à‰ uno di quei dischi, che o ti fanno schifo, o ne rimani incantato.
In bilico tra folk d’alta scuola e indie-rock d’alta scuola pure lui, “A Hundred Miles Off” dei Walkmen, mi ha lasciato incantato.
Sarà per quella voce, quella di Hamilton Lithauser, roca, ubriaca e cantilenante, quasi di attore drammatico che ha esagerato con il whiskie. Sarà per quelle chitarre al limite tra il lo-fi e la psichedelia, che ora intessono nostalgici motivetti country a stelle striscie, ora si lanciano in desertiche cavalcate folk-rock con frenetica e penetrante batteria al seguito.
Sarà tutto un insieme di cose, saranno le iniziali di Bob Dylan che marchiano a fuoco ogni pezzo, saranno le sonorità grezze, casereccie.
“A Hundred Miles Off” comincia con “Louisiana”, bucolico malinconico elogio alla terra che fu patria dell’old jazz e prosegue con 11 scordature folk-rock che racchiudono in sè due continenti: la dolcezza della tradizione country a stelle e strisce e l’irresistibile sguaiatezza europea, che non può non riportare a leggende quali Clash e Pogues. Si ascolti “Tenley-Town”, punk che non c’è più, oppure “Lost in Boston” dalla quale i primi Strokes addirittura avrebbero potuto imparare molto.
E non si dimentichi nemmeno il più puro country di “Brandy Alexander” o la frenesia ritmica di “Emma, Get Me a Lemon”.
“A Hundred Miles Off” è un ottimo disco di vintage rock. E onesto. à‰ questa la caratteristica che lo differenzia dagli altri prodotti musicali o presunti tali che si fregiano oggi del marchio vintage, senza averne nè il diritto nè la possibilità .Tracklist
1. LOUISIANA
2. DANNY’S AT THE WEDDING
3. GOOD FOR YOU’S GOOD FOR ME
4. EMMA, GET ME A LEMON
5. ALL HANDS AND THE COOK
6. LOST IN BOSTON
7. DON’T GET ME DOWN (COME ON OVER HERE)
8. TENLEY-TOWN
9. THIS JOB IS KILLING ME
10. BRANDY ALEXANDER
11. ALWAYS AFTER YOUR (‘TIL YOUR STARTED AFTER ME)
12. ANOTHER GOES BY
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