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A girl called Eddy – A girl called Eddy

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Eddy,con indosso sempre una maglietta a righe bianca e nera ed il viso perennemente incorniciato nel bianco e nero degli anni sessanta ma con una voce cosi rassicurante e calma,“Tears all over the town” e’ una prova lampante della precedente stringa di parole.
Poi ti accorgi che i capelli sono castani scuri e lunghi sulle spalle e che questo pittoresco marinaretto altri non e’ che uno scricciolo di ragazza che ha passato la sua vita a barcamenarsi con gli affitti della grande mela.Ed intanto scriveva, mentre le bollette si accumulavano,mentre le persone le dicevano che i suoi sogni era meglio che li buttasse via tirando l’acqua senza rimpianti.Eppure scriveva,parlando con la madre morta e prendeva forma Kathleen un’ode sincera e spiazzante Where did you go? oltre il cielo,lontano,chissa’ dove. Il tutto pronunciato da due labbra senza rossetto ed eleganti come il sottile giro di chitarra acustica e tenere come l’ipotesi del sassofono sussurrato.
Erin,questo e’ il nome del falso maschietto,sa anche inserire la spina dell’amplificatore cosi usciamo dai sentieri in bianco e nero di anni che furono eppure cosi attuali per The long goodbye dove fanno capolino la chitarra elettrica, in forma con le distorsioni di meta’ brano,ed una batteria maleducata quanto basta.Eppure la traccia mantiene la stessa grazia ed eleganza del precedente ascolto,le orecchie non stridono e non si stupiscono ed i piedi fanno quattro salti sotto la sedia volentieri.
Gia’,eleganza e’ la parola chiave di questo disco nato quasi per caso,scritto senza nessuna pressione mediatica e che si fregia di una copertina rovinata come un vecchio vinile,perche’ A girl called Eddy sa di soffitta e giornate di pioggia passate a cercare nei bauli degli Lp dei genitori per scoprire che certe canzoni sono piu’ attuali di una ballata da canale musicale appena edita.
People used to dream about the future e’ l’esempio sonoro piu’ calzante:senza tempo,magico,da ascoltare in punta di piedi ed ad occhi chiusi,lasciandosi cullare dal testo dolce amaro dalle strofe armoniche a volume medio e dalle chitarre elettriche integrate poi in un corollario indivisibile.
E ci si ritrova a ballare,indietro nella memoria,persi negli anni verdissimi o nelle verdissime speranze velate di sogni ed aspirazioni che ognuno,come linfa vitale cova dentro.
Successivamente entriamo in un piano bar con della leggera nebbia che avvolge le sedie,con Heartache evochiamo atmosfere jazz ma e’ solo una associazione analogica perche’ Erin Moran rimane sempre se stessa proponendo la sua musica elegante e raffinata senza bisogno di dover emulare grandi nomi ( anche se il pianoforte e la batteria di questo pezzo non possono esimersi nel ricordare le atmosfere sovra citate).
Il ritmo torna piu’ sostenuto in Life thru the same lens con i piedi che tornano a battere il tempo al suon della batteria.La traccia e’ coinvolgente e la voce della cantante sembra uno strumento aggiunto all’orchestra, ricordando in alcuni punti l’armonia che Tori Amos riesce a dare al proprio organo vocale nei brani piu’ ritmati.
Con Did you see the mon tonight? rallentiamo il passo ed una atmosfera sognante torna ad avvolgerci insieme alla calda voce di Erin e di due discreti strumenti,pianoforte e chitarra acustica. La lirica,delicata ed immaginifica, si allinea con l’aria armonica del brano.
Little Bird sembra essere la naturale appendice della traccia precedente,la linea di separazione tra le due non e’ nettissima,la rilassatezza e l’ampio respiro delle lenti note e’ l’unico filo conduttore. Ed alla fine,immersi nell’ascolto, si finisce inconsciamente a cercare il luogo di speranza di cui narrano strofe e ritornelli,narrano perche’ Erin non ha fretta di sciorinare la sua storia e canta cosi placidamente che pare declamare una poesia.
Siamo arrivati all’ultima traccia di questo piacevolissimo esordio: Golden :Canzone in cui si alternano passi di un ritmo piu’ lento cullato da voce e pianoforte a vere e proprie esplosioni strumentali e vocali,mai fuori luogo e mai forzate. Sicuramente uno dei piu’ bei gioielli del disco.
A girl called Eddy e’ un disco che ha l’eleganza e la bella prosa come chiavi di lettura, e’ un esordio piacevolissimo che fa ben sperare per la carriera della giovane Erin,sbocciata in solitudine e per caso,come spesso fanno i fiori di loto.E fa ben sperare anche gli ascoltatori: la buona musica e’ ancora in giro basta avere la pazienza di camminare nel fango per scovarla,proprio come i fiori di loto.

Tracklist
1. Tears All Over Town
2. Kathleen
3. Girls Can Really Tear You Up Inside
4. Long Goodbye, The
5. Somebody Hurt You
6. People Used To Dream About The Future
7. Heartache
8. Life Thru The Same Lens
9. Did You See The Moon Tonight?
10. Little Bird
11. Golden

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