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The Twilight Singers – Powder Burns

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Ci sono storie che trascinano dietro di loro l’odore del fumo, ci sono storie che sfuggono alla luce del giorno, che si nascondono nell’ombra della sera, dentro bicchieri pieni e stanze d’hotel disordinate, c’è solo un modo per assaporarne l’essenza: aspettare il crepuscolo e mettere nel lettore cd questo nuovo lavoro di Greg Dulli e soci.

C’è una voce che ci guida attraverso le onde della notte, chiusi dentro questa macchina con i vetri scuri, nascosti alla vista degli estranei stiamo attraversando la città, uomini suonano all’angolo della strada, la voce ci parla di loro, ci prepara a questo viaggio all’interno del cuore morto di questa città, scivoliamo fra le braccia di New Orleans.
E’ qui che è nato questo “Powder burns” fra i bar che trasudano soul e blues e la notte fatta di anime scure che scappano dalla luce e che un giorno non torneranno più, quel giorno che il crepuscolo di acqua e vento durerà giorni e strapperà via ogni cosa.
Greg Dulli in queste canzoni si porta dietro il nero delle nuvole e la disperazione della gente persa per strada e ne canta i pensieri mentre vagano fra le macerie lasciate dal disastro.
Ed è proprio la voglia di tornare alla vita, la speranza di poter lasciare un giorno alle spalle il terrore del cielo in tempesta che ha convinto Dulli a completare comunque l’album a New Orleans, dove l’aveva iniziato prima della tragedia, nonostante i problemi dovuti alla mancanza continua di corrente elettrica ed alle numerose difficoltà ad accedere alla città, come se fra lui e quelle strade ci fosse un patto, come se quel paese fosse un amico a cui non si può negare un favore.
Dal punto di vista musicale questo è sicuramente il disco più compatto dei Twilight singers, con un senso di frustrazione e dolore che permea tutte le tracce, ma è un dolore rabbioso, deciso, in cui la voglia di tornare alla vita è forte, come la speranza, unica guida per la gente di New Orleans.
Le canzoni dell’album ci mostrano un Greg Dulli in gran forma, capace di scrivere ancora una volta delle grandi canzoni, prima fra tutte “Bonnie Brae”, autentico gioiello dal testo assolutamente poetico, in cui il nostro è affiancato da Ani di Franco alla voce ed impreziosito da un giro di basso che guida il cuore direttamente verso le stelle, esattamente dove ci si può trovare con “Underneath the waves” per poi scendere velocemente a terra con la ritmata “My time (has come)” che altro non è se la versione riveduta e corretta di “La vedova bianca” degli Afterhours su cui Dulli ha scritto un testo ex novo (se si conta la stesura in inglese fatta dalla stessa band di Milano questa versione è la terza) per adattarla maggiormente al suo stile e al suo timbro di voce, quel timbro di voce così particolare che continua a cantarci le sue storie fumose e nere che si allungano dietro di noi come ombre e che una volta ascoltate non ti fanno tornare indietro più.

Tracklist
1- Toward the waves
2- I’m ready
3- There’s been an accident
4- Bonnie Brae
5- Forty dollars
6- Candy cane crawl
7- Underneath the waves
8- My time (has come)
9- Dead to rights
10- The conversation
11- Powder burns
12- I wish I was

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