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Wayne Shorter Quarter – Beyond the sound barrier

Per la premiata serie “recensioni pazzoidi e peraltro molto simpatiche, che non stiamo troppo bene”, è il turno di “Beyond The Sound Barrier” del Wayne Shorter Quartet, recensito secondo gli insegnamenti del sig. David Foster Wallace. E non è roba da poco, fidatevi.

di Lorenzo Alunni

Salve.
Ringrazio il Sig.re David Foster Wallace per essere attualmente il mio scrittore preferito (prima o poi mi toccherà dirglielo) e per avere scritto il racconto “Mondo adulto II”, contenuto in “Brevi interviste con uomini schifosi” (Einaudi).
è da lì che ho tratto il libretto delle istruzioni per questa tentata recensione. Si tratta del nuovo live del quartetto di Wayne Shorter. Grazie mille.

WAYNE SHORTER QUARTET – Beyond the sound barrier (Verve records)
Recorded live november 2004-april 2004

Wayne Shorter – tenor and soprano saxophones
Danilo Perez – piano
John Patitucci – bass
Brian Blade – drums

I. Smilin’ through (Arthur Penn)
II. As far as the eye can see (Shorter)
III. On wings of song (Mendelssohn)
IV. Tinker bell (Shorter quartet)
V. Joy rider (Shorter)
VI. Over shadow hill way (Shorter)
VII. Adventures aboard the golden mean (Shorter)
VIII. Beyond the sound barrier (Shorter)

Possibile introduzione: – In Francia ci hanno fatto addirittura un fumetto. Quando nel 2001 Wayne Shorter è ricomparso con il suo ultimo quartetto al festival del Parc Floral a Parigi, Blutch (fumettista famoso anche per le sue pagine in Jazzman) non ci ha pensato troppo prima di dedicare all’avvenimento una sequenza di disegni che raccontavano gli sguardi e i movimenti di Brian Blade, John Patitucci, Danilo Perez e Shorter. La pagina terminava con un punto esclamativo.-

[Introdurre citazione dal protagonista, comprendendo espressione colloquiale da film americano di livello medio-basso: “Al diavolo le regole. Ho settantuno anni e niente più da perdere” (Wayne Shorter)”.]

Ponte fra l’introduzione e la storia dove l’autore fa’ sfoggio di un nozionismo suscettibile di distrarre dai reali contenuti espressivi del disco in questione e dell’arte in generale. Tono pateticamente serio:
– Nell’economia della band, la parte di John Patitucci è quella di un riferimento monolitico all’interno del gruppo. Il riferimento più diretto è al tipo di playing che il contrabbassista aveva sfoggiato qualche anno prima con il suo album “Now”. Lì, John Scofield, Chris Potter e Bill Stewart erano stati invitati a suonare in composizioni originali dove Patitucci si era affidato questo ruolo poi ripreso con il quartetto di Shorter: un tappeto ritmico massiccio, deciso, con un timbro ed un attacco aggressivi. In un certo modo il perfetto contrario rispetto a quello a cui ci aveva abituati con il basso elettrico.
Di questo ruolo del contrabbassista ne deve essere contento soprattutto Brian Blade, che in questo quartetto fa’ la parte del folletto isterico. A dare un riferimento ritmico difficilmente trascurabile (per potenza e presenza) ci pensa Patitucci e allora ecco che Blade non si fa’ scrupoli a dare sfogo ad un drumming sfuggente, nervoso, pungente e a volte quasi irritante. Eppure l’esperienza con Shorter è iniziata non troppo tempo dopo “Perceptual” (Brian Blade Fellowship, Blue Note), riuscitissimo disco dai toni tutt’altro che irrequieti. –

Aggiungere già prime considerazioni su prestazioni musicali dei musicisti questione, con una fase attraverso la quale l’autore farà uno sfoggio ben poco elegante e indubbiamente inopportuno di poco esistenti doti di narratore guarda quanto sono figo: – La situazione sul palco è tale che ogni mossa fatta dai musicisti crea delle reazioni a catena che possono cambiare il corso del brano. Un accordo improvviso di Perez scatena un colpo sui piatti di Blade, che a sua volta attira inevitabilmente un cambio di programma nell’improvvisazione di Shorter.
Volano frammenti di note, schegge, l’atmosfera è densa, tesa, pur se spesso scarna, inquietantemente scarna. Si gioca tutto sul filo dell’interplay più telepatico. Gli interventi del leader a volte sembrano semplicemente delle provocazioni per la sezione ritmica. Molte altre volte appaiono invece come delle sottolineature dei momenti di più alta tensione, come quelle fotografie in bianco e nero dove c’è un preciso particolare a colori. –

Non facciamo i professori per favore, non facciamo i professori.

Pensiero dell’autore che non influenzerà lo svolgimento successivo del testo, se non dl punto di vista della sua autostima (che da questa scelta esce malmessa): – La tentata antropomorfizzazione di uno strumento musicale dovrebbe essere un reato punibile ai sensi di legge.-

Ia. Incipit con Contrabbasso che insiste su di una nota e Sassofono che vorrebbe dar un’aria di distensione. Non ci riesce, perché Contrabbasso opera degli spostamenti armonici che portano subito la tensione a mille [evitare facili battute]. Pianoforte è dalla sua parte, ma mantiene sempre i piedi su due staffe.
Ia(I). Inserire all’inizio del secondo paragrafo la frase: “sembrava quasi che nei primi minuti il gruppo stesse litigando per decidere se dare al brano tensione inquietante o distensione accomodante”

Ib. In questa seconda sequenza è chiaro che Pianoforte e Sassofono stanno architettando qualche stratagemma per impossessarsi della scena. Non ci riusciranno.

Ic. Batteria irrompe sulla scena con arroganza e senza per niente essersi annunciata [esagerato?] con un groove [evitare inglesismi] che sposta l’asse dei giochi di potere intestini verso la sezione ritmica. In questa fase è Batteria ad impugnare lo scettro del potere.

Id. Situazione di stanchezza da sforzo ritmico. Ne approfitta Pianoforte per aprire lanciarsi da solo in una coda che ha tanto il sapore di “chi scola la bottiglia è il più bello della famiglia”. Vuole avere l’ultima parola, che però avrà Sassofono (ingresso non troppo a sorpresa nel finale del finale).

II. Ancora litigio intestino, con Batteria che da’ ragione una volta all’uno una volta all’altro premiandolo con decise spiattate a fine battuta. Il litigio crea una tensione del quale gode l’ascoltatore allo stesso modo di quanto divertimento si può trarre dai litigi più pittoreschi.
[solo descrizioni esteriori del brano attorno al quale si sta girando]

III. Inserire personaggio esterno (possibilmente femminile, gli stereotipi aiutano) che pronunci: “poveri musicisti, quanto dev’essere difficile mettersi d’accordo sulla tonalità e poi mantenerla…”. Personaggio esterno maschile (con le mani unite dietro le spalle, petto piuttosto gonfio) che dica (senza girarsi verso l’interlocutrice): “Disciplina. E’ tutta una questione di disciplina.”

IVa. Un minuto e cinquantanove. Pianoforte e Contrabbasso dialogano. L’atmosfera è quella di un salotto aristocratico dove si percepisce un’atmosfera di pazzia e decadenza.
Musica da camera. Una camera di ospedale psichiatrico.

V. Attacco di Batteria dato con grande maleducazione.

Vb. Il brano ruota attorno un giro di Contrabbasso dal forte tono telefonico. Di linea occupata o errore di rete.
Vb(I) Aggiungere la considerazione: “gli altri musicisti si trovano in imbarazzo ad inserirsi tra gli invadenti colpi telefonici di ‘basso (diminuivo per gli amici).”

VI. I personaggi sul palco confermano ancora la loro imprevedibilità e dei ripetuti colpi d’ira improvvisi non ci si stupisce più di tanto.
[Il fatto è che tutti pensano di aver sempre qualcosa da dire e che quel qualcosa si meriti più volume del qualcos’altro pronunciato dagli altri.]
– Fluire splendidamente omogeneo nella sua incontrollabile frammentarietà.-

VII. Sassofono ripete una fra numerose volte, quasi in maniera autistica, Gli altri colgono lo spunto e vi ricamano sopra ed intorno per i sei minuti del brano.
Pianoforte e Batteria scalpitano.
[Probabilmente hanno una qualche scommessa in ballo sul numero di note suonate, ma questa considerazione appesantirebbe ulteriormente il testo.]

VIIb. Rimangono soli Batteria e Contrabbasso. Entra anche Pianoforte e tutti smettono di giocare probabilmente indispettiti da questa ennesima intrusione.

VIII. Crescendo iniziale collettivo [oppure: “crescendo iniziale del mixerista in studio durante la fase di post-produzione del live”].
Frase di Sassofono già pronunciata in altro disco.
[“Squadra che vince non si cambia”? ma perfavore.]

Possibile conclusione con riferimento alla cronologia di questa formazione (quindi ancora con una punta di ostentato nozionismo):
– E allora c’è solo da augurarsi di poter continuare ad utilizzare l’espressione “quartetto stabile” –

Conclusione più a effetto, riprendere considerazione dal punto VI ed estenderla all’intero disco.
– Fluire splendidamente omogeneo nella sua incontrollabile frammentarietà.-

2 volte
– Fluire splendidamente omogeneo nella sua incontrollabile frammentarietà.-

Lorenzo Alunni

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