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AREZZO WAVE 2006 (11-16 luglio)

Questo è un reportage un pò diverso dagli altri.
Non è la solita recensione dove si parla solamente del live, della scaletta di un concerto, di come il gruppo ha suonato.
Proprio perchè l’Arezzo Wave ha avuto un pubblico di oltre 150.000 persone in 6 serate sarebbe stato forse un pò banale e scontato descrivere solo quello che tutti hanno visto.
Questa è la descrizione non solo dell’ “onda aretina” ma di un intero mare di musica, pensieri e parole.

di Monelle Chiti

L’Arezzo Wave è un pò come le ciliegie: una tira l’altra. Il paragone mi sembra quasi perfetto: vieni una volta e poi vorresti venirci tutti i giorni.
Fantastico come certe persone riescono ad essere coinvolte da un’unica passione, in questo caso la musica. Ma non solo.
Ci sono stati giorni in cui più che per la musica la gente andava per incontrarsi, per curiosare qua e là ed avere come sottofondo una bella colonna sonora.

Questo è l’unico festival in Italia dove si suona a tutte le ore; si inizia con lo Wake Up Stage dalle 10 del mattino, dove si esibiscono principalmente artisti emergenti. Si possa poi allo Psycho Stage, stesso palco e stessa location dello Wake Up, dove gruppi che hanno già una carriera formata o in corso nel circuito prettamente alternativo (come gli Amari, Marco Parente, Marta sui Tubi, Settlefish ecc..) si esibiscono a partire dalle tre del pomeriggio fino alle otto della sera. Nel pomeriggio intanto altri diversi palchi sparsi per la città come il ComicWave, il GiocaWave, l’ElettroWave ecc… celebrano altri tipi di arte… insomma, ce n’è per tutti i gusti. Poi la sera tutti al Main Stage, il palco principale del festival, dove quest’anno si sono alternati gruppi come Caparezza, Roy Paci, Skin, Sinead O’Connor, Gianna Nannini, Marlene Kuntz, Verdena, Baustelle e tanti altri.

Lo Wave è una cosa talmente impressionante che ti coinvolge completamente tanto da essere quasi costretti a dormire solo 4 ore per notte. Non è solo un fatto di questioni d’orario, ovviamente ogni sera lo show terminava sempre tardi… è anche una questione di adrenalina. In ogni caso c’è quel qualcosa che ti dà la forza per fare tutto nonostante la stanchezza. Forse le varie soddisfazioni nel sentirsi dire certe cose. Certi complimenti sono davvero speciali. Mi auguro solo che siano detti con il cuore. Capita che vengono fatti da persone che magari non sanno molto di te, ma in ogni modo fanno piacere.. in fondo un minimo di cognizione ce l’avranno pure loro. Capita poi che vengono fatti da persone a cui tieni e allora assumono un valore maggiore.

C’è da dire che quella di quest’anno è stata un’edizione straordinaria: 170.000 presenze in 6 giorni per 12 diverse aree di spettacolo. Un record. Considerando anche che chi entrava al Main Stage dalle 21.15 in poi è entrato pagando un biglietto di 5 Euro. Strano ma vero, ma sono stati staccati 50.000 biglietti. Il Festival comunque è rimasto gratuito ed ha permesso a tutti di entrare gratuitamente entro quell’orario. I motivi di tale scelta sperimentata quest’anno per la prima volta sono stati due: il taglio di finanziamenti comunali della giunta precedente e la speranza di incentivare la presenza del pubblico fin dalla prima esibizione delle band minori. E su questo non avevano tutti i torti.

Fortuna che non c’è giorno che non pensi quanto spesso non è mai come si creda.
O meglio… mi ricredo! Certa gente non è sempre come si pensa inizialmente.
Ho conosciuto meglio delle persone qua che se avevano un appunto da farti te lo facevano. Nel bene e nel male. E gli appunti fatti così, spontanei e genuini sono sicuramente i migliori.

Ma fino a qui sono cose che forse tutti già sapevano.
Certo, una premessa ci stava. L’Arezzo Wave lo conoscono pure all’estero, figuratevi qua in Italia.
Ma quello che si vede poi su un palco è solo la minima parte di ciò che succede al di là, o meglio al di sotto, di ciò.
In ogni ambiente ci sono i pro e contro… ma trovare qualcosa su cui fare una critica è difficile; tutto allo Wave è stupendamente funzionante. Non che sia un ambiente rigoroso, anzi, c’è molta libertà, è che le cose qua funzionano sempre bene; si incastra tutto alla perfezione anche quando non è programmato.
Nonostante le atmosfere frenetiche che caratterizzano gran parte dei festival, qua tutti sono tranquilli. Non senti gente che urla, gente che si arrabbia al telefono perchè si è in ritardo con la scaletta, non senti mandare a quel paese qualcuno perchè si è sbagliato a fare qualcosa. Insomma… il clima è davvero ok!
I musicisti sono tutti disponibili e carini. Trovi quelli che si lasciano pure andare a battutine e scherzetti vari, quelli che ti ringraziano cento volte per una cosa, quelli che non hanno un cd demo da recensire (e se non si organizzano loro che sono emergenti….), quelli che con una coca cola credono di ingrassare, quelli che se non hanno le sigarette sclerano… così cose… piccole manie/fobie degli artisti, ma anche della gente comune… quelli che, come diceva il buon Frankie, benpensano!

Ma si sa, alcuni li inizi a conoscere veramente solo trascorrendoci molte ore assieme. Trovi quelli d’impatto, quelli che credi di capire molto di loro appena li vedi e quelli che finchè non ci trascorri certi momenti e situazioni assieme non capirai mai il loro vero modo di essere. L’apparenza inganna. Sempre. E di questo ne sono sicura.

La prima sera c’è stato un live sicuramente degno di nota: quello di Caparezza. Lui è in grado di far ridere, ballare, riflettere. Con i suoi dialoghi e le sue battute ironiche e a volte sarcastiche riesce sempre a colpire. Teatrale, scenico, coinvolgente… un susseguirsi di canzoni a cui vengono abbinate, recitando dal Capa stesso, particolari situazioni. Cose mondane, cose di tutti i giorni, a volte strane o surreali… “Habemus Capa” insomma. E se ce l’abbiamo cerchiamo di usarla. Il concetto è questo.

Sono sicura che ogni persona è spesso condizionata anche dalla situazione in cui si trova… dalle persone con cui si trova in quel momento.
Vorrei che tutti fossero sempre sè stessi, che il carattere non cambi a seconda del posto, della gente che si ha intorno… condizionati da quello che succede… ma purtroppo ho capito che non così. Ci sono persone che se conosci dopo un concerto non sono le stesse che vederle dopo una giornata in spiaggia.
E’ strana questa cosa, ma è così… forse è così anche per come sono io… Ma vabbeh, la cosa fortunatamente non è sempre negativa, anzi, ti fa vedere le varie “anime” di ogni persona.

Due giorni dopo invece ci sono stati i Verdena. Ritornavano a suonare in Italia dopo quasi un anno. Nel frattempo intanto hanno girato l’Europa in lungo e in largo esibendosi un pò ovunque. Vengono proposte le nuove canzoni… lunghe, lunghissime, alcune ancora in fase di assestamento. Sembra quasi un live strumentale visto che le parole di Alberto non si riescono perfettamente a capire. Sembra tutto scorrere normalmente ma ad un certo punto sale sul palco Francesco dei Baustelle e con loro rende omaggio ad una canzone di Syd Barrett. A detta di Alberto questo duetto “..è uscito un pò di merda!”. Pensare che il duetto a Bianconi lo ha chiesto lui.
Ma vabbeh, almeno la buona intenzione c’era. Barrett non è certo uno da prendere alla leggera, un pò di responsabilità nel riproporre una sua canzone c’era. E chi rischia per fare una cosa è sempre da prendere come esempio. Se non altro appunto, almeno ci ha provato.

Chissà se ne vale sempre la pena… Qua all’Arezzo Wave sicuramente sì.

Poi è la stessa sera è stata la volta dei Baustelle. Loro sono uno di quei gruppi che o si ama si odia. C’è chi non li sopporta perchè ora sono commerciali e magari anche perchè vendono una marea di dischi. Dicono che prima c’era più energia, più adrenalina nei loro live e adesso no. Questo è quello che si legge in giro, quello che certa gente pensa. Quando un gruppo è un pò di nicchia, quando magari ha solo un pubblico ristretto e poi le cose cambiano non è facile per nessuno abituarsi a tutto ciò. Un gruppo non può cambiare atteggiamento nei confronti della musica solo perchè ha un contratto con una major.

Io credo che quello che cambia è quello che sta intorno a te, quello che la gente pensa di te. E cambiando questo forse cambia anche tutto il sistema.

Ha ragione Bianconi a consigliare ai gruppi emergenti di trovarsi anche un altro lavoro oltre quello del musicista, perchè altrimenti potrebbero morire di fame. Chi vuole “campare” di sola musica deve attenersi ad un certo sistema. Altrimenti il musicista lo fai per hobby e non per mestiere. Non si può sempre accontentare tutti comunque e se una band ne è davvero cosciente può fare quello che vuole. E loro lo stanno facendo. Perciò complimenti. Anche per le canzoni che a prescindere da tante critiche hanno una poetica letteraria stupenda.

Le canzoni sono sempre le stesse eppure la gente una volta le adora e la volta dopo non le sopporta più. Forse certe canzoni sono come le persone… alcune non le sopporterai mai ma ad altre rimarrai affezionato per sempre…

Uno dei migliori live comunque è stato quello di Marco Parente allo Psycho Stage venerdì 14. Lui ha sul palco tre musicisti davvero bravissimi. Un polistrumentista come Enrico Gabrielli non si può che ammirare; soprattutto è interessante vedere quanti strumenti a fiato riesce a suonare. E se fossi sicura di ogni nome potrei fare anche una lista, ma magari poi qualcuno leggendo direbbe “che palle!!!” (cit.). In fondo è già successo.
A parte ciò Marco è uno degli artisti più innovativi della scena musicale nostrana. E sicuramente anche uno a cui piace osare; pubblicare due album a distanza di pochissimi mesi, stesso titolo (Neve Ridens) per diverse canzoni, non è una cosa da poco.
La musica accomuna moltissima gente (e anche moltissimi artisti) e per questo ci tengo a citare un progetto come quello di Rezophonic, andato in scena il 13 allo Psycho Stage.

Se la musica ha la forza di cambiare certe cose spero che questo continui per sempre. Perchè, se magari non riesce a cambiarle, sono sicura che se non altro le persone, si lasciano influenzare dalle parole, dagli sguardi, da tutto quello che c’è ma che non si vede. Le emozioni, i sogni, i pensieri. Le canzoni sono anche il frutto di tutto ciò.
Il 16, l’ultima sera, ho visto anche un gruppo come i Soil & Pimp Sessions, sei musicisti giapponesi, pazzi, scatenati, strumentali.. fanno musica jazz… e ho capito ulteriormente che sperimentare ed intrattenere sono due delle armi vincenti della musica, ma non solo…

Questi i live che mi hanno colpito…
Poi ci sono stati pure gli Amore… toscani, particolari e un pò matti. Gran persone comunque. E il loro cd non è affatto male.
Poi gli Amari, il gruppo sul quale punta Mtv, Fabri Fibra (l’unico che è riuscito a fare il “pienone” allo Psycho Stage il 13!!!), Roy Paci (divertente e divertito sul palco), i Twilight Singers (uno dei migliori live in questo Festival! Greg e Manuel sono di una ipnoticità pazzesca) e Gianna Nannini. Che dire… il pubblico l’ultima sera era tutto per lei. Uno stadio pieno di gente per ascoltare musica non può che essere fantastico da ammirare e sicuramente ha un senso, significa qualcosa. 40000 persone non sono poche. E il fatto che magari siano 40000 persone completamente diverse una dall’altra ma con una cosa in comune è una caratteristica che fà riflettere. Mi fa riflettere anche l’idea che qualcuno riesca a creare qualcosa, una canzone, una poesia, una qualsiasi cosa che fino ad un minuto prima non c’era.

Da qua l’idea di una specie di articolo che io ho definito “componibile”, termine però già inventato da altri (…), ed in un certo senso in onore di due persone che hanno fatto parte della mia esperienza aretina (loro sanno chi sono…).
Un articolo che potrebbero essere due, l’uno intervallato da un paragrafo dell’altro.
Perchè all’Arezzo Wave ho imparato e capito molte cose. E non smettere mai di sperimentare è una di queste. Grazie a tutti, all’anno prossimo!
Monelle Chiti

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