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Interviste

Intervista a KAMA

E’ la new entry della prolifica Eclectic Circus e il suo album d’esordio “Ho Detto A Tua Mamma Che Fumi” è degno delle nostre quattro stelle.

Due kilometri di intervista di Mao168

Direi di procedere. Domanda e risposta, fino ad esaurimento scorte (nervose).
Cominciamo quest’intervista con una delle mie classiche domande rompighiaccio.

Kama, all’anagrafe Alessandro Camattini, 30 anni, laureato in psicologia a Padova, attualmente iscritto alla facoltà di medicina, hai studiato percussioni al Conservatorio di Milano.
Mao168, all’anagrafe Riccardo Pirozzi, 24 anni, laureato in Odontoiatria e Protesi Dentaria a Siena, attualmente iscritto all’albo degli Odontoiatri di Brindisi, ho studiato Organo e composizione organistica all’istituto musicale pareggiato di Ceglie Messapica (BR).
Ale, dov’è che abbiamo sbagliato?

Hai presente quella volta che tua mamma ti ha detto “mi hai rotto le palle va bene piripì piripì che ti piace la musica ma o ti metti a studiare sul serio oppure vai a fare l’idraulico con tuo zio”.
Abbiamo solo scelto la risposta sbagliata. Tu, piuttosto, toglimi una curiosità: dopo che l’istituto musicale ha pareggiato, li avete fatti i supplementari oppure no?

No, ho giocato il ritorno a Siena facendomi 3 anni e mezzo di Siena Jazz.
Ora ho appeso le “scarpine” al chiodo e per arrotondare faccio il commentatore.
E comunque ci tengo a precisare che a me a 7 anni non importava una mazza di suonare. Era mia madre che voleva che imparassi. “Non si sa mai” diceva “Ti può sempre servire!”
Vedi un po’ ora… intervisto te!
Ma basta parlare del mio fallimento, parliamo del tuo.
Confessa: in cosa pensi di aver fallito tu?

In cosa penso di aver fallito???
Finchè non muoio in nulla, cristo!
Devo ammettere che l’autoanalisi zoppica un pochino…
Forse quell’idea di fissarmi i testicoli con le puntine per sedare l’autostima non sta dando i risultati sperati…

Senti, se tu cominci a parlare di autoanalisi, io per par condicio mi trovo costretto a parlare di carie e di denti del giudizio, quindi lasciamo perdere!
Però bella l’idea delle punti da disegno per testicoli… Potrebbe tornarmi utile. Ti dispiace se la riciclo?
Torniamo a noi. Facciamo finta che io sia il giornalista che ti intervista e tu il cantante/musicista/compositore che risponde alle mie domande.
Perchè per questo tuo primo album hai scelto il titolo “Ho detto a tua mamma che fumi”?
P.S.: Glielo dovevi dire per forza? Certo che sei bastardo… Se lo va a sapere mio padre, mi toglie gli alimenti, lo sai questo?

L’ho fatto perché la verità fa male ma non possiamo continuare a prenderci per il culo.

Per la serie “Viva la sinceritá”! Apprezzo questo tuo modo di interagire con la realtá. E visto che siamo in tema di sinceritá, toglimi una curiositá: tu fumi? Hai qualche vizio?
Io fumo sì, più o meno 3 sigarette al giorno.
Ho cominciato a 14 anni e qualcuno a suo tempo disse a mia madre che fumavo… i cannoni…
Mia madre mi guardò e mi sgridò severamente.
Mio padre mi guardò e mi sgridò ma negli occhi aveva scritto “sapessi quanti me ne sono fatti io alla tua età…”
Mio padre era un cantante, a 14 anni.
Poi altri vizi?
Il caffè.
Mi piace andare forte in moto.
Mi piace stare in casa nudo.
Mi piace la pasta con la bottarga.
…Ci farei il bagno in una vasca piena di pasta Garofalo alla bottarga di tonno.
Mi piace il vino rosso in particolare shiraz australiano e brunello.
Bastano???

Direi di sì. Del resto cos’è un uomo senza i suoi vizi? E’ come una pasta senza bottarga non trovi? Comunque l’avevo intuìto che avevi un debole per i vini…più che intuìto, direi di averlo recepito dall’ascolto del tuo disco. In “Sapore Sapido”, la prima traccia del tuo album parli del piacere di gustare, con la giusta compagnia umana, un cabernet californiano del ’94. Com’è nata questa canzone?
Sapore sapido è la canzone della mia rinascita…
Hai presente quando ti svegli e dici “cazzo, finalmente ho capito”…
Una specie di illuminazione che ti fa accettare il modo in cui sei fatto.
Ti fa digerire i difetti, ti illumina la strada verso il futuro.
Ciò che ti permette di comprendere tanti comportamenti della natura, del mondo.
Quel pensiero che non ti fa più sentire un essere vivente sbattuto sulla terra ma per la prima volta parte del tutto.
Sapore sapido parla della gioia di condividere questa rinascita (puramente intellettuale, ha da intendersi… la religione non è stata interpellata…) con le persone giuste.
Che poi , è un po’ come scoprire l’acqua calda… come se tutti cercassimo in cielo una cosa che era là, sul comodino.
Del resto sul cd c’è scritto.
Che cosa chiedere ad una giornata perfetta, se non di ricominciare dalla propria faccia?
Cosa se non di trovare le solite belle persone?
La propria automobile, la solita marca di sigarette, un vino corposo, il buon vecchio cane scodinzolante, una bella canzone di sottofondo.
Ma perché siamo tutti infelici?
Che diavolo state cercando?
Che cosa state aspettando?

Quindi un rivalutare ciò che si è partendo dalla riconsiderazione in senso positivo di ciò che si ha. Detto in parole più semplici “Cominciare a guardare il bicchiere mezzo pieno”, ma senza prendersi per culo! Riscoprire i piccoli piaceri della vita quotidiana intendendoli anche come momenti assoluti e in questo trovare il nesso esistenziale: arrivare a capire che siamo “parte del tutto” e lo siamo in ogni momento.
Qui ci avviciniamo allo Zen, ti avviso.
E ti confesso che è strano e allo stesso tempo interessante come il testo interpretato in questi termini rispecchi il rapporto che c’è tra testo e musica proprio in questa canzone.
Mi spiego meglio: il testo, all’apparenza simpatico e leggero, rivela una profondità inaspettata, come dici tu “un’illuminazione”; così come la musica, in apparenza simpatica e leggera, si fa contenitore di un testo in sè profondo. Un contrasto che in sè è rivelatore: se cambi prospettiva, ciò che il giorno prima ti era sembrato banale e scontato (“l’acqua calda”), il giorno dopo ti appare come un’imprescindibile ragion d’essere.
L’accompagnamento musicale del testo è nato con questo nobile intento oppure ha altri natali?

Sinceramente ho l’impressione che tutti i grandi pensatori della storia siano arrivati alla stessa conclusione.
Voltaire diceva “la gente cerca la felicità come un ubriaco cerca casa sua: non riesce a trovarla ma sa che esiste”.
Per quanto riguarda la musica, in “Sapore Sapido” ho cercato di trovare degli accordi e degli arrangiamenti che mi facessero stare bene, che fossero sereni.
Sereni, semplici.
Credo che i pensieri veramente profondi siano semplicissimi.
Credo che le musiche veramente profonde siano semplicissime.

Lasciami dire che nel tuo album si respira quasi costantemente quest’aria di semplicità. Semplicità che a volte si fa portavoce di un pensiero positivo (“Sapore sapido”), ma che altre volte ci racconta in maniera – a mio parere – intensa ed efficace una storia tragica, come in “Icaro”. Mi
verrebbe da dire “i due lati della stessa medaglia”… Come nasce allora “Icaro”?

Icaro è una storia vera di un angelo che se ne è andato portandosi via un po’ delle nostre colpe.
E’ forse la canzone per la quale ho lavorato di più, perchè volevo che la sua storia rimanesse impressa nella mia.
Che ciascuno di noi si guardi allo specchio senza trucco e pensi alle persone che rovistano negli scarti del nostro mondo.
Tutto qui.

Non sapevo fosse una storia vera, anche se da come la racconti dev’esserti entrata dentro come un proiettile nella carne viva. Sulla storia preferisco non chiederti altro, anche perchè trovo che il testo dica già tutto.
Da un punto puramente tecnico invece “Icaro” per alcuni aspetti si discosta notevolmente sia dalla prima traccia, ma anche dalle altre. Già ad un primo ascolto mi è parsa una traccia registrata in maniera diversa rispetto al resto del cd, come se fosse stata incisa in un momento lontano temporalmente dalle altre canzoni. O forse è una mia impressione data dal differente uso degli strumenti e da diverse scelte in fase di missaggio. E’ così oppure ho solo avuto una giornata pesante?

Ho cercato a tutti i costi di mantenere un’aria vagamente “balcanica” che assieme al tempo in tre l’ha resa un po’ “d’altri tempi”.
Paolo Mauri, poi, dall’alto della sua immensa maestria, durante il missaggio è riuscito a stare dietro ai miei deliri…
E’ come la volevo, certamente un’anima solinga all’interno del disco…
Comunque sei un ascoltatore attento, questa intervista mi aggrada.

Ti ringrazio e mi fa piacere.
Ora sono curioso di conoscere qualche dettaglio di “Ostello comunale”.
Sembra che sia un po’ una specie di testamento spirituale o di manifesto programmatico. Sembra che con questa canzone tu abbia voluto dire “Io la penso così, perchè sono così!”. Non per niente la canzone ha un mood molto recitativo, interloquiale…
Cos’hai da dire in tua discolpa?

Ostello Comunale è effettivamente una delle canzoni più introspettive.
Ragionavo, ai tempi, attorno al sesso, ai vari tabù che lo avvolgono e alla finzione dei genitori che non vogliono che la propria figlia vada a limonare al parchetto col belloccio della classe e la notte vanno a puttane…
Il sesso il cui insegnamento, ripudiato da tutti gli insegnanti, è lasciato a pornografia e telenovelas.
Pensavo che una società sana, noi, ce la siamo giocata tanto tempo fa e che dovremo convivere quotidianamente con i mostri che abbiamo creato.
Pensavo ai matrimoni lampo, ai figli-trolley, ai padri cocainomani, ai soldi che tutti ostentano ma che pochi sanno usare.
In un’intervista Terzani sosteneva che prima o poi l’uomo sarebbe evoluto e che ci sarebbe stato finalmente un distacco dalla materialità e dalla futilità.
Non qui, cazzo, non qui.
Allora un po’ hai ragione, è una sorta di manifesto programmatico e credo di avere scritto delle parole che vanno in fondo, là, in prossimità della ghiandola pineale cartesiana…
Laddove il corpo fa a pugni con l’anima…
Se poi ci sia riuscito o meno non so…

C’è poi un’altra canzone che si muove sugli stessi binari: quelli della riflessione sui paradossi che si consumano ogni giorno attorno a noi, nella più statica indifferenza generale. Parlo di “Marmitta paralitica”… una canzone che fa un po’ il verso a “Stitichezza cronica” dei Marta sui tubi.
Anche lì infatti vengono presentati in un turbinio incessante di vocaboli una serie di eventi, fatti e dicotomie racimolati dai quotidiani (veri o presunti tali). L’analogia non si ferma alla materia trattata. In certi punti sembra che la tua canzone sia una versione slow-motion della hit dei Marta. Siamo ben lontani dall’uso della parola “plagio” intendiamoci… ma a
me puoi dirlo: c’è qualche connessione tra le due canzoni? In fondo fate parte della stessa etichetta…

Tanto per cambiare una bella domanda…
Kama o Marta sui Tubi certo è che il cut-up non l’abbiamo inventato in Eclectic Circus!!
In tanti ci cascano perchè è inebriante lavorare con le parole degli altri decontastualizzandole.
E’ una modalità di scrittura molto sfruttata che trovo particolarmente attuale: celere, sagace, ardimentosa e (guarda un po’)… semplice.
Ottima per trattare temi di vita quotidiana.
“Marmitta Paralitica” è stata scritta in coppia con “Maniglione Antipatico” ed assieme all’intro “Non mi fido della Fidaty” doveva andare a comporre un ep concept ambientato in un supermercato… Poi Maniglione è stata scartata
in pre-produzione (la potete ascoltare sul mio sito) e il resto è stato inglobato nel cd… il supermercato, però, resta un luogo intrigante…
Par quanto riguarda i Marta sui Tubi, trovo che Carmelo sia uno dei migliori chitarristi che abbia mai incontrato in vita, ma non credo ci siano troppe analogie tra di noi.
Forse Marmitta paralitica è la canzone che ci avvicina di più ma quando ho conosciuto i Marta sui Tubi era già stata scritta.
In ogni caso, in tour coi Marta è stato uno spasso, una storia indimenticabile e per questo devo ringraziare loro, Bedini e la Eclectic Circus.

Concediamoci una parentesi di svago visto che ho sollevato involontariamente (?) il coperchio del calderone dei recenti ricordi. Ti credo quando dici che “è stato uno spasso, una storia indimenticabile”. Posso ben immaginare perchè ho avuto la fortuna di conoscerli di persona e ti capisco. Ma la mia comprensione ha un limite…
Raccontami un aneddoto curioso del tour, tanto per fare 2 chiacchiere, dai!

Cazzo (se vuoi puoi mettere gli asterischi…), stavo giusto chiedendoti se potevo smetterla di tagliarmi le unghie col trinciapollo…
Al Flog di Firenze c’erano 1.000 persone impazzite. Nel Back Stage, dopo il concerto, eravamo completamente fuori tanto che io e Alebasso abbiamo convinto Piero Pelù (che era venuto a vedere i Marta) ad andare dal proprietario della pizzeria adiacente a dirgli che la sua pizza faceva schifo, il tutto perchè in una delle pizze della cena c’era una mosca …
Per più di un’ora il camerino si riempì di gente perchè io Carmelo,
Giovanni e gli altri abbiamo fatto un medley di un mucchio di canzoni a caso (ricordo la Vanoni, i Beatles, Dalla, Battisti, Bowie). Interpretazioni davvero singolari, il camerino era un delirio di risate, alcolici variegati, tette sboccianti come funghi in autunno… non so come io abbia fatto ad arrivare alla mia stanza di albergo.
Cose d’altri tempi.
Comunque adesso mi sento un po’ a disagio… è la falangina o la falangetta che ricresce come la coda delle lucertole?

Non sono il tipo da asterischi. In una mia recensione ho tirato fuori un gratuito “porco dio” e mi sono opposto a qualunque proposta di censura avanzata dai miei colleghi. Non tanto per la bestemmia (ogni offesa è un
atto deplorevole), quanto proprio per la censura in sè. Trovo sia più immorale la censura (offesa all’intelligenza) che la cosa da censurare (imputabile forse di un’offesa).
Non so cosa ricresca… non è quello il mio campo da gioco.
Bella la storia, soprattutto la parte sulle tette autunnali! L’ho apprezzata veramente tanto!
Visto che il discorso è approdato dall’album alla scena live, voglio da te una confessione sincera (come solo un’anima antipocrita come la tua può fare) ad una domanda (forse) banale: cosa provi nel profondo prima, durante e dopo aver suonato le tue canzoni in pubblico?

Suono da tanto. Mio padre è un musicista. Ho cominciato a fare concerti a 14 anni, a 16 anni davo lezione a gente di 30 anni in cambio di lezioni di
guida.
La musica è una figata. è eccitante, inebriante. Suonare è bellissimo.
E’ così bello che ogni tanto ti chiedi cosa possa arrivare dall’altra parte.
Prima di iniziare a collaborare con Eclectic Circus io Alebasso e Iki abbiamo suonato ovunque: per strada, nei parchi, in apertura a chiunque.
Eravamo tutti e tre confusi e delusi dal ruolo del musicista (soprattutto a causa delle nostre esperienze precedenti).
Registrare e suonare solo per noi e poi metterci alla prova davanti alle persone per strada ci è sembrata un’esigenza irrinunciabile.
Ci è servito per capire che si può anche smettere di suonare per i musicisti e cominciare a parlare con i papà 45enni, coi colletti bianci, con la nonna, i bambini, le casalinghe, gli zarri, i senegalesi.
Ci è servito per scappare da quel mondo di musicisti stonati, sbrindellati, doloranti e sbiasciconi che definendosi “indie” stanno invadendo le nostre città con robaccia inascoltabile.
Battiato diceva “A Beethoven e Sinatra preferisco l’insalata
a Vivaldi l’uva passa che mi dà più calorie
uh! com’è difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore
in quest’epoca di pazzi ci mancavano gli idioti dell’orrore.
Ho sentito degli spari in una via del centro
quante stupide galline che si azzuffano per niente
minima immoralia
minima immoralia
e sommersi soprattutto da immondizie musicali”
Ho risposto?

Oh, finalmente uno che lo dice chiaro e tondo e non ha paura di alterare la suscettibilità di qualche artistoide del cazzo che si è messo a fare musica l’altro ieri e solo perchè appoggiato da qualche amichetta blogger (che invece ha cominciato ad ascoltare musica solo ieri) si crede di essere il Rachmanikov dell’indie-rock. Per quanto mi riguarda stiamo perdendo un po’ il senso della misura… Indie per me fa sempre più rima con “inconsistenza musicale” o con “insipidezza sonora”.
Per carità, ognuno può esprimersi come meglio crede. Da qui però ad incensare (e mi riferisco ai vari blogger che in questo momento dettano legge) fenomeni da baraccone che hanno la durata di un lecca-lecca in mano ad un bambino in ipoglicemia… bè questo lo trovo un po’ esagerato.
In un’era iperconsumistica anche la musica è diventata “usa e getta”, il gruppo musicale un preservativo in cui qualche esaltato dipendente di musica indie (manco fosse una droga) butta via il suo seme. Tutta gente da una botta e via… Ma nessuno vuole più fare dei bambini?
Tu che sei un ingranaggio di questo meccanismo puoi darmi un po’ di conforto? La situazione è tanto drammatica? Quando finirà tutto questo?

Intanto io un figlio l’ho già fatto. Si chiama Andrea, ha quasi 4 mesi e si è sparato qualche data del tour e il Miami…:-))
A mio avviso la gente brava c’è. Qualcuno ha avuto la fortuna di lavorare con delle grosse etichette e di passare al “main stream” direttamente.
Qualcuno ancora scalcia tra una furgonaccio che lo pianta a piedi durante il tour e il debito per cambiare il cono dell’ampli.
Invece i giovani “intellettuali” hanno deciso che vale la pena di
valorizzare scimmiottamenti esterofili con versi sibillini.
Strambo a tutti i costi…
Le etichette indipendenti anziche diventare vivai per rifornire le grandi etichette sono diventate dei parchi naturali dove animali rari si riproducono in cattività e si schierano a priori contro chi vende più di 5000 copie. Questi animali protetti vivono grazie ai soldi degli altri musicisti che per scambio di cortesia acquistano il loro cd (e forse qualche lavoro) e, tendenzialmente, non vendono più di 500 copie (la maggior parte ai concerti).
Le major si fanno i cazzi loro e per sfizio, ogni tanto, decidono chi deve diventare l’idolo delle puellae e ci investono un botto di soldi.
In tutto questo ci sono varie, sane eccezioni di gente brava che riscuote un meritato successo così come ci sono ancora i talent scout che si ascoltano 50 demo al giorno per trovare la prossima produzione.
Alla fine il cd di Bersani lo ascolti a palla la domenica mattina e te lo godi di brutto mentre la maggior parte dei cd indipendenti sono registrati da schifo e a metà volume non si capisce più un cazzo…
Mi chiedi quando finirà?
“Vedrai vedrai, vedrai che cambierà.
Forse non sarà domani ma un bel giorno cambierà”.
Non lo so, caro, non lo so. Io mi ascolto Dalla.

Un figlio? Bè, ti ammiro. Auguri! Il genitore è il mestiere più difficile del mondo, e io che lavoro con i bambini ne vedo veramente tante ogni giorno… Hai già scritto una canzone su o per tuo figlio? Secondo te cosa fa di una persona un buon genitore?
Certo, ho scritto “Andreino pistolino” per quando gli cambio il patello e una filastrocca improvvisata per quando lo devo fare addormentare dal titolo “E che ci possiamo far ?” ma sono privatissime!!!
^-^
Un buon genitore… Guido Petter, mio docente di psicologia dell’età evolutiva nonchè straordinario luminare direbbe “tanto buon senso”, ma poi ha scritto un meraviglioso libro per non addetti ai lavori dal titolo “Il Mestiere di Genitore”.
In più direi pazienza, altruismo, attenzione, curiosità, energia, tempo, una buona dose di serenità interiore e tutta la discografia dei Beatles. Tutta merce rara, insomma.

Non so se sarai un buon padre, ma di certo sei pieno di buoni propositi!
E questo è un buon modo per cominciare. Questa notizia di tuo figlio davvero mi fa uno strano effetto… sai si è sempre portati a pensare al musicista rock come ad un eroe maledetto… Tu invece sembri essere proprio il tipico
bravo ragazzo! Un po’ alla Samuele Bersani. Ho avuto le stesse sensazioni quando ho intervistato il cantante dei Deasonika, mentre mi parlava dei suoi figli.
Tornando all’album, c’è una canzone che ritengo essere molto attuale e profonda ed è “Oggi ho vinto a risiko”. Considerando quello che sta succedendo nel Libano, sentire i dati dell’Unicef sugli orrori che si susseguono giorno per giorno, mi fa stare male.
Come si può spiegare l’orrore della guerra ad un bambino? Come si spiega che popoli che si autodefiniscono “civili” credano che la violenza possa risolvere i dissenzi tra 2 popoli?

A mio figlio spiegherò che l’uomo accecato dal denaro o dal potere può commettere degli errori.
Gli farò capire che alla fine della sua vita tutti quegli errori saranno pesanti come macigni ed allora sarà forse troppo tardi per rimediare.
Temo sarà più difficile spiegargli che ci sono delle persone che hanno scelto come professione di uccidere le altre persone.
Oppure che queste persone sono stipendiate con i soldi di tutti i
cittadini.
Questo è il tema di “Oggi ho vinto a Risiko”. Se i potenti ordinassero le guerre e nessuno le combattesse le guerre non ci sarebbero.
Chissà… se il colonnello avesse visto una pubblicità di scuola Radio Elettra a quest’ora sarebbe lì a ripararti lo scaldabagno…
Quanto alla storia del bravo ragazzo, oggi il vero “alternativo” è sposato, ha un figlio a vent’anni e ha un lavoro sicuro e redditizio.
:-))
Semplicemente una vita senza figli e senza famiglia non è compatibile col mio modo d’essere.
In tutto questo ci tengo a confermare che per me fare musica è una passione, non una missione.

Un altro arogmento di discussione per parlare del disco potrebbe essere “la tua visione dell’amore”. In “Lulu” trattato in maniera più scanzonata, quasi a descrivere l’ebrezza di un colpo di fulmine; “Principessa alle 6” invece è più posata, profonda, sussurrata ed è cantata anche con l’ausilio di una voce femminile, particolare che metaforicamente parlando è rilevante…
Esistono mille modi per innamorarsi e mille fasi in una storia d’amore. Tu ne hai scelte due in particolare. Ce le spieghi?

Lulù l’ho scritta credo sei anni fa. Vivevo a Padova e ai tempi militavo ancora negli Scigad. Passando in auto (carica lei di strumenti e carichi noi…) vicino alla stazione Emi (ora chitarrista degli Audiorama) vide una peripatetica bellissima intrattenersi lungo la banchina stradale ed affermò:
“mamma mia che bella!”.
Era bella davvero. Fino ad allora non avevo mai degnato di uno sguardo “neutro” una prostituta, le avevo sempre viste con quel senso di colpa latente.
Insomma, via l’ennesimo tabù, ho pensato di festeggiare con una canzone degna.
Principessa alle sei invece è un dolce colloquio notturno tra lui e lei. E’ un tentativo di descrivere l’indescrivibile, la dolcezza assoluta del genere femminile, “cosa venuta di cielo in terra a miracol mostrare”, direbbe Dante. Per il resto meglio far parlare la canzone, potrei rovinare tutto…

Hai vissuto a Padova per diversi anni, e questa città oltre che essere teatro dei tuoi successi universitari, è stata anche capace di svezzarti dal punto di vista artistico. Poi sei tornato a Milano. Qualcosa è cambiato? I 250 km che separano geograficamente le due città, si sentono anche dal punto di vista musicale?
E ancora, conosci un certo Alessandro Grazian?

Quando sono arrivato a Padova ero già bello che svezzato…
Devo dire che nel periodo in cui ho frequentato l’università, l’attività musicale del “nordest” non era così florida come ora.
C’erano gli Estra, che dal vivo mi piacevano e ogni tanto andavo a vedere.
“Nordest Cowboys” è un bel disco. Ma non molto di più.
Alessandro Grazian ha suonato prima di me al MEI… considera che dopo di me hanno chiuso i cancelli…
Insomma compagni di solitudine. Molto bravo, tutto bello barocco!
Non credo ci sia una relazione tra la musica che mi piace e la provenienza geografica…
Non ci ho mai pensato…dovrei valutarlo… forse dovremmo fare un sondaggio…
Usa i tuoi potenti mezzi!

Potenti mezzi??? Ha ha!!! I sondaggi sul nostro sito non hanno mai scatenato entusiasmi memorabili…
Il MEI invece? Com’è stata come esperienza?
A proposito di sondaggi, ho sentito diversa gente dire che negli ultimi 3 anni è molto cambiato, e non in positivo…

E’ molto cambiato?
“Gli Stadio saranno tra gli ospiti di riguardo dell’edizione 2005 del Meeting Etichette Indipendenti, in programma alla Fiera di Faenza il 26 e 27 novembre prossimi.
Nel pomeriggio del 26 alla band sarà consegnato il PREMIO SPECIALE MEI con una motivazione che corona il percorso artistico-musicale di un gruppo sempre ai vertici delle classifiche (il loro nuovo album, “L’Amore Volubile”,
appena uscito è andato subito nella “Top ten” dei più venduti in Italia!) e amato dal grande pubblico.
“Per l’originale capacità, in 25 anni di canzoni, di coniugare con la loro
musica i versi dei cantautori diventando cosi un piccolo “laboratorio” di canzoni di successo per loro e per altri, scoprendo anche nuovi talenti “,
questa la motivazione del Premio Speciale, che sarà consegnato a Gaetano Curreri e agli Stadio (…) uno dei momenti-clou della prima giornata del meeting.”

Mi hai accennato di aver girato nel frattempo il video di Icaro. Ti va di parlarmene? Qualche anticipazione prima di vederlo… in fondo è il tuo primo video no?
Noooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo!!!!
Il mio primo video è stato quello di “Ostello Comunale” (lo trovi qui www.myspace.com/alekama) girato da Fabio Luongo, ed è stato quello che mi ha permesso di partecipare al programma della Maugeri, a Extra…insomma le prime impacciate apparizioni televisive…
Il regista del video di Icaro invece è Daniel Marini, girato all’ex
gasometro di Roma. Visto il tema delicato della canzone si è scelto di girarlo in notturna .
Un angelo bellissimo che passeggia… La cosa bella è che lo staff di persone che hanno lavorato alle riprese era a dir poco entusiasmante ed esilarante quindi più che giorni di lavoro sono risultati 5 giorni di vacanza.
Naturalmente non si è trascurato l’aspetto eno-gastronomico … :-))
Ad ogni modo tra qualche giorno dovrebbe essere in rotazione su MTV, All Music etc… e poi mi farai sapere … e ti farò sapere anch’io perchè il risultato finale ancora non l’ho visto…

Perchè porti sempre il cappello? Quella specie di cuffia da nuotatore, però di lana, che ti fa sembrare un po’ il Giuliano Sangiorgi della Brianza… che mi significa?
Un po’ hai ragione…cosa ti significa… mah…!! Però io ci sto benone col mio cappellino… perchè quando me lo tolgo smetto di essere Kama e torno Alessandro Camattini. Ci sta bene, fa parte del gioco. E poi d’estate metto quello climatizzato… no climatizzato un cazzo… sotto i faretto con quel robo si muore di caldo… Insomma non bisogna sempre cercare un motivo
per tutto. Col cappellino sul palco mi sento a mio agio, punto e basta…

Ho letto da qualche parte che il tuo singolo è stato scaricato circa 4000 volte. Noi di impattosonoro abbiamo tenuto sulla nostra home page per mesi il link del download e sapere di queste cifre ci rende orgogliosi. Sono numeri che fanno pensare sempre di più che sia in rete il futuro della
distribuzione musicale. Tu che ne pensi? Ma erano tutti downloads gratuiti o qualcuno t’ha versato un obolo?

Trovo splendido ed eccitante che tramite my space in tutte le città del mondo possano ascoltare le mie canzoni, scrivermi e collaborare con me in tempo reale. Il rovescio della medaglia è che troppa offerta va a scapito della qualità e le perle si perdono in un mare di schifezze inascoltabili.
E’ evidente che non può esserci nulla di male nella diffusione di musica in rete.
Personalmente, però, adoro il cd in quanto “feticcio”. Mi piace averlo, collezionarlo, sfogliarlo. Adoro considerare ogni disco come un’opera completa, le canzoni come capitoli di un bel romanzo. Li acquisto volentieri e credo che gli appassionati continueranno a comperare nel negozio di fiducia la musica che in rete li avrà stuzzicati di più.

E per finire… Come vorresti essere ricordato? Hai mai pensato a cosa faresti scrivere sulla tua tomba?
“Qui ci sto io, Kama. Sì, sono un po’ morto, ma non temete, niente di serio…”

www.alekama.it

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