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Courtney Love – America's Sweetheart

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Per quanti credano che Courtney Love sia solo una macchina per riempire pagine e pagine di gossip, e’ venuto il momento di ricredervi perche’ sul mercato c’e’ America’s Sweetheart primo album della sua carriera solista.
Gia’ perche’ forse pochi ricordano che Courtney oltre che essere una simpatica vedova allegra e’ anche una cantante e, a detta sua ovviamente, una pietra miliare della storia del rock’n’roll.
Quando sul finire del decennio scorso le Hole si sciolsero in pochi se ne accorsero: avevano pubblicato solo tre album di cui il penultimo ( Live through this ) aveva riscosso un discreto,e non sconvolgente, successo. Venute meno le recondite penne compositive degli ultimi due lavori,dopo aver narrato la vita a Malibu’ Courtney aveva dovuto dire addio ai membri della band, in testa Melissa auf der Mar avviata ormai alla carriera solista.
Cosi la pietra miliare ossigenata del rock’n’roll ha annunciato al pubblico in pompa magna l’uscita di un disco che avrebbe realizzato il sogno di una band tutta al femminile capitanata da lei stessa.
Qualche concerto, molto gossip e disastri di varia natura,hanno accompagnato la nascita di America’s Sweetheart letteralmente La fidanzatina d’ America perche’ tale la pietra miliare del rock si sente.
Per scrivere questo fiasco musicale Courtney ha chiamato alla sua corte niente poco di meno che Linda Perry co-autrice di Cristina Aguilera, oltre alla sua piu’ limpida vena testuale.
Cosi per imbandire l’ordito di una canzoncina scontata come But Julian, I’m bitter older than you’’ ci sono voluti addirittura tre menti, tre esperti di pentagrammi per dedicare un’ode a Julian Casablanca , ex fidanzato della Love di quattordici anni piu’ giovane.
La cosa che stupisce ascoltando questo disco e’ la ricerca forzata nel dare ad ogni brano quel patinato stile rock, punk con l’aggiunta di riff simil ‘’zeppelliniani’’ che rendono il prodotto un cibo precotto da mucrone della grande industria.
La formula pero’ non riesce ed ascoltando non si viene rapiti dall’artefatto incantesimo: Courtney non e’ una dama alternativa maledetta,dietro le sue liriche non c’e’ niente e tutto cio’ le conferisce un’aria tragicomica soprattutto ora che ha passato la quarantina.
La sua voce e’ sgraziata, fuori da qualunque registro e stanca da rendere così Life despite God un’unghia contro la lavagna,un tormento per le orecchie.
L’icona che meglio rappresenta l’intero lavoro e’ Mono , buona solo per qualche passaggio su Mtv e per le suonerie dei cellulari.Le chitarre forzatamente cattive ( tanto da meritare in sala di registrazione il diniego di Brody Dalle ) e la lirica allusiva la etichettano facilmente nel “gia’ visto e gia’ sentito”.
“Now God I wanna hear you say / i so much better than him” fanno pensare ad un solo “lui” in confronto al quale Courtney vorrebbe dimostrare la sua superiorita’. Ed oltre a questo momento a tinte gialle la canzone, così come il disco,non regala niente altro.
A poco valgono le numerose edizioni in cui il prodotto viene distribuito: bonus dvd, mercato giapponese e persino una ristampa approvata dalla censura, nel caso vogliate suonare questo disco dai testi oscuri e maledetti durante la messa domenicale..

Tracklist
1. Mono
2. But Julian, I'm a Little Bit Older Than You
3. Hold On to Me
4. Sunset Strip
5. All the Drugs
6. Almost Golden
7. I'll Do Anything
8. Uncool
9. Life Despite God
10. Hello
11. Zeplin Song
12. Never Gonna Be the Same

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