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Oasis – Don't believe the truth

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Non credere alla verita’,mai titolo fu piu’ profetico.
Presentato come l’album del ritorno,della nuova svolta rock, Don’t believe the truth altro non e’ che l’ennesimo prodotto stanco ed annoiato targato Oasis.
Turn up the sun e’ il tentativo di ritornare ai tempi di Defenitely Maybe l’album d’esordio che li consacro’ quali eroi della working class con chitarra in mano,peccato che la canzone vinca senza convincere: gli ingredienti per riuscire ci sono tutti, la Gibson dei tempi migliori, l’atmosfera velatamente rock inglese,la voce strascicata peccato pero’ che Liam Gallagher non abbia piu’ il timbro dei tempi di Slide Away ed il tutto risulti come una macchina dal motore ingolfato comunque perfettamente orecchiabile.
A seguire Mucky Fingers ,pezzo caotico ed eternamente indeciso: dall’atmosfera beatlesiana sperimentale sembra anch’essa accendersi senza riuscire a partire. La voce di Noel Gallagher pare troppo alta rispetto all’atmosfera complessiva del brano da cui si ricava una gran confusione e nulla piu’ con tanto di armonica a bocca per un tocco country a completamento del caotico quadro.
Lyla che nonostante ‘’The chief’’ (per i non addetti ai lavori mancuniani l’appellativo sotto cui si cela Noel ) definisca uno dei pezzi meno riusciti dell’album ,si presenta al contrario come una boccata d’aria.
Tutto il brano e’ pervaso da un gusto brit pop retro’, il tipico ‘’oasis sound’’: qui tutto suona bene, il giro di basso e la batteria a segnare il tempo della chitarra che concede all’ascoltatore anche un momento di distorsioni soliste.
Non c’e’ da stupirsi che sia gia’ diventato un classico ai concerti, da anni i fans aspettavo di poter cantare qualcosa che dal primo ascolto fosse ‘’inconfondibilmente Oasis’’. Layla ha tutte le carte in regola, chi pero’ li ha seguiti ai tempi di Don’t look back in anger e di The Masterplan sa che la condizione principe manca ovvero la parte testuale.
Proseguiamo con Love like a bomb ,pezzo che il gruppo di Machester ha introdotto nelle scalette degli ultimi concerti: la voce di Liam sembra qui piu’ artefatta del solito e complessivamente il pezzo non aggiunge niente di nuovo all’andamento del disco. Finisce come pensi che stia per iniziare. L’unica nota positiva e’ l’inserimento di alcune linee di pianoforte durante il bridge,mossa quando mai giusta perche’ regala un che di elegante alla traccia ed anche la voce di Liam in quel piccolo frangente sembra piu’ dolce.
Ed ecco il secondo singolo The importance of being idle , finalmente un parto felice in casa Oasis! Non solo il video,dopo il patinato Lyla, e’ divertente da guardare ma anche la canzone non e’ male da ascoltare.
L’intro profuma ancora di brit pop targato Oasis, con quel misto di pop e rock che ha coniato il neologismo ‘’pock’’, Noel e’ in grande forma durante tutta l’esecuzione del brano (irresistibile nel momento di chitarra solista) e complessivamente si puo’ affermare che The importance of being idle,con il suo inno alla pigrizia, sia la scialuppa di salvataggio dell’intero disco. Un punto luce che fa ben sperare per il futuro.
Se gli Oasis si attenessero a quello che sanno fare,i risultati sicuramente non tarderebbero a venire,peccato non seguano questa regola ad esempio in The Meaning of soul di dubbia origine: e’ un tentativo punk?No. E’ una imitazione di una canzone rock anni settanta? I germi di questa ipotesi reggono ma non la esauriscono. E’ la pallida imitazione di se stessa,qualunque cosa volesse imitare,svanisce prima di poter arrivare ad un giudizio definitivo.
Il piu’ ribelle della compagnia l’ex The kid, Liam, sembra seguire la regola sovra esposta: dalla sua penna nasce uno dei pezzi piu’ piacevoli del disco Guess God thinks I’m Abel : pervasa da un giro di chitarra acustica,la canzone mostra le effettive capacita’ vocali del piu’ piccolo dei Gallagher che sebbene non siano piu’ quelle di un tempo non sono da disprezzare se si attengono alle loro possibilita’.
L’atmosfera e’ lenta ma non da ballatona romantica, Liam canta con sincerita’ senza forzare le proprie corde ed il risultato e’ una traccia orecchiabile senza essere commerciale,dal testo onesto e schietto,molto ben riuscita.
Se The importance of being Idle e’ la scialuppa di salvataggio dell’intero lavoro, Guess God Thinks I’m Abel ne e’ un valido remo.
Part of the quel lascia che sia Noel a prendere in mano il microfono, suonando una canzone dal ritmo sostenuto da una buona impalcatura ed una voce che si puo’ ancora permettere ancora qualche acuto senza sfigurare col passato.
Keep the dream alive e’ di epica memoria, col quel sapore nostalgico che tanto piace ai vecchi sostenitori del gruppo ed e’ sicuramente l’altro remo della scialuppa.
Perfettamente brit pop dall’inizio alla fine,con quell’ampio respiro strumentale e’ una delle traccia piu’ riuscite del disco anche perche’ la parte testuale,sicuramente non eccelsa,contiene delle potenziali e nostalgiche lacrimucce come
‘’and even though i fall from grace /I will keep the dream alive perche’ il gruppo sa che qualunque cosa facciano hanno un pubblico che terra’ sempre vivo il sogno.
Un’ultima segnalazione su Let there be love prima traccia in cui,in dieci anni di carriera, Noel e Liam dividono lo stesso spazio vocale in un duetto inedito. E’ la classica ballata stile Gallagher, scelta oculata per chiudere il disco.
Tirando le somme Don’t believe the truth contiene dei grandi sprofondi,per continuare la nostra metafora marina,dei veri e propri marosi e munilelli ma a differenza del precedente lavoro, ha anche una scialuppa di salvataggio da presentare al pubblico e che,come nelle migliori favole,si spera che si trasformi in un bel veliero nel corso del prossimo lavoro.

Tracklist
1. Turn Up the Sun
2. Mucky Fingers
3. Lyla
4. Love Like a Bomb
5. Importance of Being Idle
6. Meaning of Soul
7. Guess God Thinks I'm Abel
8. Part of the Queue
9. Keep the Dream Alive
10. Bell Will Ring
11. Let There Be Love

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