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Goldfrapp – Supernature

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Ne è passato di tempo dal 1995, quando Alison Goldfrapp (dal cui cognome deriva il nome della band) inizia a farsi conoscere collaborando nell’ottimo “Maxinquaye” di Tricky. Sembra una delle pochi voci in grado di dare un tocco di imprevedibilità vintage alla scena trip-hop inglese. Si dimostra una piacevole conferma delle sue doti l’ammaliante disco d’esordio “Felt mountain”, ma la svolta pop di “Black cherry”, ammiccante e ballabile ai limiti del modaiolo, spiazza, e non poco, gli ammiratori della compositrice di Bristol.
Dopo due album così diversi ci si può aspettare la svolta definitiva oppure un ritorno all’antico, da questa band che è un duo, non dimentichiamolo, retto dall’eclettico Will Gregory.
“SUPERNATURE” arriva dopo due anni e, scontentando qualcuno, conferma la svolta pop, prima evidentemente repressa e sotterranea, dei Goldfrapp.
Alison lo presenta come “un mondo fantastico in cui gli umani combattono contro le macchine e contro le leggi della natura”. Al di là di questi confusi propositi filosofici alla Matrix ciò che colpisce subito è la copertina, degna delle più viziate protagoniste degli HotThisWeek di Mtv. Se con “Train” aveva dimostrato tutta la sua irriverenza (irripetibile l’immagine del lupo che annusa le parti intime di una donna licantropo), qui scade in cliché volutamente ammiccanti.
Il disco si apre con “Ooh la la”, titolo che la dice tutta sulla svolta fashion, per quella che sembra una rielaborazione anni80 di “Baby did a bad thing” di Chris Isaak. Non sono poche le potenziali colonne sonore da club glam, dalla patinata “Ride a white horse” (qui alcuni passaggi ricordano “Girls and boys” dei Blur) all’omaggio a Kylie Minogue di “Fly me away”. C'è aria di revival e nostalgia pura dei tempi in cui la vocina stridula di Cindy Lauper, sorretta dai suoi fedelissimi e melodiosissimi synth, era diventata un fenomeno di costume. Il problema è che la sua voce da sedicente Lolita (a quasi quarant'anni ce ne vuole) non è la voce di Cindy Lauper, quindi gli esiti si sono possono ben immaginare.
Le basi poi, piatte e sintetiche, contribuiscono a plastificare ancora di più un prodotto di per sé già freddo e distaccato.
La voce di Alison, adattata ed adeguata a queste inefficaci suggestioni dance anni80, perde fascino e calore. Basti ascoltare invece il trip-hop in chiave ambient di “You never know” e il trip-hop in chiave dream-pop di “Time out from the world”, con le sue sviolinate romantiche e avvolgenti, per rendersi conto, se ce ne fosse ancora bisogno, di quale sia la sua dimensione ideale.

Tracklist
1 Ooh La La
2 Lovely 2 C U
3 Ride A White Horse
4 U Never Know
5 Let It Take You
6 Fly Me Away
7 Slide In
8 Koko
9 Satin Chic
10 Beautiful
11 Time Out From The World
12 No.1

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