue e-mail sono troppo lunghe”. C’è una facilità di comunicazione che ha contaminato il nostro modo di comunicare e di cui Internet è un’ espressione. Per cui nel dare giudizi sulle cose di politica, sociali e anche di musica il livello è veramente ridicolo. Sono più gli insulti. Tifo da bar, quello che c’ era quando andavo a scuola rispetto alle squadre di calcio. Non c’è una vera discussione.
A: Neanche una critica?
M: Raramente. Per cui, è un mezzo eccezionale, ma viene usato molto male.
A: L’ ultimissima cosa. C’ è un pezzo di “Ballate per piccole iene” a cui sei particolarmente legato o che è nato in un modo o in un momento particolare?
B: I pezzi sono nati tutti da situazioni belle giù a Catania (l’ album è stato registrato a Catania…) ed ognuno nasceva perché succedeva qualcosa di speciale. Il compleanno di Andrea perché era il compleanno di Andrea e lui si era commosso. Abbiamo improvvisato questo pezzo durante la sua festa. E’ stata una cosa magica. La sottile linea bianca perché avevamo deciso di inciderlo live, con i monitor, senza le cuffie. Il sangue di Giuda perchè è stato il primo pezzo che abbiamo improvvisato con Greg e ci siamo meravigliati di come riuscivamo a suonare bene insieme. Carne fresca perché Greg ci dirigeva in studio dandoci dei segnali e l’ abbiamo suonata come se la suonassimo da 20 anni. Ogni cosa è un po’ speciale. Non ti posso dare il mio pezzo preferito.
A: Considerato che l’ album è bello tutto…
M: Per me gli ultimi 2 album che abbiamo fatto sono il concetto di Album, un punto d’ arrivo, anche se in modo diverso tra loro. “Quello che non c’è” forse è più lirico e più scuro. Questo è il disco da band in cui per me il suono conta tanto quanto i pezzi, in cui il sound della band conta tanto quanto la struttura dei pezzi stessi. Anche se non è così complesso e non è per niente sperimentale, è un album di rock ‘n’ roll. Rock inteso come una band che suona.

www.afterhours.it

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