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Great Lake Swimmers – Bodies and Minds

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Voi credete agli angeli? Indipendentemente dal vostro credo religioso o spirituale Songs for the angels condurra’ la vostra mente verso qualche ricordo,che sia un viso,una sensazione o un’emozione non potrete fare a meno di fermarvi a cercare nella memoria supportati da una chiara e lenta voce ed un discreto arpeggio di chitarra come se fosse una poesia,o meglio una personale memoria,declamata ad alta voce in una stanza in penombra con gli occhi a fissare chissà dove e chissà cosa.
Cosi si apre Bodies and Minds secondo album dei Great Lake Swimmers ,giovane band canadese che riconferma di avere talento da vendere ed attualmente lo porta in giro per i piccoli club europei non passando,purtroppo, dal nostro paese.
E’ un disco acustico,intimista, ma non per questo da ascoltare solo a tarda notte perché canzoni come Let’s trade Skins meritano di essere fruite in qualunque ora del giorno perché non hanno bisogno di particolari atmosfere per essere colte e per trasportare l’ascoltatore nell’intimità del proprio essere e lo si scopre proprio verso la fine di questa canzone: quando la chitarra sospende l’esecuzione per lasciare alla voce campo libero e ci si accorge di non percepire alcun distacco come se stessimo ascoltando una storia fluida e coinvolgente.
In When it flows incontriamo la prima batteria del disco a supportare un clima di piu’ ampio respiro look into your eyes and into your mind scorre nelle nostre orecchie insieme a battiti di mani che tengono il tempo come un circolo di amici che si ritrova con una chitarra acustica per cantare insieme. Interessante anche l’uso dell’armonica verso la fine del brano che rende la traccia ancora più familiare.
Ritroviamo lo strumento a fiato anche nell’apertura iniziale di Various Stages brano in cui non scompare la batteria e dove la voce prova a modularsi in modo diverso rispetto agli altri strumenti,risalendo in primo piano.
C’e’ spazio anche per momenti squisitamente strumentali in cui i musicisti alzano e chiarificano il suono di ogni parte non vocale.
Nella traccia che da il titolo al disco Bodies and Minds incontriamo la prima chitarra elettrica che si integra perfettamente nell’atmosfera dell’intero lavoro e sottolinea la voce battente del cantante per una delle tracce più consapevoli qui presenti. E’ veloce (dura meno di quattro minuti) ed e’ pervasa da una leggere inquietudine,un misto di animo pervaso da’’non detti’’ che evocano alla memoria simulacri di persone a cui si vorrebbe dire quel che un tempo non si e’ esternato.
In To leave behind tiriamo il fiato ritrovano la sicurezza dell’arpeggio acustico e la riflessione di un testo letto ad alta voce.Se precedentemente si erano evocate sensazioni di attivita’ rispetto ad una memoria passata adesso ritorniamo a pensare,a cogitare intorno a nulla piu’ che la nostra intimita’.
Corale e’ invece Falling into the sky con un connubio di voci nel ritornello a coronare l’immaginifico contesto del brano.Un sospiro lungo tre minuti,intensi e perche’ no, solari.
Ritmata e’ l’ottava traccia Imaginary Bars : brano che assomiglia per struttura ritmica e vocale ad una canzone, piu’ degli altri presenti in questo disco. Non si abbandona pero’ l’attenzione per la parte testuale: anche se la mente non fa fatica ad interiorizzare il ritmo e canticchiarlo la lirica ci parla di I was in a prison with imaginary bars una sensazione che almeno una volta abbiamo provato tutti…e come scordarsi di quanto fossero spesse e nette quelle sbarre.
I saw you in the wild si riappropria dell’elegante ed acustica atmosfera propria del giovane gruppo capace di tratteggiare corpi e pensieri in ogni traccia,con facilita’ e cura,con sincerita’ e precisione,con professionalita’ ed umanita’.
Uno dei brani piu’ lunghi, I could be nothing ,ci regala anche uno dei testi piu’ personali:una introduzione lenta, la voce che sciorina una intima confessione e noi ad ascoltare in silenzio,con l’unico rumore dello sbattere degli occhi, sospendendo il giudizio ed il pensiero. Per ritrovare il naturale formarsi della mente di quell’unica immagine,passione, umana o meno,che ha rotto,rompe e rompera’ sempre le sbarre delle proprie prigioni immaginarie:a cui dire I could be nothing without you .
Long into the venino chiude gli affreschi di questo splendido lavoro,fondendo tutti gli elementi che abbiamo precedentemente incontrato:chitarre elettriche ed acustiche,l’attenzione per le liriche,e la voce vero e’ proprio veicolo di comunicazione. Il tutto ben mescolato regala una delle ritmiche piu’ difficili del disco,forse la piu’ senza regole difficile da afferrare.
Bodies and Minds termina cosi,lasciando noi ad uscire dai pensieri, con la voglia di ritornare presto nell’intimo mondo che questi giovani ragazzi,come novelli incantatori di serpenti,sanno evocare.

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