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MARLENE KUNTZ – Cuneo, 01/09/05

Godano e compagni tornano a casa, nella Cuneo che li ha visti nascere e culla delle loro migliori performance.
Anche in questa occasione i Marlene Kuntz danno il meglio, ma per chi come me ha visto il gruppo nascere quasi a metà anni ’90, i punti di riflessione sono tanti

Reportage di viter

Dopo anni e anni e anni… giovedì scorso sono tornato a sentire i Marlene Kuntz a Cuneo.
L’occasione era per così dire “solenne”, dal momento che Godano e compagni mancavano dal palco del Nuvolari sul suolo di casa (fatta eccezione per il NLT03, ma in quell’occasione la cornice era di gruppo spalla a Patty Smith in piazza Galimberti) da circa 7 anni. E tanto più che la già citata performance live di supporto ad una delle icone mondiali del rock aveva suscitato non poche perplessità, la voglia era quella di rifarsi, di recuperare quel feeling con il pubblico che più li ha sostenuti, supportati e sopportati.
Un concerto tecnicamente bello, sicuramente per una delle migliori live band italiane in circolazione, capaci oramai di arrivare ad un pubblico non solo di nicchia…
Quello che sicuramente mi lascia molto più perplesso è il cambio, la trasformazione che questo gruppo ha fatto negli anni, trasformazione che ha significato per me un profondo allontanamento. Allontanamento da quelle che erano sonorità passate che da una parte avrebbero sicuramente rischiato di relegare la band, col tempo, a gruppo italiano sosia dei Sonic Youth, ma che per lo meno erano energicamente frizzanti.
Il punto di non ritorno lo avevo avvertito in un concerto nel 2001 a Torino, fatto insieme ai Blonde Redhead, alla cui fine mi ero stufato (forse anche per via che ero rimasto assolutamente estasiato dai fratelli Pace e da quel capolavoro di Pop-AlternativeRock che è stato Melody of Certain Demaged Lemons). In cui avevo avvertito un cambio di direzione sonora molto deciso. Cambio di direzione sonora, che ha caratterizzato nello stesso periodo anche l’altro gruppo storico della scena alternativa italiana, gli Afterhours. Ma se per Agnelli e Prette il cambio stilistico seppur drastico a segnato comunque una linea continua, per i MK ho avvertito un salto nel vuoto, che a me, purtroppo, non ha reso nulla.
Sono poche infatti le cose dei loro ultimi album che mi trascinano con la stessa veemenza di brani come Cenere, Overflash, Lieve, 1° 2° 3° suonata per altro magnificamente: il suono si è fatto più compatto, troppo buio, quella chitarra “scanzonata”, acida che contraddistingueva sia Godano sia Tesio, ripercorre gli stessi gorgoglii di allora, e per questo piace, ma ciò che ne fuoriesce è un suono impacciato troppo “rock” e scarsamente “punk”.
Il concerto è stato sicuramente intenso, tiratissimo; dalla loro parte la voglia di compiere una performance di due ore abbondanti senza praticamente alcuna pausa, proprio per non deludere il pubblico di casa; la scaletta è ben studiata, un’armonia di pezzi vecchi e nuovi per accontentare tutti i gusti (la scelta di proporre quasi in fondo Ape Regina è stata molto azzeccata), anche se poi sono sempre e solo i pezzi vecchi a trascinarmi. Primo Maggio e Grazie (uniche due di Che Cosa Vedi che mi piacciono) non mi fanno impazzire, la prima troppo poco jonspenceriana, alla seconda non si può togliere la coda strumentale perché altrimenti perde il 90% del suo fascino. Tanto più vista la presenza di Rob Ellis che invece, in occasione di Nuotando nell’aria se ne usciva con un loop di pianoforte bello al primo ascolto, ma assolutamente stucchevole dopo il primo minuto. A proposito di “code strumentali”, devo ammettere che ha coinvolto molto Schiele, Lei, Me. Uno dei pezzi che sicuramente mi sono piaciuti di più è stato Ineluttabile, esecuzione davvero perfetta e coinvolgente, tanto quanto la prima volta che la ascoltai alle Officine Bertello durante il tour invernale di Ho ucciso Paranoia?!
Cosa mi è piaciuto?! Canzone di Domani, fatta quasi in apertura [mi pare seconda in scaletta], bella, veloce, ritmata, MK prima maniera; Cenere, davvero ben suonata, con il basso di Maroccolo a spaccare negli stacchi; mi spiace un po’ che in 1° 2° 3° sia mancata (anche qui) la coda strumentale.
Sonica – ovviamente – bella come sempre, bella come non mai; Nuotando nell’aria, che nonostante quel piano di Ellis continua ad essere insieme a Dentro Marylin la più bella canzone d’amore degli anni 90. Su tutte, forse, e anche con mia somma sorpresa, Ineluttabile. Ape Regina mi è piaciuta molto (è lo stesso discorso che faccio sempre come per Sonica “bella come sempre, bella come non mai”; tuttavia se penso che è un pezzo particolarmente “mio” …mi sarei aspettato qualche cosa in più). Ma tirato così, lungo, praticamente senza stacchi o pause, questo è da applauso.
Cosa non mi è piaciuto? Concordo con il mio amico Coccos su Rob Ellis, presenza di cui si poteva fare benissimo a meno; aggiungerei il suono, e se lo dico sui Marlene o non ho capito nulla, oppure me ne sono veramente allontanato irrimediabilmente).
Cosa avrei voluto?! Poche luci, qualcuna solo, bianche e bordeau, quasi fisse; pochi strumenti sul palco, un drappo bianco e nero dietro, grande, con una M ed una K… lo spirito di uno dei primi concerti visti al Nuvolari e l’atmosfera del Capolinea (che per chi ha frequentato i concerti “indie” del cuneese è ancora un forte)… Forse io invecchio… Godano, Tesio e Bergia invece hanno ancora voglia di dimostrare il proprio valore.

viter

Oh, al cranio, carino, fai attenzione al cranio
che sparo, cretino, un CAPOGIRO
e allora, attento, a questa spazzatura
ROCKROCKRock
sulla tua crapa dura
M.K.O.K.

www.marlenekuntz.com

www.nuvolariweb.com

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