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Interviste

Intervista ai BAUSTELLE

“LA MALAVITA” è stato uno dei dischi italiani dell’anno. Passati a una major non perdono la loro anima stravagantemente snob.
Intervista lampo ai BAUSTELLE, tesa e immediata, quanto il nuovo album. 11 domande e 11 risposte, quante i brani del nuovo album.

Intervista di Piero Merola

Già ad un primo ascolto di “LA MALAVITA” si nota un approccio meno lo-fi. Era un vostro intento?
Sì, volevamo un disco che suonasse potente, teso, drammatico ed hi-fi. Siamo molto contenti del risultato.

Notate un’evoluzione nei testi rispetto agli esordi? Personalmente ci vedo un bel po’ di cut-up. Ispirazioni particolari?
Non so giudicarmi come autore di testi. Lascio agli altri stabilire se c’è stata un’evoluzione o meno. Ispirazioni tantissime. Per questo disco, oltre alla vita vissuta sulla pelle, Dante, Pasolini, Houellebecq, Montale, Gainsbourg, Fernando Di Leo, Chandler, Ellroy, Dostojevski, Morricone, Francois de Roubaix, I Television, Scerbanenco, T.S. Eliot, Dylan, Johhny Cash.

E’ diventato un tormentone associare le atmosfere di questo nuovo album (in particolare l’intro “Cronaca nera”) al film “Milano Odia: la polizia non può sparare”. E’ solo una somiglianza tra Francesco e Tomas Milian o c’è qualcosa di più?
C’è qualcosa di più. Amiamo alla follia il poliziottesco e soprattutto le sue colonne sonore. La musica di “Milano Calibro 9” è un capolavoro assoluto.

Vi ho visto di recente a Lecce. Ho notato un pubblico più vasto e variegato che già conosce a memoria tutte le nuove canzoni. Già si parla di disco italiano dell’anno. E’ l’inizio di qualcosa?
Speriamo.

Quanto la musica dei Baustelle riflette ciò che vi sta intorno?
Parecchio. Siamo dei cronisti. Visionari, ma pur sempre dei cronisti. Non riusciremmo a scrivere canzoni “metafisiche”, Anche nella pittura di De Chirico, involontariamente, c’era un aggancio alla realtà.

Baustelle è ancora in costruzione? Come immaginate la prossima evoluzione?
Baustelle è sempre in costruzione. Mai fermarsi, se fai un lavoro creativo come questo. Siamo dei privilegiati, e bisogna sfruttare il privilegio.

Come siete riusciti a conciliare il bau::crossing (la diffusione di propri brani su cd masterizzati lasciati con apposite istruzioni in posti strategici delle città) con il contratto con la Warner?
Il bau:crossing era un’idea provocatoria, un po’ uno scherzo. Era un inno al romanticismo, non alla pirateria.

Quale album consigliereste a chi vorrebbe conoscere i Baustelle senza averli mai ascoltati?
Senza dubbio “La Malavita”.

E quale canzone?
Una canzone in particolare? E’ dura… Il Corvo Joe.

Com’è vivere a Milano oggi, per romantici e non?
E’ un po’ una lotta. Milano è una città molto bella, ma ha il vizio di sentirsi capitale culturale italiana senza averne I motivi.

Segnalateci qualche band italiana e straniera che apprezzate.
Fra gli italiani, Afterhours, Morgan, Virginiana Miller, Lotus, Perturbazione, Jennifer Gentle, Ardecore, Diaframma, Marta Sui Tubi, Breakfast, Atletico Defina, Bugo, Goodmorningboy, Disco Drive, e tanti altri che adesso non mi vengono in mente e che magari si inacazzeranno perché non li ho citati… Stranieri un’infinità: di recente mi sono piaciuti molto I dischi di Devendra Banhart, Antony, Franz Ferdinand, Sufjan Stevens, Benjamin Biolay, Blonde Redhead, LCD Soundsystem, Wilco, Adam Green, Sigur Ros…

Scarica da qui il pacco d’auguri dei Baustelle.
www.baustelle.it

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