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ROCK IN IDRO – Milano, 2-3/09/06

Probabilmente il migliore grande festival italiano dell’estate 2006. Forse perchè l’unico.
E ImpattoSonoro, mica poteva mancare. Come vi viene in mente?

reportage di Zappo e Irene Tuzi

2 settembre

Rock in Idro a Milano, più per necessità che per convinto piacere. Si perchè, di grandi bei festival estivi, in Italia, quest’estate mica se ne sono visti. E perchè, se negli anni passati nel bene e nel male, l’Independent Day aveva sempre soddisfatto le mie voglie di rock’n’roll, quest’anno la mancanza si è fatta altrochè sentire.
E allora, come non ‘ripiegare’ sulla kermesse milanese, che offre comunque un buon calendario, con nomi importanti quali International Noise Conspiracy, Eagle Of Death Metal, The Damned e soprattutto Iggy Pop & The Stooges, tutti al completo, tutti riuniti come ai vecchi tempi?
Beh, insomma.
Si va in treno, Padova-Milano è lunga, ma è forse più lungo il tragitto che porta dalla stazione al famigerato idroscalo di Milano. O più probabilmente è ancora più lungo ed estenuante il sipraietto di un simpatico e irritato giornalista greco giunto a Milano per intervistare i soli Rise Against (che suoneranno peraltro il giorno dopo), che non vedendo il suo bel nome nella lista degli accrediti, non trova altro da fare che bloccare l’intera coda dapprima chiedendo aiuto personalmente, poi telefonando ai colleghi giornalisti, poi agli alti vertici del proprio quotidiano greco, e poi, ma non ci metterei la mano sul fuoco, tirando in ballo perfino il primo ministro grego. Fatto sta che alla fine non ottiene nulla.
E noi si entra, giusto in tempo per vedere i The Fire, la nuova band di Olly degli Shandon, che mi fanno un po’ tristezza. La voce di Olly è sempre la stessa, ma sopra questo buon mix di rock, emo e pop, non la riesco proprio a sentire. Gli Shandon erano tutt’altra cosa.
Punto più alto dell’esibizione, la comparsa sul palco del sosia di Lemmy dei Motorhead.
Ed è poi il turno dei Kill The Young. Sono in tre, il cantante è in canottiera e sembrano dei Placebo molto più elettrici e psichedelici di quelli di adesso. Un po’ come fossero i Placebo di una volta che tornano a farsi vivo, ma un pochino peggio. Ecco, sono così, e non sono neanche male, nei primi tre minuti di esibizione. Poi, cominciano a stancare, e sinceramente l’effetto sembra essere provato da tutto il pubblico accorso sotto al main stage, che, probabilmente esasperato di riff rubati maldestramente a Strokes, Bloc Party, Muse e già citati Placebo, si sposta in massa al Rock Sound Stage, il palco minore, che più di qualche volta si rivela essere la scelta giusta.
Si stanno esibendo i Fine Before You Came, rivelazione nella buona e nella cattiva sorte del panorama indie italiano. Cantante acrobata, basso potente, chitarre a descrivere un universo noise-post rock e batteria trascinante. Suonano venti minuti, ma li si vorrebbe sul palco almeno il doppio. Non è la stessa sensazione provata dopo con gli Ojm, hard-rock band veneta. Hard-rock nel vero senso della parola, con i capelli lunghi, gli assoloni e probabilmente, se fossero stati altri anni, nel back stage ci sarebbero stati anche il sesso e la droga. Peccato che il backstage in verità non ci sia e dia direttamente sull’idroscalo, nel senso di specchio d’acqua artificiale affollato da allegre famiglie che prendono il sole mentre dietro di loro si scatena l’inferno, che così inferno poi non è.
Sono piacevoli, ma dopo venti minuti, li si può tranquillamente salutare con il cuore in pace.
Anche perchè sul palco centrale ci sono i Towers Of London. Sono chiacchieratissimi, sanno di esserlo e presentano la loro miscela di punk e glam rock con la consapevolezza di avere una capigliatura che ti permette di fare cose impensabili come fare un quasi sgambetto al fotografo di palco, o aprire lattine di Heineken e gettarle sul pubblico in estasi mistica. In realtà, i Towers of London e il loro album d’esordio “Blood, Sweat & Towers” sono l’ennesima truffa del rock’n’roll. E il bello è che mi piace cascarci senza troppa vergogna, perchè mi piacciono, e fuck it up.
Via via via, verso la prima grande attesa della giornata. Gli svedesi The International Noise Conspiracy, che non capisco perchè si ostinino a mutilare il loro nome rendendolo un innocuo The (I) Noise Conspiracy. Ma sono le normali riflessioni pre-concerto, quelle che sei spinto a fare, dalla musica ammazza-attesa. Che in questo caso credo sia un greatest hits dei Red Hot Chili Peppers, non certo in linea con l’atmosfera del festival. Fatto sta che quando i rockers svedesi salgono sul palco capisci che qualcosa nel mondo non va proprio per il verso giusto. Urletti assordanti rivolti a Denny Lyxzen, leader indiscusso della band, emanati da un’orda di ragazzine non proprio ragazzine ma più sulla trentina. C’è qualcosa che non funziona, sul serio, quando a fianco a me fa la sua comparsa una simpatica trentenne baffuta, ve lo giuro, che mette tutto il pubblico a conoscenza dello stato di buona salute delle sue corde vocali, ma non certo del suo equilibrio psichico. I miei timpani ringraziano a suon di insulti, li ho sentiti, e gli International Noise Conspiracy continuano la loro esibizione come dei novelli Beatles scandinavi che non si risparmiano, regalando alla platea i più riusciti ‘classici’ come “Up For Sale” o “Capitalism Stole My Virginity” ma anche pezzi dell’ultimo non perfetto disco “Armed Love”. Il tutto condito con i memorabili balletti di Lyxzen, accompagnati da svenimenti, orgasmi e scene di isteria collettiva al femminile. Mah. Tralasciando il contorno, una buonissima esibizione. Non fossero svedesi, sarebbero tra le mie band preferiti, ma l’orgoglio calcistico è sempre più forte di tutto. C’è poco da fare.
A seguire sul palco centrale spazio ai Damned, leggenda punk inglese, decisamente ancora godibile e sincera quando ripropone i pezzi storici dei primi due dischi, quando ancora era punk punk e ancora punk, ma decisamente triste quando si diletta in dubbiosi pezzi dal sapore dark pop. Mah, la cosa che viene in mente in questi momenti, è che siano fuori tempo massimo.
Sul Rock Sound Stage intanto ci sono i Pay, carichi di simpatia, ammore e punk rock. Esibizione simpatica, godibile e ineccepibile.
Ma porco giuda, sul palco centrale tutti aspettano gli Eagles Of Death Metal, anticipati dalla ehm, piacevole, esibizione delle Sick Girl, che nonostante la buona volontà risulteranno meno sexy e arrapanti del baffo di Jesse Hughes, voce e vero leader degli Eagles Of Death Metal. Perchè il leader non è Josh Homme. Anzi, l’Homme non c’è neanche. Al suo posto alla batteria c’è un bell’uomo dai capelli biondi. Non gli si può dire niente, per carità, ma non è Josh Homme. Anche se mi chiedo dove sta la differenza.
Detto questo, l’esibizione della band si rivela essere a dir poco trascinante e perfetta, nonostante qualche piccolo problema tecnico alla seconda chitarra. Il suddetto chitarrista cambierà tre amplificatori prima di poter suonare almeno a suo agio, mandando nella più totale depressione cumuli di giovani chitarristi alle prese ogni giorno con la cultura della scarsità.
La band propone qualche pezzo come “Only Want You” e “So Easy”, ma soprattutto pezzi dell’ultimo “Death By Sexy”, come il singolone “I Want You So Bad”, che lancia il pubblico in un primo piccolo delirio da rock’n’roll. Perchè, signori e signori, il rock’n’roll, nel 2006 gli Eagles Of Death Metal lo fanno benissimo.
Chi di rock’n’roll ne sa qualcosa, da ormai 40 anni è Iggy Pop, che per l’occasione – e l’occasione è un nuovo disco che uscirà a breve – riunisce gli Stooges e si presenta sul palco del Rock in Idro, dopo una nuova e ulteriormente perniciosa esibizione delle ormai famigerate Sick Girl, che non hanno nemmeno il buon gusto di far vedere le tette al pubblico. E mi fermo qui.
Iggy Pop è come l’iconografia pop ce lo ha sempre presentato. Jeans attillatissimi e petto nudo. Iggy ha un fisico ancora invidiabile, soprattutto se si pensa che è ormai giunto ai 60 anni (59 per la precisione). Lo show degli Stooges si basa su quei 3 album che scossero il mondo del rock’n’roll nei tempi che furono. Pezzi come “1969”, “1970”, “No Fun” (con tanto di salita sul palco di parte del pubblico, come ai vecchi tempi, con la sicurezza che stenta a “difendere” Iggy Pop dai fortunati fan) e soprattutto ” I Wanna Be Your Dog” scuotono il pubblico più di quanto l’intero festival non l’abbia scosso nell’intera giornata. E in quella che verrà.
Iggy salta, corre, si muove come impazzito, trascinato da una band impeccabile e affiatata. E quando sul palco sale il sax di Steve Mackay si rasenta la perfezione. Il bis di “I Wanna Be Your Dog” ne è la prova lampante, con il pubblico, tutto, anche i punkers della domenica, ad urlarla a squarciagola, travolto da una scarica di rock’n’roll senza precedenti.
Zappo


3 settembre

La seconda giornata del Rock In Idro inizia con la pessima notizia che i Babyshambles non avrebbero suonato. Pete Doherty infatti non riesce ad ottenere il permesso per uscire dalla clinica di disintossicazione in cui era ricoverato, nonostante il loro ultimo concerto a Londra del 27 agosto (per il quale aveva ottenuto il permesso) avesse fatto ben sperare.
L’amarezza e delusione percettibile dei fans dei Babyshambles, è subito placata dai primi gruppi saliti sul palco. I bravissimi A Wilhelm Scream sul palco Rock Sound ci mettono subito di buon umore, seguono i New Mexican Disaster Quad e la rivelazione romana del 2006: gli Evangeline, che avevamo già apprezzato all’Etnika Rock, uno dei più importanti free music festival del centro sud, vedendoli dividere il palco con bands ai livelli di Lagwagon, Vanilla Sky, No Relax, I Against I. La band romana ci da un assaggio del loro nuovissimo cd Coming Back To Your Senses edito in Italia da Nerdsound e Ammonia Records, dalle sonorità molto intense e dai testi davvero introspettivi. A seguire va senza dubbio considerata eccellente l’esibizione live di un gruppo che avevamo avuto il piacere di conoscere anche grazie su TRL negli ultimi mesi: The New Story, che ci stupiscono anche grazie alla loro originale cover della canzone Torn di Natalie Imbruglia in versione punk.
Seguono sul palco Rock Sound i Boy Sets Fire per la loro ultima data italiana prima di sciogliersi. Una esibizione davvero eccellente la loro, che lascia il pubblico che li ha seguiti per dieci anni con le lacrime agli occhi. Ci propongono anche pezzi tratti dall’ultimo album “The misery index: Notes from the Plaghe Years” in cui la band decide di sperimentare melodie alternative seguendo i propri istinti e dando vita a un album pieno di interessanti contrasti tra i diversi brani. Per concludere in bellezza il cantante Nathan Gray scende dal palco e concede autografi al suo pubblico.
Concludono la serata del palco Rock Sound i grandi Bouncing Souls, con una esibizione davvero coinvolgente e spettacolare.
Sul palco principale intanto si alternano gruppi al livello di Hell Is For Heroes band inglese hard rock con impronta fortemente melodica. Le voci che ci rimandano ai primi Metallica, i versi sussurrati che si succedono a quelli urlati sono un’arma vincente per il gruppo che da un anno collabora con la Burning Heart Records. Anche gli Inglesi Buzzcocks, riscuotono molta approvazione da parte del pubblico che li segue da sempre. Questa band leggendaria, insieme da circa trenta anni, molto più famosi alla fine degli anni settanta durante il “punk boom”, come band spalla dei Sex Pistols, non cade mai nella banalità e finisce per entusiasmarci anche questa volta con pezzi storici ma anche con i nuovi tratti dall’ultimissimo album “Flat pack philosophy”.
I tanto attesi Gogol Bordello lasciano a bocca aperta il pubblico che non aveva avuto il piacere di vederli dal vivo precedentemente, i loro suoni innovativi sono un misto di folk e punk, musica balcaninica, violini zigani e chitarre distorte, davvero originali.
Una delle band migliori della giornata a esibirsi sul Main Stage sono però i Rise Against che hanno dato vita alla scena hardcore di Chicago e che incarnano l’essenza pura del punk con la loro musica veloce ed energetica, non finiscono mai di stancarci con le loro sonorità che si avvicinano a bands dell’old school come i Bad Religion , Minor Threat e Bad Brains.
Seguono i Punkreas che ci fanno ripercorrere durante la loro esibizione la storia del punk italiano, proponendoci pezzi tra i più famosi e cantati da tutti i ragazzi da dieci anni a questa parte.
Concludono questa edizione del Rock In Idro i Pennywise, che ci regalano un’ ora di sorotità mai dimenticate e sempre di grande effetto. Con i loro sounds positivi ed ottimistici ci riportano al punk rock degli anni novanta, quello che non muore mai.
Irene Tuzi

www.rockinidro.com

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