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Lettera di Mario Segni sulla legge elettrorale (from beppegrillo.it)

Ho preso questa lettera di Mario Segni dal blog di Beppe Grillo. Leggetela.

12 Novembre 2005

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Lettera da Mario Segni

Pubblico una lettera di Mario Segni sulla legge elettorale.

“Sono Mario Segni, quello che ha perso il biglietto della lotteria. L’uomo che aveva l’Italia in mano, come mi è stato detto molte volte. Ho cercato di spiegare che avevo perso le elezioni, non la lotteria, perché nel ’94 ero candidato contro Berlusconi e lui prese molti più voti di me. Ma sono rimasto quello che ha perso la lotteria.

Pazienza, un po’ mi dispiace. Ma non più di tanto, perché so che la vera lotteria erano i referendum e che con quelli abbiamo cambiato il sistema politico, cosa successa nel secolo scorso solo a De Gaulle, in Francia nel ‘58. Il fatto che, senza alcuna carica, sia stato il promotore di tutto questo mi rende orgoglioso.

Adesso il biglietto della lotteria lo stanno rubando davvero. Ma non a me, a tutti noi. Con il primo referendum abbiamo mandato a casa Craxi e un bel po’ di politici. Con il secondo referendum, quello sul maggioritario, ci siamo conquistati il diritto di scegliere direttamente sindaco,
presidente della Provincia e della Regione. Con il governo il diritto
ce lo siamo conquistato a metà. Nel 94 abbiamo scelto Berlusconi e
Bossi l’ha mandato via. Nel 96 abbiamo scelto Prodi e i suoi amici
l’hanno sbattuto via. Nel 2001 ha vinto Berlusconi ed è rimasto in
carica sino alla fine.
In fondo questo è il nocciolo della democrazia. Ma ce lo stanno sfilando di mano. Oggi ci assicurano che tutto rimarrà come prima, che il governo continuerà a sceglierlo il cittadino: tutte balle!

Mastella chiederà il voto non per sostenere Prodi, ma per farlo fuori al più presto. Bertinotti condizionerà il suo appoggio a chissà quale diavoleria. L’UDC
chiederà di essere votata proprio perché non vuole Berlusconi. Il
giorno dopo le elezioni la vera conta non sarà tra chi ha votato
Berlusconi e chi ha votato Prodi, ma tra quelli che hanno votato il
vincitore per farlo durare e chi l’ha votato per farlo fuori alla prima imboscata.

Andreotti dirà che non è un gran male, che siamo vissuti quarant’anni fra governi balneari, convergenze parallele, pani per due forni. Ma a un certo punto abbiamo deciso di cambiare, di diventare un po’ americani, inglesi, francesi, di poter scegliere un governo e
dopo cinque anni toglierci il gusto di mandarlo a casa. Di avere un
governo forte, che potesse fare anche una politica per il domani, per i
giovani, con quelle misure dure necessarie, ma impopolari che solo un
governo stabile può prendere.

Questo diritto ce lo siamo conquistato con i referendum del ’91 e del ’93. Ce lo stanno scippando.
Che cosa si può fare? Non molto, purtroppo. Ma una cosa gli italiani la potrebbero fare tutti assieme: arrabbiarsi, indignarsi. Ho usato un termine che non va bene: indignarsi.
I giornali dicono che indignarsi è un male, fa danno. E allora usiamo la parola giusta: incazzarsi.

Con un’Italia incazzata, veramente incazzata, il Parlamento non passerebbe gli ultimi mesi a disfare un referendum invece che migliorare le condizioni di chi non arriva alla fine del mese. Forse sono ottimista. Certo è che un’Italia scippata mi rattrista. Un’Italia indifferente mi angoscia”.

Mario Segni​​​​​

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