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Interviste

Intervista ai PUNKREAS

Sono sicuramente i migliori e maggiori rappresentanti di una scena, quella punk italiana, che ha visto forse diminuire la sua intensità anno dopo anno…
Nonostante tutto, i Punkreas una delle più belle realtà del panorama musicale italiano, sinceramente coerente e in grado di non deludere mai..

Intervista di Giulia

Da cosa deriva il nome “Punkreas”?
L’idea del nome viene da un amico di Cippa e Paletta , un tal Ciccio che non conosco. Io credo l’abbia presa dal libro “Le stagioni del Rock demenziale” di Freak Antoni, in cui viene citato il “Punkreas”, noto locale Bolognese dei primi anni ottanta.

Sono passati diversi anni da quando avete iniziato a suonare. Un pubblico in continua crescita e migliaia di copie vendute alle spalle,
siete forse il gruppo italiano che viene più facilmente associato alla parola “punk”. Che cosa significa questo termine per voi? visto che nel corso degli anni è sempre meno legato a uno stile di vita…

I Punkreas sono nati nell’ottantanove, esattamente a metà tra la fine della prima ondata punk italiana, quella per intenderci dei Virus e dei Wretched , molto antagonista, controculturale ed esistenziale e l’inizio a metà degli anni novanta di una riesplosione del punk al seguito del successo mondiale di gruppi come i Green Day, Offspring, un punk più melodico , ben suonato e ben registrato ma con testi decisamente più leggeri e spensierati. C’è quindi una bella differenza tra i due movimenti ed anche se sembra difficile da immaginare credo che i Punkreas siano una specie di anello di congiunzione di queste esperienze pur così lontane tra loro. I nostri testi e la nostra attitudine sono chiaramente più vicini all’esperienza del punk- italiano anni ottanta ma è anche vero che dal punto di vista musicale abbiamo voluto e spero anche saputo confrontarci con una impostazione musicale più curata e talvolta contaminata, figlia della nuova generazione.

Da gruppo autoprodotto alla distribuzione per mezzo di una major. Semplice evoluzione, caratterizzata anche da lavori che sconfinano dal “punk” o è impossibile per un gruppo raggiungere la stabilità attraverso l’autoproduzione?
Noi abbiamo autoprodotto con la nostra etichetta i primi lavori e successivamente abbiamo stipulato un contratto di produzione artistica con la Disco più, etichetta di Bergamo che a sua volta ha un contratto di distribuzione con Universal. Questo per dire che con la citata major, non abbiamo avuto contatti di alcun tipo per cui non saprei dirti ,se un eventuale contratto discografico con una grossa etichetta possa determinare o meno l’evoluzione di un gruppo. Sicuramente posso affermare che dal punto di vista artistico siamo sempre rimasti
assolutamente indipendenti, per cui se evoluzione c’è stata è stata solo per merito o se vuoi per colpa nostra e non è certo dipesa dal tipo di produzione dei rispettivi album. L’ultimo album del resto è ancora prodotto dalla nostra Atomo dischi e successivamente lo abbiamo licenziato alla V2 per la commercializzazione con distribuzione Edel.
Per quanto riguarda la stabilità , se intendi, come credo, quella economica, questa è per un gruppo come il nostro legata alla attività live. Non ci sono grossi proventi dalle vendite dei cd, sia che ci si trovi in autoproduzione, sia che si abbia un contratto discografico, specialmente in questi anni che le vendite dei cd sono più che crollate.
Per cui sono fondamentali qualità, energia, e seguito di pubblico nei concerti dal vivo. E fortunatamente è proprio questa la forza che ci ha sempre sostenuto e che sostiene tuttora la nostra attività artistica. Senza i concerti e soprattutto senza il supporto dei ragazzi che vengono costantemente ai nostri concerti non potremmo certo andare avanti, a prescindere dal tipo di produzione dei cd. E’ altresì vero che
l’investimento di una etichetta discografica può portare benefici dal punto di vista promozionale , anche se ti garantisco che rispetto a qualche anno fa si tratta di esposizioni molto più ridotte in conseguenza della crisi di tutto il settore discografico. Per cui ripeto senza un ottimo live non c’è futuro e questo ti dirò non è neanche un male, perché credo determinerà una scrematura naturale di quei prodotti finti e plastificati, che abbiamo visto in passato.

Nella prima stampa di “Quello che sei” vi è in allegato un dvd “La grande truffa della marijuana” con il discusso video di “Canapa” e un filmato nel quale viene accuratamente raccontata la storia della marijuana. Pensi che questo tipo di iniziative, atte a far comprendere i meccanismi del proibizionismo sia un buon mezzo di sensibilizzazione?
Ci crediamo. Del resto l’ipocrisia e l’assurdità del proibizionismo è reso evidente( e non solo per la canapa) dai fatti, dalle statistiche e
dalla storia, per cui credo sia doveroso far circolare il più possibile informazioni che contribuiscano a smascherarne la truffa.

Nonostante la grande visibilità che avete acquistato negli ultimi anni siete riusciti coerentemente a mantenere il controllo sul prezzo dei concerti e dei cd, è stata una dura lotta?
Bè non direi , perché è stata una “conditio sine qua non” di tutte le nostre collaborazioni. Chi ci vuole ci deve prendere così per quello che
siamo e su alcuni punti fondamentali come i prezzi di cd e concerti, così come l’assoluta indipendenza artistica e decisionale di cui sopra, non siamo disposti a trattare. E’ vero che questo atteggiamento ci ha spesso creato grossi problemi nel cosiddetto circuito “ufficiale”, fino addirittura ad episodi di vero e proprio boicottaggio, ma credo ne sia valsa la pena e comunque non abbiamo mai avuto dubbi in proposito.

In “Prima fila” esprimete il vostro dissenso per la mercificazione del concerto, ovvero, spedire tagliandi di controllo, il desiderio del
pubblico di finire anche per sbaglio nelle inquadrature e tutti i subdoli retroscena di un evento che prende il nome del prodotto. Non
pensate che questa concezione resti in ogni caso ristretta a un certo tipo di persone?

Guarda, recentemente a Modena in occasione di uno sciopero studentesco e contro lo sgombero del centro sociale Libera abbiamo suonato su un carro che ha guidato il corteo degli studenti tra le vie del centro cittadino.
Questa iniziativa, credo abbia lo spirito esattamente opposto dei concerti di cui parliamo in Prima Fila e la numerosissima partecipazione che c’è stata in quell’occasione mi fa rispondere in maniera affermativa alla tua domanda. La concezione di concerto-merce riguarda sicuramente un numero ristretto di persone, anche se sono sempre troppe comunque.

Come nasce una canzone dei Punkreas?
Mà, non c’è un metodo unico. Solitamente qualcuno porta un riff e poi si sviluppa la parte musicale tutti insieme. I testi vengono dopo e spesso per la scelta degli argomenti e per la raccolta di spunti e materiale inerente facciamo delle vere e proprie sessioni di brain storming. Ma non c’è uno schema preciso, in particolare quando subentra l’ispirazione. A volte una canzone nasce così semplicemente suonando insieme e spesso capita durante i sound check, dove ci sorprendiamo, noi per primi, a suonare qualcosa che ci piace.

www.punkreas.net

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