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Alessandro Grazian – Caduto

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Quando l'arco è teso e la freccia trasuda energia potenziale bisogna che il tiro sia scoccato e, quindi, ci si deve abbandonare sperando che il bersaglio sia sepolto in qualche angolo del nostro cuore. Perché se nella faretra di Alessandro Grazian le 12 frecce colpiscono tutte l'unico obiettivo che sia possibile centrare, non si può che esultare, immobili e passivi. Perché semmai la vita ci potrà sorprendere cialtroni e sbadati loro, quelle dodici canzoni che hanno la punta acuminata e il corpo leggero, devono ricordarci che a sanguinare ci vuole un secondo.
E mai sangue è più dolce.
Se con “Caduto” cadiamo da cavallo, con “Ammenda” ostentiamo lucidità, ci asciughiamo la fronte e la sconfitta. Quasi ci pare d'esser vivi con “Prosopografie” che ci accarezza il ventre, un attimo dopo il quarto dardo ci annienta, “Santa Sala” ha questo preciso effetto. Nella sofferenza ci rivoltiamo, intrisi di “Tattile”, poi un refolo di vento nei nostri capelli: è il vento di “Novizio”. No, no. “Hanno vinto loro” ci ripete il giovane arciere e a noi non resta che aspettare la fine con dignità, “distesi su campi di niente”, con “Ottima” conficcata nell'anima. “Vado a Canossa” è un lento gorgoglio di sangue e polvere, “La Differenza” l'espianto dell'ultimo soffio di vita. Un ultimo pensiero all'amore andato, “Serenata” serve a questo, quindi amen, “Via”.
Si ritrova la veglia straniti, con un cipiglio turbato, innamorati di Gabrielli e dei suoi fiati, di Tornielli e dei suoi archi, di Grazian e delle sue corde. E poi quella voce: è di un ragazzo che si dice venga dal Veneto anche se in fondo lo abbiamo sempre conosciuto.

Tracklist
1. Caduto
2. Ammenda
3. Prosopografie
4. Santa Sala
5. Tattile
6. Novizio
7. Oggi hanno vinto loro
8. Ottima
9. Vado a Canossa
10. La differenza
11. Serenata
12. Via

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