Menu

Recensioni

The Raveonettes – Pretty in black

-

Ascolta

Acquista

Tracklist


Web

Sito Ufficiale
Facebook

Sebbene il nome lasci pensare a tutt’altra provenienza, i Raveonettes sono un duo danese. E pur essendo un duo, non devono nulla alla scia creata da White Stripes e Kills. Loro hanno esordito nel 2002 con un promettente EP e un album che ne aveva confermato la formula, uno shoegaze molto melodico che gioca, come da norma, sull’accostamento di voci eteree e distorsioni, ma con un anomala propensione rock‘n’roll.
A due anni di distanza arriva il nuovo PRETTY IN BLACK che li lancia definitivamente in Europa, ma non solo, anche grazie al tour internazionale di supporto a Beck. Non è insolito intravederli durante le sue esibizioni mentre ballano ubriachi offrendo Jack Daniel’s in prossimità del palco. Chi ha visto una data di Beck a giugno potrà confermare. Travolti da un successo improvviso? Il video di “Love in a trashcan” è già roba da alta rotazione, filastrocca da film di Tarantino dall’atmosfera chiaramente anni 50. Il graffiante approccio garage esalta un giro di chitarra che entra in testa dopo mezzo ascolto. Sharin Foo (lei) e Sune Rose Wagner (lui) saranno pure eccentrici e pieni di manie, ma, da buoni scandinavi, più che ispirarsi ai canoni dello star-system hollywoodiano, preferiscono giocarci su, con sarcasmo e tanta leggerezza. Basti ascoltare l’uno-due introduttivo, la strappalacrime “The heavens” o la smielata “Seductress of bums” resa ambigua e interessante dall’inopportuna base elettronica. Molto meglio l’introversa “Uncertain times”. O ancora meglio, uno dei momenti più coinvolgenti del disco, “Sleepwalking”. Da un glaciale coretto si innesca una ballata ritmata e malinconica con un assolo struggente e vibrante. A modo loro provano a rileggere i maestri My Bloody Valentine. Per il resto si ondeggia generalmente tra anni 50, Byrds e primi Beatles. “Here comes Mary” sembra venir fuori da una di quelle feste da ballo di Happy Days.
Ascoltando i cambi di tempo di “Red tan” poi non si può non pensare alle fascinazioni retrò dei Pixies. “My boyfriend’s back” è l’improbabile punto d’incontro tra twist, Cindy Lauper ed Elastica. Tanto quanto la saltellante “You say you lie” che ha dalla sua un altro riff di facile presa ed effetti stranamente (vista l’aria generale) futuristici, echi, riverberi e sirene space-rock. Con le drum machine a spadroneggiare, secche e lo-fi, in contrasto con il timbro etereo di Sharin. Altro pezzo che potrebbe piacere a Quentin l’assurda “Somewhere in Texas”, una via di mezzo tra country-folk e Jesus & Mary Chain. La voce altrettanto eterea di Sune si nasconde, sembra riecheggiare lontana, persa tra distorsioni e chitarre fino all’assordante feedback conclusivo. Eccessivi e trascurabili i tentativi di ammiccare alla West Coast (“Ode to L.A.” e “If I was young”).
PRETTY IN BLACK va’ preso così com’è.
Bizzarro, confuso, volutamente romantico e vintage.

Tracklist
1. The Heavens
2. Seductress Of Bums
3. Love In A Trashcan
4. Sleepwalking
5. Uncertain Times
6. My Boyfriend’s Back
7. Here Comes Mary
8. Red Tan
9. Twilight
10. Somewhere In Texas
11. You Say You Lie
12. Ode To LA
13. If I Was Young

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Altre Recensioni

Close