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Karin – I've tried with sport but it's not my cup of tea EP

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Sul loro myspace tra le influenze ci leggi Cristiano Malgioglio. Si presentano con un nome dal respiro internazionale, ma scopri che arrivano dalla provincia di Parma. “Ho provato con lo sport, ma non fa per me” proclama il titolo nato da una corsetta culminata ineluttabilmente nel più classico dei dolori alla milza per Francesco Rabaglia, voce e chitarra nonché songwriter e aspirante regista del trio di Fontevivo, completato da Giovanni Ferrari al basso e Filippo Alinovi alla batteria. Dalle premesse sembrerebbe un altro di quei gruppi dell'inflazionatissimo filone demenziale. Niente di tutto questo. I KARIN fanno sul serio. Senza troppe seghe mentali, ma fanno sul serio. Ben distaccati dalla tradizione italiana, non solo per la scelta di esprimersi in inglese. Bastano poche note per imbattersi nell’impressione di avere a che fare con la via italiana agli Okkervil River. “Start by crash”. Atmosfere lievi. Ritmi compassati alla Pavement. Ripuliti da ogni genere di distorsione e scarica elettrica. Le chitarre elettriche sono sempre in agguato. Non esplodono neanche nei grintosi sfoghi di “Fancee”, uno dei brani top, ma si limitano a ricamare i tessuti rigorosamente unplugged tra chitarra acustica e rhodes. L’estrazione è decisamente unplugged. Non mancano i momenti prettamente revival-folk, da risposta italiana a Bright Eyes, come la campestre elegia notturna con tanto di appositi rumori notturni ”Eat your supper & go to bed early” e la delicata ”Cruel to be kind”. A tratti vicini ai Grandaddy nell’altalenante struttura di ”Vermont folklife center”. Agli Sparklehorse nella malinconica spinta rievocativa, in ”From a wire”, senza esasperazioni sperimentali. Molta leggerezza, un timbro quasi monocorde, anche nel momento di soluzione di continuità all’introspezione, una ”Happy song” dal titolo sufficientemente eloquente. Tra Nada Surf e i My Bloody Valentine di “Ecstasy and wine”. Votati alla melodia senza cadere nella trappola della spasmodica ricerca melodica. Poche, peccato perché i risultati sono anche migliori, le concessioni alla “tecnologia”. Si ascolti l’accattivante loop del brano, ”Untitled”, che con un titolo sarebbe la traccia ideale per lanciare questo EP piuttosto lungo se raffrontato agli standard, ben nove brani, tuttavia racchiusi in trentacinque minuti. Meno pop e meno immediati dei conterranei Pecksniff, con una maggiore cura dell’ambito vocale oltre che compositivo, soprattutto nel contenere melodie che alla lunga un po’ vanno sfibrandosi, potrebbero presto dire la loro.
Altro che sport.

tracklist
1. start by crash
2 untitled
3. fancee
4. from a wire
5. cruel to be kind
6. lakeland terrier club
7. happy song
8. vermont folklife center
9. eat your supper & go to bed early

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