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IL REGISTA DI MATRIMONI


Scheda


Titolo originale: Il regista di matrimoni
Nazione: Italia, Francia
Anno: 2006
Genere: Commedia
Durata: 107′
Regia: Marco Bellocchio
Cast: Sergio Castellitto, Donatella Finocchiaro, Sami Frey, Gianni Cavina
Produzione: Eurimages, Film Albatros, Rai Cinema, Dania Film
Distribuzione: 01 Distribution
Data di uscita: 21 Aprile 2006 (cinema)

Franco Elica e’ un regista di successo che sta progettando una nuova versione de I promessi Sposi, quando decide di abbandonare tutto, anche per problemi con la legge. Si ritrova a Cefalu’ ospite di un regista di matrimoni suo ammiratore..

Il film di Bellocchio e’ sicuramente interessante nella sua riflessione sul cinema, dal dilagare del filmino matrimoniale che fa sentire gli sposi delle star tanto che sono disposti a tutto, fino alla figura grottesca di Orazio Smamma, regista misconosciuto dalla critica che si finge morto pur di ottenere l’ambito premio David di Michelangelo.
Nelle parole amare di Smamma molti hanno visto una rivalsa contro il mancato Leone per Buongiorno notte, il precedente lavoro di Bellocchio; io invece credo che lo scegliere un’attore come Gianni Cavina per il ruolo del regista disprezzato, cosi’ legato alla cerchia di Pupi Avati, punti anche l’attenzione sul regista bolognese, ingiustamente dimenticato dalla corsa agli Oscar stranieri e dai recenti David di Donatello per il suo La seconda notte di nozze.
Alla satira sul cinema italiano, incapace di comunicare sentimenti e situazioni attuali (lo stesso Elica sta riproponendo l’ennesima versione de I promessi Sposi mentre sullo schermo compaiono framnti della versione del 1941 di Mario Camerini) si intreccia una storia d’amore dai toni fantastici con una bella principessa siciliana costretta a un matrimonio d’interesse per salvare le sorti del casato.
Se Bellocchio si fosse limitato a un rovesciamento dei moduli stilistici de I promessi Sposi: evitare un matrimonio d’interesse che s’ha da fare per forza, il film sarebbe stato sicuramente molto interessante e piacevole, purtroppo il regista cade nella solita trappola della psicanalisi (e’ noto il legame che unisce le sceneggiature di Bellocchio allo psicanalista Massimo Fagioli) cosi’ la pellicola si appesantisce di vecchie suggestioni psicanalitiche: il farsi guidare da un vecchio pazzo o una giovane fanciulla attraverso oscuri passaggi e’ un allusione archetipa francamente superata e stravista.
Si finisce cosi’ per frammentare e irrigidire un’opera che poteva essere in grado di gettare uno sguardo lucido e grottescamente divertito sulla situazione cinematografica italiana.

avag

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