Menu

Recensioni

Thom Yorke – The Eraser

-

Ascolta

Acquista

Tracklist


Web

Sito Ufficiale
Facebook

Strana gente i Radiohead. Nel bel mezzo del tour di un disco che non c’è e di cui è ancora difficile prevedere le modalità e i tempi di realizzazione e di uscita, sbuca fuori l’esordio solista di Thom Yorke. Una vera salvezza questo lp dall’inquietante titolo “THE ERASER”. Perché pare che l’artista più autenticamente paranoico degli ultimi dieci anni fosse ricaduto ancora una volta nel tunnel della crisi depressiva da successo come già avvenuto, del resto, durante le sessioni di registrazione di “Ok Computer” e durante la lunga pausa sabbatica, preludio di “Kid A”, dopo lo snervante del tour di quel disco immenso quanto scomodo. “Personalmente volevo mollare tutto per un po’, ma ho scoperto presto che entri in crisi di astinenza” ha dichiarato infatti in una recente intervista che aveva fatto temere il peggio riguardo agli sviluppi futuri del quintetto di Oxford. Da un lato la voglia di suonare con tutto il peso di responsabilità derivante dalla consapevolezza di essere una delle band più importanti del pianeta, dall’altro la volontà di staccare la spina e ritirarsi nella quiete domestica con la moglie e i suoi due figli.
Nove canzoni che vanno prese come un tentativo di andare avanti, di non chinare la testa, e non certamente come il preoccupante segnale di una crisi o addirittura come il primo passo verso lo scioglimento, anche perché gli altri quattro Radiohead hanno accettato di buon grado la scelta di Thom e sembra che, chi più chi meno, abbiano persino gradito l’esperimento. “THE ERASER” va preso proprio come un esperimento. Nessuna grande di pretesa di stupire che rischi di offuscare quanto fatto e quanto sarà fatto dalla band. Nove tracce per quasi quaranta minuti di elettronica lineare, moderata, ai limiti della bassa fedeltà. Apre la title track “The Eraser”, sfogo liberatorio e appassionato, attorcigliata nel morbido tappeto di piano ed effetti levigato magistralmente dal fedele produttore e amico Nigel Godrich. Niente è mai sopra le righe. La voce non raggiunge quell’enfasi e quegli eccessi di pathos e disperazione a cui Yorke ci aveva abituato. E’ lo sfogo sommesso dell’artista che osserva con distacco e rassegnazione le nefandezze della realtà, “Analyze” (Stai solo recitando una parte/Non c’è tempo per una psicoanalisi). “The clock” (Stai solo facendo scivolare le tue mani sull’orologio) avrebbe fatto un figurone in “Hail To The Thief”. Versi spettrali persi in stridori claustrofobici, ritmica sincopata quanto una “I might be wrong”, giro di basso groove. Ancora meglio, la tetra andatura dark di “Skip divided” (Quando cammini in una stanza tutto scompare/Quando cammini in una stanza c’è un casino terribile/Quando cammini in una stanza io sparisco) in cui la ricerca vocale si assesta su livelli mai raggiunti in un’esaltante oscillazione tra progressioni hip-hop, angoscianti mugolii e sfoghi blues. Inquietante. Di tutt’altro tenore l’energico, rilassato, seducente nelle sovrapposizioni vocali il trip-hop accelerato di “Black swan” (Ciò che coltivi marcio non crescerà retto/E' il prezzo che devi pagare). Nel glaciale scorcio intimista di “Atoms for peace” (Così tante bugie, troppe bugie/Ma avverti l’amore che ne viene fuori) Thom si rivela la risposta maschile a Bjork con incredibili gorgheggi che arrivano dritti al cuore emergendo dal consueto oceano minimalista di effetti, echi e tastiere.
Segue l’unica fase veramente movimentata, via di mezzo tra Autechre e Aphex Twin, l’ossessionante apocalisse metropolitana di “And it rained all night” (Il ticchettio di una bomba ad orologeria/Sottoterra, sotto 50 piedi di cemento/Era una piccola perdita, diventa un lago) dove a naufragare, più che New York, è la coscienza del cittadino e la pioggia minacciosa ha un valore allegorico tutt’altro che catartico e salvifico. Lo spettro di Brian Eno aleggia su ogni brano. La voce di Yorke , intrappolata, ingabbiata nell’accompagnamento a tratti freddo e asettico, è l’immagine più efficace per descrivere le atmosfere e le tematiche che emergono dai testi. Sempre pervasi di quel pessimismo tra Orwell e Philip K.Dick, costruiti su un solido impianto di metafore sui meccanismi perversi della società del terzo millennio. Il rifiuto dei lati più disumani di un’umanità sull’orlo del cataclisma. L’errore, il rimpianto, l’inadeguatezza, gli incancellabili fantasmi del passato, le molteplici incognite del futuro, l’inarrestabile corsa del tempo. Era però dai tempi di “Electioneering”, seppur con invettive molto più ironiche e indirette, che i testi di Yorke non si scontravano con l’attualità con i termini dell’attualità. Perché anche nel “politico” “Hail to the thief”, dal titolo più o meno ispirato dallo slogan anti-Bush, prevaleva un linguaggio prevalentemente figurato, fortemente allegorico e ricercato, difficile da cogliere a primo ascolto. Nel brano dai toni meno trattenuti, soliti loop travolti da orchestrazioni struggenti e pause ambient, “Harrowdown hill” (Non riesco a sopportare le pressioni/Non chiedermi di chiedere spiegazioni al ministro) basta interpretare il titolo per capire che è esplicito il riferimento alla collina nel cui bosco fu rinvenuto il cadavere di David Kelly, il macrobiologo inglese suicidatosi (o assassinato?) tre anni fa dopo aver smascherato le incongruenze del dossier-Blair sulle armi di distruzione di massa in Iraq. “Cymbal rush” è l’ultimo accorato messaggio, e qui rientra il tema della fuga e del ritiro, assai ricorrente in “Ok computer” quanto in “Amnesiac” (Prova a salvare la tua casa/Prova a salvare le tue canzoni/Prova a fuggire/Ma non allontanarti), con il coinvolgente sfogo finale che ricorda nell’incedere quasi wave “There There” con la differenza che non ci sono comunque chitarre, ma il solito rassicurante tessuto di effetti, che ai più farà magari etichettare questo disco come monotono e ripetitivo. Più che monotono è un album monocorde, un eccellente pamphlet del minimalismo contemporaneo tra elettronica e avanguardia orchestrato da una delle migliori voci viventi.
Il bello è che il prossimo disco della band al completo sarà di tutt’altra natura. Strana gente i Radiohead.

Tracklist
1 the eraser
2 analyse
3 the clock
4 black swan
5 skip divided
6 atoms for peace
7 and it rained all night
8 harrowdown hill
9 cymbal rush

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Altre Recensioni

Close