Menu

Intervista ai MILAUS

Il loro quinto lp, “JJJ”, convince e sta ricevendo ottimi consensi da tutta la critica, proiettandoli finalmente come una delle più importanti band del panorama indie-rock italiano. Minchia, i Milaus!

Intervista di Stefano Lorefice

Di band rock in Italia ce ne sono parecchie, di band rock che
“scimmiottano”, anche con dignitosi risultati, il mainstream estero ce ne sono ancora di più… però, in questi ultimi anni, c’é stata una nascita(ri-nascita) di un “sottobosco”, per chi preferisce l’esterofilia di cui sopra “underground”, di realtà nuove, che, sì, prendono slancio da un certo modo di fare musica tipicamente anglosassone, cercando però, con originalità e talento, di fondere più influenze, arricchendo con gusto delle composizioni niente male.
In questo sottobosco l’indie-rock ha validissimi rappresentanti…dagli Yuppie Flu, la band forse più conosciuta, ai lombardi Milaus, che si presentano con “JJJ” ( loro quinto lp, uscito per Blackcandy) pronti a fare, quello che si dice in gergo il “botto”. Ecco il resoconto di una chiacchierata con Max (voce, chitarra…violino…) della band.

Allora Max, il nuovo disco è appena uscito, vogliamo parlare della gestazione di questo “JJJ”: un incisivo affresco indie-rock o qualcosa che si affaccia oltre?
Max:“JJJ” ufficialmente è uscito a Novembre 05 (per la Blackcandy, n.d.r.).
La gestazione è stata assai lunga e credo tortuosa. L’album è stato registrato l’estate scorsa ed ultimato in autunno sempre al Bips Studio di Milano; mentre lavoravamo è giunta la notizia della nascita della mia seconda figlia, così l’uscita, che doveva essere a gennaio 05, è stata posticipata…
Lo ritengo un album sofferto, partorito in un periodo di massima maturità della band, infatti io lo considero “più maturo dei 2 album precedenti”. Tu come lo trovi?
JJJ sta sicuramente a Jesus, mentre le altre 2 j non so… fai tu… Janis Joplin, Jim Morrison, Jimi Hendrix? Forse inconsciamente il titolo si rifà a quel periodo, in cui le famose 3 J morirono nel giro di 2 anni se non sbaglio, forse è un segno di fine, forse è un taglio netto, forse è il messaggio più chiaro che siamo riusciti finora a lanciare in musica…
Sul genere rimango sempre ancorato all’icona indie-rock, però a mio avviso le cose che guardano oltre sono: l’uso di strumenti quali clarinetto, fisarmonica, piano, rumori strani e l’incastro delle melodie vocali con il tappeto sonoro di sottofondo. Forse sono canzoni che non ti restano in mente mi chiedo…del resto nessuno si è mai preoccupato di comporle diversamente.
Ci sono tanti stati d’animo, le canzoni non sono nuovissime. L’ultima composta credo che sia “JJJ” che è del 2004. Nelle canzoni c’è tanto che si vuole comunicare, alcune mie frasi sono legate ai miei figli o al tema di mia madre…
Non tutti i testi sono miei, una buona metà sono di Fabio e di Lorenzo. Qual è il tuo brano preferito?

Beh, trovo che “Traffic” la stessa “JJJ” piuttosto che la prima e “She’s beautiful” o “Attitude…” siano delle bellissime canzoni di indie-rock, però ho notato una certa voglia di ricerca sull’aspetto “musica” non intesa solamente dal punto di vista “rock band” bensì volta all’esplorazione degli strumenti che tu hai messo nella categoria “cose nuove” e credo che l’esperimento sia pienamente riuscito, in più é netta una certa rifinitura dei pezzi, a partire dall’uso quasi “decorativo” di certi giri di chitarra, e tempi di batteria, per certi aspetti é una ricerca quasi “progressive”?
Max:Onestamente il progressive è una cosa che non conosco moltissimo,
forse è una ricerca progressive non nel senso della tecnica portata al limite (perché alla base non siamo assolutamente dei gran tecnici) che caratterizza un po’ il progressive, ma piuttosto una ricerca di “incastri melodici e armonici” particolari e originali che fanno l’altra faccia della medaglia del progressive che conosco…ad esempio i vecchi King Crimson (che ho scoperto e capito solo da pochi anni) mi sembra che andassero in entrambi questi sensi… Ci ho azzeccato?
Tu conosci il Progressive? Mi sai segnalare qualche gruppo interessante?
Parlando di origini, tu conosci gli SLINT. Dicono che abbiano inventato il
post rock o l’indie rock, il loro primo album è del ‘92, uscito in completa sordina, nel momento in cui prendeva piede il grunge. Anche questi me li hanno fatti sentire solo qualche anno fa e ho capito molto delle radici delle cose che suono…
Comunque mi facevi notare la bravura del batterista Claudio, bravura che ti confermo (forse dei 5 è lui il più tecnico ed energico nello stesso tempo)… è un bravo ragazzo in cerca della donna con la D maiuscola…cosa ne pensi dei cantati? Cantiamo sia io, che Lorenzo, che Fabio…

Sì, intendevo proprio questo: una ricerca sui suoni e sulle armonizzazioni di spiccato senso progressive, ed agli inizi il progressive era proprio questo….(poi ci si é messa l’iper-tecnica, che non é deleteria, ma é solo un’altra componente, non una base di partenza), per quanto concerne le vostre influenze mi sento d’accordo con quello che mi hai detto, però vorrei chiederti a livello compositivo come vi comportate: jam sessions ad oltranza oppure arrivi in sala prove con il pezzo da “sistemare”, beninteso, tu piuttosto che altri della band?
Max:Abbiamo sempre avuto una tendenza compositiva legata all’improvvisazione di gruppo. Credo che l’80% dei nostri pezzi siano stati composti partendo da riff di chitarra, di basso o tempi di batteria nati dall’improvvisazione. Credo che quando un gruppo musicale (almeno che suoni il nostro genere) riesce a comporre in questo modo si avvicini molto ad un approccio democratico (per dirla in politichese) nella stessa composizione.
In qualche raro caso, più in passato che oggi, sono stati portati dei pezzi già pensati, arrangiati e finiti. Non ritengo sbagliato neppure questo di modo di creare musica e canzoni, forse dipende un po’ dalla personalità dei singoli componenti e da quali dinamiche si creano nel gruppo che, come
ricorda qualcuno, è “qualcosa più della somma dei suoi elementi”. Comunque certe canzoni ci abbiamo messo anche più di un anno a finirle e non so dirti se rendono di più di quelle composte in breve tempo. In JJJ: she’s back again, miracle, so beautiful, e la stessa jjj sono venute di pancia, subito
e le abbiamo finite in breve tempo. Ti chiedo se in generale le canzoni dell’album sono canzoni che un po’ ti rimangono in testa, oppure canzoni da esplorare con ripetuti ascolti oppure qualcos’altro… Credo che alcuni nostri pezzi passati (es. happy coccinella) abbiano una squisita vena POP, non so questi ultimi… Cosa mi dici? Comunque improvvisare è una gran bella scommessa nel senso che lo impari a fare solo dopo anni che suoni con quelle persone. Improvvisare è anche una bella “bagarre” come si dice nel ciclismo, nel senso che è quasi come se si facesse una vera e propria discussione nel gruppo, soltanto che al posto che con le parole, la discussione la si fa con le note e con i suoni… Per cui ti sembra proprio che uno suoni come parli, oppure che per ribellione alla propria verbalità si comporti all’opposto…
Non so se sono chiaro…

Trovo che “jjj” sia un album più omogeneo dal punto di vista dell’intensità,
che ci sia un maggiore bilanciamento fra le varie caratteristiche del vostro “fare musica”, è evidente una maturazione. Passando oltre, che mi dici della scelta di “utilizzare” non solo la tua voce, riallacciandomi alla tua domanda di prima?
Poi, per saltare ad argomenti un po’ “gossip”: so che avete suonato in vari posti nello Stivale…qualche aneddoto?

Max:Sulla scelta di usare altre voci ti posso dire che sin da subito, almeno per la voce di Lorenzo, è stata una cosa naturale. Lui ha sempre cantato qualche pezzo ed anche il fatto che cantassi più io di lui è venuto naturalmente, nel senso che nessuno ha mai detto quanto ciascuno dovesse cantare. Le due voci sono abbastanza differenti, lui canta solitamente poche
parole ed è molto ermetico nell’uso della voce, mentre mi sembra che il sottoscritto cerchi maggiormente le melodie e un inglese un po’ incasinato, forse troppo a volte…
Fabio canta da JJJ, credo che anche il fatto che io esca per un po’ dal gruppo li abbia spinti a sperimentare, a osare maggiormente. Anche il batterista Claudio, negli ultimi brani si diletta facendo i cori…Quindi direi che i milaus in 4 o in 5 di risorse ne hanno! Per quanto riguarda gli aneddoti te ne dico alcuni divertenti:
– ci è capitato di incontrare i 99 posse in autogrill durante dei concerti nel sud italia, e ce li siamo beccati a mangiarsi un bel panino al Burger King, ovvero l’equivalente del MC Donald Europeo. Non mi sembra tanto in linea con quello che dicono nelle canzoni;
– altro aneddoto, Claudio (il batterista) nel 2001 a Catania per lasciare il nostro CD al bassista dei marlene kuntz si fece una cosa come 2 KM di corsa dal ristorante al pulmino e ritorno in un tempo assurdo…non so se poi il personaggio marlene l’abbia mai ascoltato il CD;
– a Livorno dopo un concerto sfioriamo una rissa con dei bulli locali toscani sanguigni che mi avevano fregato il cellulare, dopo che Zonca (il bassista) semplicemente gli fa una battuta alla valtellinese del tipo… “Uè raga qualcuno ha visto un cellulare?”. La rissa poi se la fanno tra di loro con tanto di personaggio con testa sanguinante…
– poi le varie trasferte con il pulmino che si rompe o si scarica la batteria… Una volta è successo in centro a Napoli con un sacco di persone che si fermano con i famosi cavi per riavviare il motore…
– al ritorno dall’Olanda, in Germania Fabio Bonelli cerca di distrarre il poliziotto che ci ferma con discorsi in tedesco maccaronico sulla privacy per coprire i compagni di viaggio e le rispettive sostanze illecite…

Il tuo rapporto con le parole, visto che ti occupi pure di “fare” poesia, a quale testo sei più legato nel nuovo album?
Max:Il mio rapporto con le parole nell’ambito Milaus non è molto semplice…
Primo perchè si canta in inglese che non è la nostra lingua, secondo perchè non lo conosco benissimo (molti testi nostri sono stati scritti con altri amici), terzo l’inglese è la lingua nella quale ci siamo abituati a cantare sin dall’inizio della nostra storia. L’altra mia passione, ovvero la poesia, riguarda invece in
toto la lingua italiana.
Qualche sperimentazione (testi misti in italiano, inglese, dialetto) l’abbiamo provata negli album precedenti. Poi la strada è rimasta lì, forse perchè non ci si credeva più di tanto. In effetti a mio avviso cantare in lingua italiana e in lingua inglese è molto differente, per varie ragioni: modulazione della voce, metrica, costruzione e profondità dei testi etc…
Non è così scontato passare da una lingua all’altra e forse anche il genere nostro
non si presta tantissimo…
Comunque il testo di jjj a cui sono più legato è “searching in all love songs”, bene o male nei miei testi c’è sempre il tema dell’assenza, dell’abbandono e della ricerca di qualcuno… a tratti mi convinco che questo qualcuno sia mia madre (che ho perso 12 anni fa), oppure la paura di perdere i miei figli dopo il “miracolo”della loro venuta al mondo… anche “she’s back again” fondamentalmente è un
testo centrato sul desiderio del ritorno.
Il testo di jjj invece è una sorta di preghiera-ninna nanna finale autoterapeutica, come via d’uscita possibile in questo marasma delle assenze che hanno permeato la mia vita…

Che dire…in bocca al lupo Max, per te e per i Milaus…avete stoffa…ed idee.

www.milaus.it

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Close