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Tori Amos – The Beekeeper

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Dopo le passeggiate di Scarlet nel 2002, Tori Amos regala al mondo un’altra avventura sonora questa volta tre diciannove giardini,tanti quanti sono le tracce del disco.
A 42 anni l’elfo dai capelli rossi e’ ancora una delle piu’ grandi narratrici della musica americana,una cantastorie capace di inventarsi in ogni disco senza stancare mai l’ascoltatore,proponendo sempre piccoli e magici racconti.
Di recente Tori e’ passata in Italia per un magico concerto al porto di Genova,dove ha riproposto pezzi vecchi e nuovi del proprio repertorio mostrando come tra di essi ci sia un invisibile filo conduttore che da Little Earthquakes (primo album della sua carriera scritto poco piu’ che ventenne) arriva fino a The Beekeeper mostrando come la sua carriera non sia altro che un panno dalle mille tonalita’.
Parasol apre l’ottavo disco di Tori, il piano in questa traccia rimane sommesso lasciando che la voce calda e bassa di Tori senza fretta narri la storia della canzone,il primo giardino che l’ascoltatore si trova ad attraversare.
Credete che il piano sia sparito? Andate alla terza traccia per rendervi conto che c’e’ anche se Tori in questo disco preferisce diluirlo infinita parsimonia: The power of orange knickers vede il nostro elfo dividere il microfono con Damien Rice ,il valentuomo autore di ‘’O’’,la collaborazione regala all’atmosfera del brano qualcosa di magico come Tori ed il suo compagno di viaggio siano nel salotto di casa dell’ascoltatore a unire le loro voci intorno ad un piano ed a qualche altro strumento sporadico strumento, in un collage riuscito cosi bene da non sembrare avere mai avuto dei pezzi disuniti. Nel brano la parola ‘’terrorist’’ viene ripetuta piu’ di una volta e la voce di Tori si fa seria come ai tempi di ‘’Me and a gun ‘’.
Jamaca Inn squarcia l’atmosfera velata di serieta’ del precedente brano, il piano e’ tra le note piu’ alte percepite dall’ascoltatore e la voce di Tori sembra uscita da un cielo lavato dalla pioggia. Cullanti i cori di sottofondo cantati dalla stessa menestrella che accompagnano le dita che vagano libere per i tasti bianchi e neri.
Uno dei brani piu’ sognanti del disco e’ sicuramente Sleeps with butterflies cosi rilassante e riposante dove Tori regala dei giochi vocali da imitare il movimento dei piedi nudi sull’erba di un prato verde e non e’ difficle vedere intorno le farfalle di cui parla il brano. Un lampo di poco meno di due minuti.
General Joy presenta delle sostenute percussioni iniziali che danzano insieme alla decida voce della cantante preannunciando un brano in cui le atmosfere cambiano repentinamente di tono lasciando nel ritornella posto per il pianoforte e la voce a scalare le note alte della scala. Un dolce saliscendi ritmico. E con essa si chiude dietro all’ascoltatore il primo giro tra i giardini.
Spingiamo ora le mani sul secondo gruppo di verdi passeggiate con Mother Revolution e Ribbons Undone dove il piano di intro iniziale riporta alle memoria degli ascoltatori piu’ attenti attacchi di passati fatidici: nell’aria c’e’ ora un rarefatto profumo,lento a disperdersi come il ritmo delle parole pronunciate e le carezze accurate e vellutate sulla tastiera,quasi un sussurro a non voler svegliare nessuno.
Ed ecco che quando l’orecchio si abitua all’atmosfera tira un leggero vento tra le foglie della nostra collina alcuni acuti di un ritmo altalenante pur nella sua dolcezza.
Cars and guitars lasciano di nuovo spazio alla sezione delle percussioni per cominciare il veloce lampo che porta con se di un minuto e quarantotto. Il pianoforte e’ deciso a raggiungere una delle parti vocali piu’ limpide del disco.
Carnalmente vocale e’ Original Sensuality dove Tori ricorda di avere una voce duttile e flessibile ancora a ventanni dall’esordio capace di suscitare ancora terremoti ritmici catturando l’ascoltatore in una danza di note coinvolgente senza per forza doversi arrampicare in perigliose scelte di pentagramma: segno di una capacita’ armonica non indifferente, come quando sembra percorrere vocalmente veloci scale senza dare l’impressione del minimo sforzo.
Ad aprire l’ultimo cancello di giardini e’ la canzone titolo dell’album The beekeeper con una buona base ritmica dove si disegano l’origami dei contro cori ed una voce scandita come uno strumento e mentre il racconto del viaggio scorre dentro le orecchie dell’ascoltatore quasi sembra di vedersi dentro il lunotto di un auto macinando chilometri lungo il paese a stelle e strisce.
Martha Foolish Ginger abbina un rullante di batteria ai tasti del pianoforte ed una voce libera di dipingere le svariate sfumature di cui e’ capace.
Hookie Woman regala delle profonde note bianche e nere dal retrogusto di un bar nella vecchia New Orleans dei suonatori neri e delle atmosfere sanguigne di sale poco illuminate e tavolini di legno. Un altro giardino mai uguale a nessuno che questo libro vocale ci racconta.
Goodbye pisces si tuffa in un’atmosfera sognante piu’ luminosa del precedente brano, Tori non perde il suo smalto neanche in questo racconto che scivola via come una libellula emulando i precedenti.
Marys of the sea e’ la penultima traccia del lavoro e scorre con un ritmo sostenuto alternandosi tra giochi vocali e virtuosismi strumentali,confermando la caratteristica di eterogeneita’ che contraddistingue i lavori musicali dall’elfo dai capelli rossi.
The beekeeper termina con Toast e la sua prepotente vocalita’: il diciannovesimo racconto di Tori procede sinuoso come un tramonto dove l’occhio mira con attenzione la scansione di ogni raggio,di ogni parola tra veli di chitarra e pianforte.
E cosi e’ sciorinata quasi un’ora e venti di magia e trasporto: The beekeeper e’ l’album della maturita’ di questa cantastorie senza per questo rinunciare ai saliscendi strumentali,vocali e testuali che rendono il suo stile unico e le sue composizioni multiformi e non etichettabili sotto un genere preciso.
Le diciannove tracce ricordano per la complessita’ delle parole ed il significato velato Boys for Pele presentandosi a differenza di questo lavoro con una chiave di volta di maggiore accessibilita’ armonica.
The beekeeper e’ consigliato agli amanti del pianoforte e del bel campo, ai neofiti di Tori Amos ed a chi ha gia’ imparato da piu’ tempo a lasciarsi trasportare da questo piccolo elfo in cerchi magici e passeggiate sonore.

Tracklist
1 Parasol
2 Sweet the Sting
3 The Power of Orange Knickers
4 Jamaica Inn
5 Barons of Suburbia
6 Sleeps with Butterflies
7 General Joy
8 Mother Revolution
9 Ribbons Undone
10 Cars and Guitars
11 Witness
12 Original Sinsuality
13 Ireland
14 The Beekeeper
15 Martha's Foolish Ginger
16 Hoochie Woman
17 Goodbye Pisces
18 Marys of the Sea
19 Toast Album

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