Menu

Recensioni

Amari – Grand Master Mogol

-

Ascolta

Acquista

Tracklist


Web

Sito Ufficiale
Facebook

Avete presente i motivetti che hanno accompagnato i vostri pomeriggi “infantilo adolescenziali” degli anni 80 spesi temprando i pollici alla vostra consolle?! Se li avete rimossi, andate in soffita a riprendere l’Atari. Oppure ascoltate Grand Maste Mogol.
Uscito il 27 settembre Gran Master Mogol. Siamo in ritardo dunque. E per questo genere di cose fatte come si deve, forse meglio arrivare in ritardo. Dice che fa molto “uncool”, quindi, ora che l’ “uncool è cool”, farà molto “cool”. Ma no, è che il quarto album degli Amari che segue il fortunato Gamera (dove per inciso, hanno scritto “buone canzoni per serial killer”), pare essere la rivoluzione dell’alt-pop nostrano (“pensata sul divano”, ovviamente).
I ragazzi sono friulani, sul biglietto da visita c’è scritto Riotmaker, Pop sbagliato… dal 1999, label friulana che asseconda con fruttuosa leggerezza il sarcasmo e la tendenza al talking about bullshit alla quale sembrano inclini i sui protetti. Oltre agli Amari, vedi Fare $oldi e Scuola Furano. E funziona. Con un titolo che fa omaggio al Paroliere d’Italia, l’album porta con sé una gran dose di aspettativa sulla linguistica, dunque, che a leggere attentamente i testi di Gran Master Mogol non sembra per nulla essere delusa.
Con il quarto gettone gli Amari giocano incisivi e ammiccanti. Incisivi come rappers con velleità di cantautorato. Ammiccanti nell’approccio al suonato quando vanno di chitarra elettrica, da indierockers consumati. La loro ricetta è piena di ingredienti e spezie. Pare stucchevole ma si equilibra, diamine, bene e con leggerezza. Digeribilissimi, ascoltabilissimi e udite udite… canticchiabilissimi, aggettivo quest’ultimo che non spesso si associa a questo tipo di musica elettrohippoppica. Scusate ma rinuncio a darle una definizione credibile o professionale. Paradossalmente e manco tanto, i Nostri sono più facili da ascoltare che da raccontare. Suoni, scherzi electronici, tastierine casio a gogò (tastierine a casio, direbbe il mio amico Tommasi), loop, così ben assemblati, potrebbero rimusicare il Tetris, e suscitare scompiglio oltre i nostri confini. A proposito di Mogol, mai maestro è stato scomodato a tanta ragione. I testi, da leggere e trascrivere nel Moleskine. Prendi “Bolognina revolution”, manifesto di (noi) cultori delle pantofole e re del divano pensatoio. O “Conoscere gente sul treno”, apologia della ferrovia in seconda classe, seduti sul vecchio velluto, rimuginare sul fatt-non-fatto col profumo di portacenere nelle narici.
È “Campo minato”, che riserva la sorpresa, con un testo magico, la melodia s’aggira per la stanza con disillusa eleganza da ballerina, “se solo sapessi camminare sulle punte…” Guardatevi intorno.
“La prima volta” o su come realizzare che è bella la solitudine. Ipnotico incipit dancereccio, intrusione di chitarra indoelettrificata e il testo, fa di “Tremendamente belli” la dichiarazione di quanto siano/mo pronti a posare per la prossima copertina di Mojo, disinvolti ma col sorriso di chi ammette il tutto artificiale ed effimero. Rilassante conversazione reggae parlando de “Il vento del 15 Gennaio”, e se passa su radio105DjRds non gridate allo scandalo. Insomma strofe a 2000 parole/sec e alcuni ritornelli col piglio di Tiromancino che incontra un pusher, al secolo Daniele Silvestri e si scrolla la melanconia da capro espiatorio. Hip hop, indie tutto, sotto fondi gameover, eteree pause da Subsonica in dance hall (“Un altro basso di Polvere”) e parole veloci veloci, che superato il limite si fermano, rallentano e si guardano indietro a vedere se ci sei ancora. Insomma se siete già t-shirt taglia baby-muniti, spillettine-decorati, cappello da camionista-dipendenti, che vi sentiate tremendamente cool o che consumiate buona parte dell’inchiostro aggiornarndo “la lista di tutte le vostre sconfitte” o che avete fatto che avreste voluto fare che non avete fatto… se volete un manifesto programmatico l’avete trovato. E se 10 euro ancora no, perché oggi vi sentite S. Tommaso… prego, ascoltare qui.

Tracklist
1. Bolognina Revolution
2. Conoscere gente sul treno
3. Love management
4. Ho trovato il cuore d'oro
5. Arte bruciante
6. Campo minato
7. Tremendamente belli
8. La prima volta
9. Staccaboh
10. Il vento del 15 Gennaio
11. L'avvoltoio delle 3
12. Un altro basso di polvere
13. Venere non ritorna

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Altre Recensioni

Close