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Marco Notari – Oltre Lo Specchio

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Dopo due dischi autoprodotti arriva il vero esordio di Marco Notari con l’album Oltre Lo Specchio (ARTES record, distribuzione Mescal-Sony & BMG), che vede come produttore Giulio Casale (Estra).
Il cd si apre con il singolo Ninfee che è stato in rotazione da dicembre sulle radio nazionali. Un attacco decisamente rock con una batteria che pesta veloce sul quattro quarti senza scostarsi mai, arpeggi di chitarra e basso martellante sorreggono la melodia ariosa di cantato. Il testo sprona ad accettare la natura doppia dell’uomo, forte e fragile allo stesso tempo (i petali si staccano dagli uomini/ galleggiano su questi giorni e sento che/ siamo ninfee). La seconda traccia, Speciale, veloce come la precedente, ha una parte vocale che si fa rabbiosa, un po’ in stile Verdena, ma il brano è edulcorato dagli arrangiamenti di chitarra che lo trascinano in un buon pop-rock. Bello il tratto parlato che spezza il ritmo del brano (pulsa e dilania come un vuoto bianco dentro che compresso preme contro i muri che lo circondano.una cura speciale. normale). Peccato per la parte di batteria stile Tedeschi (Vasco) che banalizzano l’arrangiamento ben curato.
Vertigini è una ballata che inizia con chitarra acustica e voce soffusa per poi evolversi quasi al grunge nel suono delle chitarre elettriche. Noia Sacrificale ha un intro di suoni elettronici che svaniscono all’attacco degli strumenti. Dopo la strofa in cui il cantato è affiancato solo dalla batteria e da qualche intervento di wah wah, il tempo raddoppia avvicinandosi al tiro rock anni 90 dei primi due brani. L’arrangiamento gioca proprio sul tempo che si dilata nelle strofe e si fa più deciso in corrispondenza dei ritornelli e sulla voce che tiene lunghe code al termine di ogni verso.
In Lacrime Marco vuole comunicare, in una canzone semplice e diretta, il senso di colpa che scaturisce da una storia d’amore in cui il pianto diventa un’arma (e mi ami sparando le lacrime/ dal tuo fucile spento).
La sesta traccia, Lamento D’Inverno, è di certo più intenso e intimista dei precedenti; lenta e malinconica tra delicati interventi di fender rhodes, testo immaginifico e aperture rock. Elisewin inizia con un tempo spezzato di batteria pochissime note di fender rhodes che impreziosiscono le prime strofe. Le chitarre acidamente distorte sui ritornelli e l’acustica in sottofondo accompagnano bene il cantato brith pop. Automi ha un preludio con un loop elettronico su cui, poco a poco, intervengono la sezione ritmica, voce e chitarra. Un pezzo aggressivo che ricorda un po’ i Jane’s Addiction per la parte strumentale (sono un cancro ma so guarire/ da ogni sofferenza basta che/ ti abbandoni lentamente a me).
Libellula ha una sonorità tra il cantautorato italiano, gli Oasis e un Ligabue agli esordi con i ClanDestino(soprattutto nell’assolo finale); una canzone sull’insicurezza e la voglia di fuggire (come foglia ingiallita/ ma bellissima/ e dovrei volare via/ io vorrei volare via). Chiude l’album un gioiello: Oltre Lo Specchio. Elettronica scarna e curata a far la ritmica, un pianoforte che suona poche note accorte, una tromba soffocata che arriva ogni tanto da lontano a dare ancora più calore e la voce di Marco, nuda e delicata, che dipinge un testo che riassume tutto il suo lavoro: “nato nel giardino tra passioni e ciliegi/ fuori il mondo che mi uccide/ fino a quando una visione mi riporta qui/ per svelarmi cio' che sono/ come l'aria/ nuda e leggera…”.
Un cd che si ascolta tutto d’un fiato, un buon pop-rock italiano che tende con gusto verso il miglior cantautorato. Unica nota infelice sono le parti ritmiche un po’ stantie, che vengono però riequilibrate dalla voce particolare e ben usata di Marco Notari e dai suoi testi bucolici ed intimisti che rivelano un animo d’artista sensibile.

Tracklist:
Ninfee
Speciale
Vertigini
Noia sacrificale
Lacrime
Lamento d’inverno
Elisewin
Automi
Libellula
Oltre lo specchio

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