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Instrumental Quarter – No More Secrets

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Instrumental Quarter, post rock dalle lande cuneesi

No more secrets sicuramente non è un album recente ma è un lavoro di cui secondo me vale la pena parlare

Autore: Instrumental Quarter
Album: no more secrets
Anno: 2003
Genere: post rock
Etichetta: sickroom records

No more secrets sicuramente non è un album recente, e lo si sente anche, ma è un lavoro di cui secondo me vale la pena parlare, soprattutto per una serie di ragioni: innanzitutto è l’opera prima, a quanto dettomi dall’aiuto factotum del gruppo (che mi ha venduto il cd), di questo gruppo cuneese (Manta per la precisione), nato da un progetto di Paride Lanciani (chitarrista dei Kash, una delle band più interessanti del “sottobosco” musicale locale), e che vanta apprezzamenti oltre oceano (Sickroom Records di Chicago, Steve Albini e Bob Weston, sono nomi altisonanti nel panorama della musica indie-rock americana) e, punto terzo, è una scoperta dell’ultima stagione del Nuvolari Libera Tribù.
Atmofesere acustiche, arrangiamenti minimali e sound strumentali che si manifestano in un live introspettivo riportava il Nuvolibretto, per presentare la serata. Definizione azzeccata, concisa e perfetta. Io cercherò di ampliare la “definizione”. Al primo ascolto, impressioni già maturate per altro durante il live la sera precedente, le prime due cose che mi sono venute in mente erano i Gatto Ciliegia Contro il Grande Freddo e Landscape, in particolar modo, dei Dirty Three; chitarra, basso, batteria e, non violino, ma il violoncello. In certi casi, come in Just a Dream, il gruppo sfocia in un tecnicismo, ridondante, che si rivela un po’ pesante, così come in certe circostanze la dilatazione degli spazi e dei tempi. Va però dato atto al fatto che per stracci di canzoni che possono rivelarsi in alcune circostanze anche noiosi, emergono successivamente, aspetti veramente molto interessanti e di assoluto coinvolgimento (come in Dernière Soirée – a mio avviso il pezzo più bello dell’album – e in Double Layer che oltre al gruppo di Warren Ellis mi riporta alla mente i francesi Madrid, gruppo post rock di Grenoble). Come gli italiani GCvsGF invece l’aspetto dell’assoluta, in questo caso, mancanza dei testi che pone l’ascoltatore attento ad ogni sfumatura degli strumenti.
In Illinois Breakfast l’attacco di violoncello e chitarra, con l’ingresso di batteria, riprendono il discorso fatto in principio tracciando quella che è la linea probabilmente dell’album: spiazzare con giochi di ritmi e controritmi, che a volte fanno un po’ a cazzotti, ma che si perdono poi nella melodia di chitarra e, soprattutto, violoncello. Ma se in questa traccia il tutto assume una piacevolezza in Robots, invece si ripete il discorso fatto per Just a Dream, dove si sente la bravura di Paride Lanciani alla chitarra e soprattutto la sua provenienza da un gruppo molto più ruvido come sono i Kash, che però in questo caso rende il tutto difficile da ascoltare.
L’album si dipana su questa falsa riga fino alle fine, comprese le ultime due tracce, marrakech e wings of torpedo.
Sono passati appena 35 minuti eppure sembra che l’album sia durato quasi il doppio: segno che carne da mettere sul fuoco ce n’era, e forse anche troppa, in relazione a quanto qualunque ascoltatore può concedersi. Tant’è vero che se il disco fosse durato dieci minuti in più, avrei dato un giudizio probabilmente più negativo, in virtù proprio dell’attenzione che richiede un album come questo.
Aspetti positivi: nel 2000 c’è stata gente che, in un posto così “fuori dal mondo” come la provincia cuneese, ha avuto il coraggio di osare (e, complimenti anche per questo, osa ancora oggi) e proporre una musica assolutamente interessante, e pur suonando un genere in cui è molto difficile innovare e personalizzare cerca di crearsi una propria strada. Il risultato non è sempre eccellente (mi riferisco ai brani di no more secrets) a causa di una ricerca a volte maniacale del “coup de teatre” musicale, ma va sicuramente riconosciuta la profondità di ricerca con cui Lanciani, Allocco, Cravero e Racca, si sono tuffati su questo progetto.

Voto: forse un 6.5, mi sarebbe piaciuto vista l’audacia della band dare anche un 7, ma il risultato non è a mio avviso perfetto.

Tracklist
1. dernière soirée
2. double layer
3. no more secrets
4. just a dream
5. illinois breakfast
6. robots
7. marrakech
8. wings of torpedo

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