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BUBBLE


Scheda


Titolo originale: Bubble
Nazione: USA
Anno: 2006
Genere: Drammatico
Durata: 73′
Regia: Steven Soderbergh
Cast: Debbie Doebereiner, Dustin Ashley, Misty Wilkins, Decker Moody
Produzione: Section Eight LTD., Bubble Film Company
Distribuzione: Mediafilm
Data di uscita: Maggio 2006 (cinema)

Bubble (“recensione terra terra”)

La morale è “A chiedere favori prima o poi uno ci rimette la pelle”. Ne sa qualcosa Moggi e la sfilza di facce di bronzo che entra ed esce dalle procure di mezza Italia.
Ma lasciamo per un attimo la nostra nazione. Fate finta di essere in Ohio (si pronuncia OAIO). Per aiutarvi nella ricostruzione immaginifica, se non sapete com’è fatto l’Ohio, vi dico che è come il Molise: non c’è una ceppa! Solo che è grande un milione di volte il Molise… Quindi una ceppa per un milione di volte fa… sempre una ceppa! Però, siete bravi in matematica!
Insomma in quest’Ohio ci sono Martha e Kyle, due operai con una vita sfigatissima. Martha ha superato i 40 malamente, è rossa di capelli e sicuramente non scopa da una vita. Durante la sua inutile esistenza svolge 4 compiti quotidiani: assiste il padre decrepito e ormai privo di spessore neuronale (sempre che ne abbia mai avuto in vita sua), pettina bambole in una fabbrica, a casa cuce vestiti per bambole e quando non fa queste cose mangia schifezze di ogni tipo. Sta sempre a mangiare. Si ingozza di BigMac e tracanna Coke dall’alba al vespro. E la domenica tutti in chiesa, quella metodista. La chiesa metodista… che flash-back c’ho in testa: “Fight Club”! Gli incontri dei malati terminali si solgevano nella chiesa metodista! Grande Ricca!
Vabbè, Martha è questa sfigata… Logicamente non poteva non essere grassa. Ogni tanto le puntano un faro, ma niente di che… Comunque ribadisco: questa non scopa da una vita!
Poi c’è Kyle, un tipo secco che a 25 anni non arriva, ma che tanto sveglio neppure sembra. Il ragazzo è sfigato, sì, ma meno della sua collega di lavoro. Purtroppo deve fare due lavori, uno alla fabbrica dove lavora la cicciona rossa, e l’altro in un’altra fabbrica in cui spala tutto il tempo. Quindi tra un lavoro e l’altro quando torna a casa gli rimane giusto il tempo di dormire, ma il ragazzo quanto meno c’ha un po’ di erba e allora, all’insaputa della madre, si fa il suo personalino prima di andarsene a letto. Per inciso: non scopa neanche lui. Però almeno fuma…
Insomma la vita ai due sembra perfetta così. Immersi nel nulla americano, sono gocce di piombo in un bicchiere di mercurio. Non li muove manco a gesucristo quei due.
Se non che arriva finalmente l’elemento perturbante: la figa. E’ la nuova operaia della fabbrica… una specie di Ashley Judd dei poveri. Una tipa decisamente rock, di una bellezza slavata, che va in estasi per i tipi artistoidi della serie “mi insozzo i muri di casa mia di graffiti perchè io sono un artista”. Ma va’ a laurà…
Bè che ti combina la figa di turno? Comincia a intrallazzare con Kyle (che stavolta forse scopa, forse!) e cerca di farsi amica Martha. Perchè? Per fotterli, ecco perchè… Perchè questa c’ha pure una figlia e forse vuole mantenerla fottendo gli altri. Insomma sfigata pure lei, però figa… e stronza!
Però non puoi rubare ai morti di fame. E non puoi neanche farli incazzare perchè questi c’hanno già la loro bella vita di merda… e come niente ti trovi le mani al collo e poi non dire che non t’avevo avvertito.

Bubble (recensione intellettualoide)

Questo film è la dimostrazione di come la semplice rappresentazione della realtà che filtra attraverso gli occhi di un regista di talento si tramuti in arte quale comunicazione emozionale. Qui la lezione del Von Trier di “Idiots” e di “Dancer in the dark” si concretizza trovandosi a suo agio tra le intercapedini alienanti della provincia americana.
Finto come le inquietanti bambole che si susseguono nel film, il perbenismo della prtagonista è talmente radicato in lei che neanche di fronte all’evidenza di un tragico evento acquisisce coscienza e consapevolezza delle sue azioni reali, e delle conseguenze che da queste possono derivare, rifiutando ogni responsabilità materiale.
E’ affascinante e al contempo disarmante l’intensa semplicità che pervade il film. Affascinante perchè coinvolgente, ma nel coinvolgimento emotivo ci sentiamo annichiliti dall’impossibilità di mutare il nefasto corso degli eventi perchè siamo spettatori. Mai come in questo caso, siamo solo spettatori. Tra diapositive dei macchinari di una fabbrica di bambole, il regista dimostra come anche tra le apparenti tranquillità delle pieghe sociali di una comunità (si spera) evoluta si possa nascondere l’inquietante barbarie che alberga in ognuno di noi.

Entrambe a cura di mao168

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