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MAXIMO PARK – Roncade (TV), 16/11/05

Dopo la breve e un po’ trascurata esibizione all’Independent Day, questo settembre, tornano in Italia i Maximo Park.
Sono maledettamente cùl. E può bastare.

di Zappo

Non è certo pieno come nelle migliori occasioni, il New Age.
Non è pieno, e forse è un bene, perchè, nonostante tutto, l’aria che si respira è senz’altro positiva.
Ci sono i Maximo Park, forti di quell’“A Certain Trigger”, che ha riscosso i favori ultra-positivi della critica. E altrimenti non sarebbe potuto essere, e lo conferma la strepitosa esibizione di questa sera.
Ma andiamo con ordine.
Tocca ai veneti Chinasky aprire le danze. Presentano dal vivo il loro primo lavoro, “Great Taste Hits”, uscito per la nenotata K-Records.
Il loro è il classico garage-rock, piacevole, danzereccio, ma a lungo andare stancante. Perchè spesso manca quel tocco di originalità a dare qualche gusto in più. Solo che tra le grezze schitarrate capita una “Alpha In A Song”, delicatamente pop, delicatamente sognante.
E l’esibizione della band veneta guadagna parecchi punti, anche nella conclusiva “I Can Smoke”, energico e forzuto rock’n’roll, perfetto per chiudere un breve live-set, breve e un po’ trascurato. é un po’ il triste destino dei gruppi spalla.
Tant’è, non se ne può far niente.
Il pubblico è qui solo per i Maximo Park.
Si diceva, non è troppa la gente, non è poca. In fondo, l’atmosfera è perfetta.
E quando Paul Smith e soci salgono sul palco se ne ha la conferma.
A guardarli bene, sembrano 5 sfigati, è la stessa impressione che avevo avuto a prima vista all’Independent Day, questo settembre. Sul palco bolognese, non mi avevano convinto al meglio, vuoi per l’atmosfera, vuoi per il caldo, vuoi per tanti fattori, ma sono sempre più convinto che band del genere diano il meglio in locali al chiuso. Si, ok, la san tutti sta cosa.
Fatto sta, che sembrano sempre 5 sfigati.
Il ricciolino di un Paul Smith in versione dandy con scarpe da ginnastica è sempre qualcosa di mostruoso e affascinante da vedere, così come le nevrotiche danze con la mano del tastierista, perchè una suona, l’altra balla. Geniale.
Anche gli altri 3 componenti sembrano avere qualcosa di speciale, vedi l’Apu sovrappeso al basso, il Ricky Cunningham denutrito alla batteria o il chitarrisa forzuto.
Ma ci si può fermare qui nella panoramica estetica dei Maximo Park. Anche perchè non conta poi così tanto. E anche perchè, a dirla tutta, il concerto inizia.
Ad aprire le danze, come nel disco, è “Signal And Sign”. Si nota come l’anima principale della band sia Paul Smith. Elegante, stralunato e con quella pronuncia vergognosamente e dialettalmente inglese, è dotato di un carisma eccezionale, dote questa, che oggi sembra essere quasi un oasi in un deserto.
I Maximo Park non hanno certo nulla da insegnare sotto il piano tecnico. Eppure, la loro esibizione è quasi perfetta. Sguinzagliano 12 brani sui 13 di “A Certain Trigger” (tutti tranne “Acrobat”) più qualche pezzo inedito del nuovo disco che uscirà probabilmente nei primi mesi del 2006.
Nessuno dei pezzi proposti stanca, di sbadigli da tardo-concerto questa non ce n’è l’ombra, e su “Apply Some Pressure” (con Paul Smith che salta, si dimena, inciampa, cade, si rialza e canta come se nulla fosse successo), si scatena il finimondo, e nonostante il numero di spettatori non enorme, il pavimento del New Age un po’ ne risente.
Stesso discorso per “Graffiti”, “The Coast Is Always Changing” e il duo “assassino” “Limassol” – “All Over The Shop”.
I nostri, come consuetudine, concedono il bis. Due pezzi nuovi e “Once A Glimpse”, a chiudere, un concerto che divertente è dir poco.
Te ne esci col sorriso sulle labbra, te ne esci a farti autografare quel che trovi in tasca da quelli, che in fondo, sembrano sempre cinque sfigati, forse un po’ meno.
In fondo è per questo che ci piacciono.

Zappo

www.maximopark.com

www.newageclub.it

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