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ANTONY & THE JOHNSONS – Cuneo, 15/07/05

A casa di Anthony & the Johnsons: concerto meraviglioso della band newyorkese

Un “finale col botto” per il Nuvolari, che ci rimanda alla “update” di fine agosto.

di viter

Ti accorgi di entrare in casa di qualcun’altro, bussi per entrare, fermo sull’uscio, spingendo la porta (appena socchiusa) con la mano e sbirciando, per vedere se non si disturba nessuno. Non sei a casa tua, perciò devi comportarti bene, tenere un profilo basso, parlare senza sbraitare.
Vieni invitato a sederti in salotto e ti trovi davanti ad un pianoforte a coda, su cui si muove un omone abbastanza corpulento, ma con una voce e dei modi talmente delicati da venirne istantaneamente rapito.
Si libera così anche quell’impaccio, dato dal non sentirsi a casa propria. Davanti ad un camino con il fuoco e un’orchestra che suona per te, che ti fa sentire come a casa tua, seduto su una poltroncina a leggere un libro o a sorseggiare un bicchiere di vino.
L’atmosfera creata da Anthony and the Johnsons venerdì scorso al Nuvolari è stata un po’ questa: intima e delicata, di assoluto incanto, uno di quei concerti che ti mette in pace con il mondo intero. Uno spettacolo molto scarno, semplice e “casereccio”, nel senso che gli stessi musicisti sanno prendersi con ironia, non si vestono di quell’allure da divinità scese in terra per ammaestrare la plebe, ma con assoluta semplicità – pur mantenendo un preciso rispetto delle parti – ti accompagnano nello spettacolo e di conseguenza nel proprio mondo.
Quasi un paradosso se penso che chi come me frequenta il Nuvolari da così tanti anni si sente in questo spazio a casa propria, ed in realtà nel momento in cui venerdì ho assistito al concerto, forse per la prima volta ho avuto quasi la sensazione che fossi io l’invitato, talmente forte era la presenza scenica della band e la disinvoltura con cui il gruppo si è presentato.
Dall’iniziale My Lady Story al terzo pezzo in cui Anthony non è riuscito nell’attacco iniziale (decidendo, al terzo tentativo, che forse fosse un segnale e perciò più opportuno continuare la scaletta) si è capito che non sarebbe stato un concerto come gli altri (la mega chicca che ogni anno il Nuvolari offre).

Un clima meno suonato e ancora più disteso ed imperniato sulle doti canore di Anthony rispetto all’album, tale per cui non mi stupirebbe che chi non avesse abituato l’orecchio ascoltando qualcosa prima del concerto o si fosse fidato semplicemente dei consigli di amici o del NUVOlibretto, abbia apprezzato meno il concerto o lo abbia avvertito comunque come “pesante” o di “difficile” ascolto.

Io che, solitamente, non sono un amante del genere devo ammettere che molto ha influenzato sul mio giudizio finale il fatto di aver conosciuto almeno l’ultimo lavoro con qualche settimana di anticipo rispetto al concerto. Probabilmente ne sarei stato impressionato comunque positivamente, ma forse non avrei potuto apprezzare tante sfumature e differenze che hanno caratterizzato il live: una versione di For Today I am a boy e Man is the baby, eseguite una di seguito all’altra senza stacchi e solo con voce e pianoforte (la seconda delle quali, mia preferita), alla precedente esecuzione di You are my Sister, cantata a denti praticamente stretti.
E poi alcune cover (una durante il blocco centrale della performance, e le altre due come bis dopo una magnifica esecuzione di Hope there’s someone) di Nico, Leonard Cohen e di una meno conosciuta – almeno a me – cantante newyorkese che hanno impreziosito il tutto.
Alla fine dell’ora e mezza di concerto ero assolutamente su un altro pianeta, camminavo a mezzo metro da terra e mi sentivo un altro, rilassato, ancora entusiasta e rapito e con la bocca ancora aperta per la meraviglia.

Un bel modo per chiudere questa prima parte del festival (conclusosi ufficialmente ieri sera, domenica – ndr -, con una divertentissima session dell’Orchestra di Ritmi Moderni Arturo Piazza) prima degli ultimi colpi in canna previsti dal 25 agosto al 10 settembre.

viter

www.antonyandthejohnsons.com

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