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DANIELE SEPE – Sesto Fiorentino (FI), 22/06/06

L’alieno esibitosi nello splendido parco di Villa Solaria è Daniele Sepe, sassofonista, compositore, arrangiatore, Maestro ma soprattutto napoletano.

di Daniela Dello Russo

Diciamolo: un terrone che ha fatto della meridionalità il suo biglietto da visita, in un’ostentazione di virtù musicali che non ha eguali in Italia.

..NON SOLO PIZZICA

Villa Solaria di Sesto Fiorentino è stata la perfetta location del concerto di Daniele Sepe, che ha colorato la calda serata con le note del suo sax e dei vari “isterici”strumenti a fiato, protagonisti indiscussi delle sue canzoni coronate anche dalla potente voce della vocalist Coco..
Atmosfera tranquilla, rilassata e distesa dalle note di Sepe e della sua Band, almeno fino a quando il fermento generale ha portato tutti, o quasi, ad alzarsi per scatenarsi al suono di pizziche e tammurriate psichedeliche. A questo punto, il surriscaldamento toscano era tale da generare l’ironica ammirazione da parte del Nostro che sfociava in ripetute provocazioni verso un pubblico, seppur nordico, stranamente scapace di apprezzare i tarantolati ritmi di stampo terronico e di reclamarne a gran voce un’ulteriore dose, fino allo sfinimento generale.
Puntualizza Sepe: < I tarantati non esistono più...per fortuna, grazie alle riforme sanitarie....oggi, sono riprodotte come il Menejto e Cha Cha Cha, che forse sono più sensuali, ecc..ecc>, ma qui, aggiungo io<..al di là della questione antropologica, ciò che ci resta è un grande patrimonio di musiche e parole, danze e colori che continuano ad essere interpretate ancora oggi, con uno spirito sicuramente più folckloristico e discutibile, ma altrettanto importante per la continuità culturale>

Per chi si aspettava il solito concerto di pizzica e tammurriata, bene, sarà rimasto sorpreso e sicuramente affascinato da quei suoni così poco popolari, ma ben più ricercati e sperimentali, come solo Sepe poteva crearli. Sonorità mediterranee in cui riecheggiano senza sosta tracce di napoletaneità si fondono con apparente semplicità a ritmi jazz e brazil-arabeggianti, grazie soprattutto agli ingranaggi dell’arrangiamento orchestrale tenuti a bada dal Maestro partenopeo. Ecco allora che emergono da non si sa dove tammurriate che assumono i tratti rockeggianti alla Frank Zappa, la tarantella del Gargano in versione dub; “Yerakina” dal sapore dei Balcani e molto altro ancora a completare uno spettacolo di polietnia musicale davvero impedibile.

Daniela Dello Russo

www.danielesepe.com

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