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Extra Golden – Ok-Oyot system

Extra Golden – Ok-Oyot system
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    “Ok oyot” è una frase tipica dei percussionisti Luo, antico popolo di origine kenyota. Vuol dire “Non è facile”, “è proprio dura”, un’espressione frequente quanto un intercalare soprattutto nella musica suonata dal vivo. La adattano al concetto di sistema, in un atto di denuncia più o meno esplicita alle contraddizioni della società keniota, gli Extra Golden, nati dalla collaborazione tra due artisti di punta della scena rock di Washington D.C., Ian Eagleson e Alex Minoff dei Golden, e due musicisti dell’Orchestra Extra Solar Africa, dal nome impronunciabile quanto fondamentale nell’Africa Australe, Otieno Jagwasi e Onyango Wuod Omari. Sei brani e cinquanta minuti di musica per ribadire i punti di contatto tra rock e musica etnica. Che poi a dirla tutta il benga, genere musicale africano per molti versi simile alla rumba che ha letteralmente rapito i due musicisti americani, risulta oggettivamente molto più affine al rock piuttosto che alla musica world nell’accezione più generale.
    “Ilando gima onge” con quelle chitarre rievocative che si incastrano nella malinconica melodia intonata da Otieno. La strumentale “It’s not easy” è una riedizione folk-blues del benga dalla struttura post-rock, lungo sette minuti e ultradilatato.
    La title-track invece suona come la risposta africana ai Mano Negra, fresca ed estiva da party reggae in spiaggia, a dispetto dai contenuti del testo, tra cori e azzeccatissimi intrecci di chitarre sincopate.
    “Osama Rach” è il grido di rabbia contro i due eterni rivali. “Chiedo al presidente Bush e a Osama perché debbano uccidere gente innocente quando basterebbe uccidersi a vicenda”. Soffusa, leggera, apprezzeranno certamente gli assidui frequentatori di nightclub che seguono le numerosissime serate dei due-Golden. Il blues decadente di “Tussin and fightin’” è forgiato su un’impalcatura soul da un riff acido e distorto degno dei Primal Scream, che sembra rubato al Beck degli albori, si innescano evanescenti assoli che sfumano lasciando spazio alle percussioni dei due kenioti. Onestamente eccessivi i dodici minuti conclusivi di “Njajondere”, gli amanti del genere la apprezzeranno forse più degli altri cinque brani, ma per chi non è abituato a vibrazioni del genere, arrivare in fondo è impresa ardua.

    tracklist
    1 Ilando Gima Onge
    2 It’s not easy
    3 Ok-Oyot System
    4 Osama Rach
    5 Tussin and fightin’
    6 Nyaondere

    {lang: 'it'}
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