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AFTERHOURS – Bologna, 11/03/06

L’Estragon ha aperto le porte del nuovo locale, decine di volte più capiente della storica officina di via Calzoni, infilando subito due sold out: Modena City Ramblers nel giorno dell’inaugurazione e Afterhours la sera seguente, quella a cui ero presente.

di Luca Lanzoni

Il Ballads for a Little Hyenas tour che ha portato gli Afterhours in giro per l’Europa con notevole successo, ritorna in Italia per far ascoltare ai fan i brani tradotti in inglese di Ballate per Piccole Iene.
La sinfonia dei Topi seguita da White Wedow fanno subito intuire l’anima bilingue del nuovo tour. Si prosegue ascoltando Non Si Esce Vivi Dagli Anni 80, Il Sangue Di Giuda, con finale anglofono, al termine della quale dalle prime file uno sparuto gruppetto inneggia alle canzoni in italiano dimostrando di avere la sensibilità artistica e la capacità critica di chi elogia il più brutto pezzo di Vasco solo per l’icona che ormai rappresenta, ma gli Afterhours non vogliono essere stereotipati in un paio di pezzi che tutto il pubblico canta, sono veri artisti che mutano nel tempo e cercano di stimolare il proprio pubblico con progetti sempre nuovi. Sui Giovani D’Oggi Ci Scatarro Sù sembra arrivare proprio a redarguire il coretto di richiedenti sotto il palco. Suonano meravigliosamente The Thin White Line e Ballad For My Little Hyena, dando prova di come questi pezzi non abbiano semplicemente subito la traduzione delle liriche, ma come essi siano veri e propri brani nuovi con una sonorità del tutto diversa e particolare. Male Di Miele dedicata da Agnelli a chi rispetta la loro musica, Voglio Una Pelle Splendida, Quello Che Non C’è sono interpretati con matura sicurezza e impreziositi dal nuovo componente della band, Enrico Gabrielli, che si alterna al piano rodhes e al sax, regalando nuove sfumature ai vecchi pezzi. Il Sangue Di Giuda muta sul finale in Judah’s Blood, mentre il pubblico continua a cantarla in italiano creando intrecci con la voce di Agnelli. 1.9.9.6. è introdotta dalla voce del nuovo bassista, Roberto Dell’Era, e suonata con grande pathos ed energia, la successiva Ritorno A Casa è recitata con meno intensità del solito, ma con un filo di sarcasmo che la rende quasi una provocazione nei confronti della piccolissima fetta di pubblico intollerante ai mutamenti artistici. Fresh Flesh viene suonata tra due pezzi del loro primo album in italiano: la psico-noise Ho Tutto In Testa Ma Non Riesco A Dirlo, resa ancora più allucinata dal sax, e la rabbiosa Germi.
Quando viene suonata Bye Bye Bombay la folla canta il ritornello al posto di Agnelli: “Io non …Tremo/ è solo un po’ di me che se ne va”.
Dopo una violenta e intensa Rapace arriva l’ultimo brano della serata, forse il più struggente, meglio arrangiato e intimo degli Afterhours (sia nella versione italiana che in quella inglese): Andrea’s Birthday.

Luca Lanzoniwww.dissenzoo.com

www.afterhours.it

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