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THE ORGAN + INFADELS – Milano, 25/04/06

Le Organ sono 5 ragazze canadesi molto molto giovani che nel 2004 hanno composto un disco ‘Grab That Gun’ che ha faticato ad essere distribuito. Oggi nel 2006 finalmente il disco viene distribuito anche da noi e dopo due anni di tour continui negli States e passaparola via web, le ragazze fanno il botto.

di Alberto Canarecci

Eccomi quindi al Transilvania per la loro seconda data italiana (la prima sold out al Covo di Bologna con folla di gente rimasta fuori dal locale) assieme agli Infadels.

Le Organ mi ricordano molto quei gruppi di ragazze che ci sono in ogni scuola superiore, un po’ punk, un po’ new wave, un po’ bisex, un po’ tormentate, un po’ incazzate e lo dico con tutto l’affetto possibile.
Salgono sul palco e attaccano subito con i pezzi centrali del disco con un’aria un po’ indolente e scazzata. Chitarra, basso e organo in primo piano voce e batteria in secondo. Col secondo pezzo viene aggiustato il volume della voce e finalmente il gruppo gira a dovere e ci si immerge subito nei pezzi malinconici del disco. La batteria comunque rimarrà sempre in secondo piano e a mio parere sarà l’anello debole del suono del gruppo. Le altre infatti mostrano una certa sicurezza, anche se qualche errorino ci scappa pure tra un accordo sbagliato, un fuori tempo ecc. ma questo le rende più umane e simpatiche. Tra un pezzo e l’altro la cantante Katie Sketch ringrazia il pubblico con una vocina da adolescente che disarma e cozza con la voce profonda hce tira fuori nei pezzi. La cosa che si nota maggiormente è il rapimento del pubblico nell’ascolto dei pezzi, molti ragazzi li cantano pure a memoria. Il coinvolgimento è massimo quando attaccano Brother, Steven Smiths e Sinking Hearts. Chiudono la mezz’ora di concerto con un pezzo che andrà a finire nel prossimo disco una ballad romantica e scheletrica per chitarra acustica, voce e basso con l’elettrica che fa dei piccoli inserti taglienti e la batteria usata nei soli piatti. Il pezzo segna quindi già un cambio di suono e di struttura dei pezzi. Scendono dal palco osannate da un pubblico totalmente conquistato. Poco dopo le ritroviamo al banchetto dove vendono una marea di merchandise, firmano autografi e scambiano chiacchere con tutti. Dopo un’ora la fila non è stata ancora smaltita. Brave, simpatiche e disponibili.

Poco dopo salgono sul palco gli Infadels, quintetto britannico sulla scia di gruppi come Bravery e Maximo Park da una parte ed Electric Six dall’altra. Attaccano e saltano, picchiano, urlano, si dimenano con un pezzo con batteria disco, tastiera kitch super distorta e chitarra pop punk. Insomma la musica degli Infadels ti fa allargare un sorriso sulla faccia (e non so se sia proprio un bene) e anche muovere il piede, però che tamarrata! Dopo un po’ si scade davvero sul patetico: il cantante sembra un incrocio tra quello dei Negramaro e dei Subsonica ma maggiormente macchietta e il tastierista esagera sempre e comunque involgarendo tutti i suoni. L’impressione è di una band studiata a tavolino e piena di pose rock veramente fastidiose. Ad un certo punto suonano una ballata, ma non resistono: batteria in 4/4 in levare e volumi a palla. Ma lo scandalo è quando parte un pezzo-plagio dei New Order di Get Ready o Siren’s Call. Veramente imbarazzante, ne ho abbastanza e me ne vado! Le Organ invece sono ancora lì serene e rilassate a far chiacchere con i fan!

Alberto Canarecci

www.theorgan.ca
www.theinfadels.co.uk

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