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Interviste

Intervista ai MARLENE KUNTZ

Intervistiamo i Marlene Kuntz in occasione del concerto organizzato al Duel Beat di Agnano, locale ormai rilanciato e luogo di tantissimi eventi interessanti.
Spicca tra questi la data dell’ S-Low tour della band di Cuneo. Che non è un concerto acustico.

Intervista di Antonio

Inutile sottolineare la potenza espressiva dei Marlene, anche in questa veste diversa, ed è bene ricordare la totale complicità che il gruppo ha ormai raggiunto con il proprio pubblico.
Ne approfittiamo per parlarne con Cristiano Godano.

Antonio: Il vostro nuovo tour si chiama S-Low. Da dove nasce l’esigenza di presentare uno spettacolo sicuramente più intimo?
Cristiano: E’ una cosa che gira in testa da parecchio tempo secondo me. Forse le esigenze si compenetrano, sono parecchie. Forse la primaria esigenza è quella di poter suonare, ad una larga parte del nostro affezionato pubblico che ci segue, un tipo di repertorio che permetta loro di vedere il concerto senza avere l’idea di andare in guerra a fronteggiare il pogo ad esempio. Un’altra esigenza credo che sia quella connaturata e naturale per un progetto come il nostro che credo, in Italia, come altrove, possa scoprire ad un certo punto l’esigenza di diversificarsi, di proporsi in modi che gli permettano anche di scoprire nuovi locali, nuove realtà dove andare a suonare. Io credo che il tipo di concerto che stiamo facendo adesso merita l’accoglienza nei teatri e spero che prima o poi questa sia una cosa che si possa avverare. I Marlene hanno sperimentato questo concerto in due teatri e siamo stati molto bene a suonare in quell’ambiente lì e credo che anche il pubblico si sia divertito in un modo speciale perché ha sentito la musica veramente in un altro modo, cogliendo tutti i dettagli della nostra composizione. Poi anche l’esigenza proprio di celebrare un tipo di repertorio che i Marlene inseguono da sempre e da ogni disco. Io dico che fin da Catartica il percorso dei Marlene si è caratterizzato attraverso due arterie principali ben precise: una è quella del noise, della forte componente espressiva, dell’irruenza, delle distorsioni arrembanti. Dall’altra però c’è sempre stata un’attitudine e una propensione alla melodia. Penso a canzoni come Lieve, Nuotando nell’aria, Gioia che mi do, Canzone di domani, che sono tutte del primo disco. Sicuramente erano suonate con più enfasi, perché eravamo dei giovani. Però se noi suonassimo adesso quei pezzi verrebbero suonati esattamente come stiamo suonando ora questa parte del nostro repertorio. Quindi queste sono le esigenze.
Antonio: Avete sempre dato molta importanza alle sfumature liriche. In queste nuove circostanze credi che possano avere un aspetto ancora più importante?
Cristiano: Si, lo credo. Una bella definizione che un mio amico, preciso ascoltatore dei Marlene Kuntz e preciso ascoltatore di musica in genere, ha dato del concerto quando lo ha visto è stata:”Questo è un gran concerto di musica italiana”. Laddove intendeva proprio il fatto che le parole dei testi fossero molto più intelligibili ed è una sensazione condivisa da altra gente. Ed è una cosa che a me piace molto, piace a tutti noi Marlene. Non tanto perché stiamo spingendo su una fase cantautoriale del nostro progetto. Quanto perché il modo di porgere questi pezzi, il modo di suonarli, il modo di gestire il suono in sala determina un’attenzione e una cura particolare nei confronti delle liriche. Tutti ascoltano quello che io canto e secondo me è un ottimo traguardo raggiunto.
Antonio: Una cosa molto apprezzata del vostro concerto, oltre ovviamente allo spettacolo in sè, è il fatto che il pubblico fosse a mezzo metro da voi. Era praticamente sul palco.
Cristiano: Si.
Antonio: Questo contribuisce ad aumentare l’intimità di cui dicevo prima. Piace anche a voi questo?
Cristiano: Si. Soprattutto se poi il tipo di risposta è come quella di ieri. Noi in questo tour abbiamo la netta sensazione di essere stati efficaci a livello comunicativo nel far capire alla gente che sarebbe venuta a vedere un certo tipo di concerto dove non sarebbe stati eseguiti certi bombardoni nostri che da dieci anni a questa parte stiamo suonando sempre. E il pubblico accoglie le canzoni con un altro tipo di approccio, che è esattamente quello che speravamo e che forse non osavamo immaginare così diffuso e così sostanzialmente equidistribuito in tutta Italia. Veramente forse un 1% di gente non riesce forse ad accomodarsi in questa situazione, ma è diffusa la sensazione che ovunque si accoglie il concerto nel modo giusto. Un modo che renda ancora più potente l’impatto finale perché ci aiuta a performare nel modo giusto, con la giusta delicatezza, col giusto pathos, con la giusta enfasi. Il pubblico ha cantato dall’inizio alla fine ieri con noi e questo per noi è gratificante. Ha cantato anche tutti i pezzi del nostro ultimo disco ed è una cosa che mi ha facilmente sorpreso, mi ha reso felice. Tutti noi eravamo molto contenti. Un pubblico anche molto tenero devo dire. Mi è piaciuto molto.
Antonio: Ho visto infatti che hai interagito molto con il pubblico.
Cristiano: Si.
Antonio: Per il futuro si parla di un album in inglese o di qualche progetto simile?
Cristiano: Potrebbe essere una cosa giusta da fare se si vuole tentare la via straniera come gli Afterhours stanno provando a fare rendendosi apripista. Tutti noi speriamo che il loro tentativo sia fruttuoso. Siamo tutti sul chi va là. Con una giusta dose di pessimismo e nello stesso tempo con una giusta dose di ottimismo, sappiamo quanto è difficile. Loro ci stanno provando. Io, per quel che mi riguarda per un progetto di questo tipo, devo sperare ed augurare per me una dose sufficiente di energia da spendere nel giusto tempo per poter gestire un progetto complicato come questo. Dove si tratta forse di tradurre i testi, ma in realtà la cosa giusta da fare sarebbe pensare ex novo a delle canzoni nate apposta in inglese.
Antonio: Loro ultimamente hanno avuto qualche problema con una piccola parte del pubblico che, ingiustamente, ha difficoltà ad accettare le canzoni in inglese.
Cristiano: Si. E’ un discorso complesso. Mi sono addirittura giunte voci che l’operazione in sé è criticata, viene pensata come una cosa commerciale e questo è assurdo.
Antonio: Infatti.
Cristiano: Io vorrei poter sottolineare, con tutta l’eventuale autorevolezza che può avere la mia opinione, che il pubblico italiano deve togliersi queste menate dalla testa se no vuole la nostra morte. Altrimenti prima o poi moriremo per consunzione perché non ce la faremo. E’ giusto che noi proviamo queste cose. E’ la nostra musica e noi la gestiamo come ci piace a noi e se noi vogliamo cantare in inglese per una mercato straniero lo facciamo. Questa gente che critica si renda conto che quando ascolta musica in inglese, visto che credo lo faccia, non ascolta solo progetti italiani, qualsiasi gruppo inglese che ascoltano, o americano che sia, non credo che il pubblico americano o inglese abbia il problema dei loro beniamini che esportano la musica nel mondo. E credo che gli Afterhours stiano cercando di fare quello, come qualsiasi gruppo al mondo sta cercando di fare. Quindi è grottesca, ingenerosa, ridicola e assurda questa accusa che si porta ad un gruppo che ci prova.
Antonio: Specialmente, come dicevi tu, visto che si rende apripista. Non solo per il cantato in inglese, ma perché lo ha fatto soprattutto nel passato insieme a voi e a qualche altra band.
Cristiano:Certo
Antonio: C’è qualcosa che ti interessa all’orizzonte della scena italiana? Qualcosa che hai visto che sta nascendo ora?
Cristiano: Sono un ascoltatore purtroppo non attendibile e distratto e stanco quando arrivo a casa. Quindi non mi capita di ascoltare musica rock e faccio ammenda di questo. Ma è un dato di fatto, non sono molto informato. Però, senza retorica, so che ci sono gruppi che suonano bene e le loro cose le fanno benissimo. Non sono in grado di indicarle queste realtà perché non le sto seguendo molto, ma in genere, proprio nei confronti del rock, ho le orecchie stanche dai tour, quando arrivo a casa ascolto tutt’altro: jazz sperimentale, classica contemporanea. L’ultimo disco rock che mi è veramente piaciuto tanto è quello dei Liars.
Antonio: Uno spazio libero. Qualunque cosa tu voglia dire ai lettori.
Cristiano: Non ho molta fantasia in queste cose. E’ il classico tipo di domanda che se ci pensassi mi verrebbe in mente, come quando ci si lamenta di essere al cospetto di un cantante che ammiri e che vorresti dirgli le cose ma in quel momento non ti viene in mente nulla.
Antonio: Questa sensazione la conosco.
Ridiamo
Cristiano: Si, è così. Io so che la vostra è una realtà virtuale. In genere quello che la mente ha nei riguardi dei siti in rete è l’assenza, potenziale e manifesta in genere, di sensibilità di chi interviene e dice la sua ma è mascherato dai nick. E’ una cosa che mi permetto di suggerire. E’ bene provare a essere sempre un po’ attenti con la sensibilità, perché leggere certe nefandezze e certe grossolanità è assurdo spesse volte. Quindi più sensibilità in rete. Anche se c’è la possibilità di mascherarsi questo non conferisce la liceità di dire stupidaggini o cattiverie anche ingenerose.
Antonio: E’ infatti uno strumento che potrebbe essere usato meglio. Tanti vantaggi e tanti limiti.
Cristiano: Si. Adesso se ho lilgiusto ricordo di Impattosonoro mi sembra un sito molto attento. Però spesso anche chi scrive, i redattori, si prendono lo stesso tipo di responsabilità all’insegna della stessa assenza di sensibilità. Io credo che voi abbiate delle responsabilità in questo senso e dobbiate gestire con l’idea di fare qualcosa che ha un ritorno al livello di opinione pubblica e che quindi la costruisce, per quanto sia minima e circoscritta. Però c’è un senso di responsabilità in tutto ciò. Credo che tu possa condividere.
Antonio: Al 100%. Grazie ancora e complimenti per lo show.
Antonio
redazione.napoli@impattosonoro.it

www.marlenekuntz.com

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