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Oltre i vetri – Trio Milonga

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Overture
Dostojevski aveva ragione: la vita è un paradiso, ma l’uomo sembra non accorgersene né fa nulla per rendersene conto. Probabilmente le sue parole non furono letteralmente queste, ma il concetto credo sia quello. Se ci rifletto ancora un po’ mi convincerò che non fu Dostojevski a dirlo, ma qualche altro scrittore russo… Ho una memoria che è diabolicamente inefficiente. Non sono mai stato capace di raccontare una barzelletta, non perché non sia bravo a raccontarle… Ok, anche per quello… ma quando da piccolo mi veniva chiesto “Perché non mi racconti una barzelletta?” io puntualmente rispondevo “Non me ne ricordo nessuna…”
Dimentico puntualmente sul posto di lavoro facce e nomi della gente con cui ho a che fare. Sono condannato a prendere appunti per ogni cosa che faccio e per ogni cosa che dico. E’ una condanna la mia.
Ogni tanto però (fortunatamente!) qualche moscerino rimane spiaccicato sul parabrezza dei miei ricordi. Con il Trio Milonga è stato così: “milonga” è un termine che avevo già sentito (links: Paolo Conte, Carlo Lucarelli) ma di cui ignoravo il significato, “trio” non era poi così difficile da ricordare. In realtà qualche giorno dopo ricordavo solo “milonga”; poi San Google ha fatto il resto.
Non devo ringraziare solo Google però. Se il Trio Milonga è arrivato a far vibrare i miei timpani devo anche lodare e ringraziare Primavera Radio Popolare Network che trasmette a Taranto e provincia (ovviamente non ricordo su che frequenza!). Già perché le cose andarono più o meno così:
Era una sera di dicembre, dell’ormai defunto 2006. A Taranto City c’era un traffico tale da farmi trottolare (passatemi il neologismo) per più di un’ora a bordo della mia suzuki liana alla ricerca utopica di un posteggio. Io adoro guidare, ma il traffico mi intristisce e mi mette tensione. Soprattutto quando guido in città “difficili” in cui il codice stradale ha meno importanza dell’opuscolo dei Testimoni di Geova. Il caso (o magari Geova, chissà!) volle che l’autoscan della mia radio si posizionasse sulla frequenza della succitata radio, la quale stava trasmettendo proprio l’intervista del gruppo milanese con annessa presentazione del nuovo album. Cominciai a sentirmi meglio… le macchine fuori erano dettagli, il parcheggio non era più un obiettivo da raggiungere ma un ostacolo al proseguimento del mio ascolto, poiché sarei dovuto poi scendere dalla macchina.
Ogni pezzo che trasmettevano riempiva le mie orecchie di una musica esoticamente trascinante, con una fedeltà e un rispetto per quel genere (la milonga, appunto) davvero commovente. L’impressione era quella di essere tornati indietro nel tempo, ne L’Avana del 1927 o nella Buenos Aires del 1935.

Decisi quindi che una volta tornato a casa mi sarei nutrito di milonga. Fortunatamente quella sera non trovai neanche un fazzoletto d’asfalto su cui posteggiare.

Recensione:
Oltre i vetri non è un semplice cd e il Trio Milonga non è un semplice gruppo. Marcella Inga (voce, basso e percussioni), Camillo Sampaolo (voce e chitarra), Renzo Ranzani (voce, chitarra, mandolino, cuatro, clarinetto, sax soprano e tenore) sono i portavoce di una musica d’altri tempi, che grazie a loro riesce ad esprimere ancora tutta la sua joie de vivre. Il loro è un vero e proprio progetto culturale, oltre che musicale, degno di essere conosciuto, non solo dagli appassionati dei ritmi latini della prima metà del ‘900. Ci tengo ad esprimere tutta la mi ammirazione per questi tre ragazzi (la musica ringiovanisce!) che hanno realizzato da soli questo album, dalla registrazione fino alla produzione. Sono dieci le tracce che segnano un percorso tutto femminile fatto di ammalianti fantasie caraibiche immerse nella quotidianità grigia fatta di uffici, semafori e metrò. I testi sono un grande punto di forza di questo lavoro, soprattutto grazie alla deliziosa ironia messa in campo dalla Inga. La mancanza di una produzione esterna sicuramente ha fatto sì che quest’album fosse perfettibile (quanto meno in alcuni passaggi dei fiati), ma tutto ciò non fa altro che rendere ancora più affascinante alle mie orecchie questa loro musica. Ci sono pezzi come “C’est la vie”, “Nel metrò” e “Tiramisù” che sono capaci di illuminarti con la loro leggerezza, di incantarti con la loro melodica trasparenza e di strapparti un sorriso con la loro sottile ironia. E poi c’è “Juana”, bellissimo pezzo dedicato a Juana González Sánchez, moglie di Hipólito Torres Guerra “Capitán descalzo”, una della guide di Che Guevara sulla Sierra Maestra durante la rivoluzione cubana… Insomma, il Trio Milonga riesce ad essere, nel suo genere, il gruppo più elegante, più ispirato e più coraggioso che attualmente abbiamo in Italia, e sarebbe un vero peccato se il loro luminoso valore artistico rimanesse ulteriormente sepolto sotto questa coltre di nebbiosa inconsistenza musicale che quotidianamente siamo costretti a respirare per volere del santissimo mercato discografico italiano.

P.S.: Per chi volesse andare alle origini di tutta la musica proposta dal trio consiglio vivamente l’ascolto del loro primo lavoro. Il primo album (Trio Milonga, 2002) infatti proponeva in maniera appassionata e davvero encomiabile 12 perle della musica latino-americana (Cuba, Brasile, Argentina, Trinidad) che andavano dal 1906 al 1972 con l’aggiunta di “Non Partir”, classico italiano del 1938, trasposta in chiave latin-jazz e una meravigliosa rivisitazione milonguera del tema di Star Trek (USA 1966) a chiosare l’album. Marvelous!

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Una riflessione Post Scriptum

La Milonga e la sua storia
Ho passato più di un mese a cercare di capire attraverso una caterva di materiale sonoro e bibliografico il significato della parola “Milonga”. Ho ascoltato decine di album, letto testimonianze scritte su libri o siti, spucliato enciclopedie musicali e non, estratto opinioni, teorie e regole su riviste specializzate sui balli latino-americani. Ho decine e decine di fonti da cui attingere per spiegarvi cos'è la Milonga. Dovrei essere ormai pronto… e invece niente, non ci riesco. Per una serie di motivi:
1) non sono nè cubano, nè argentino.
2) la milonga, come la maggior parte dei generi musicali dell'America Centro-meridionale, è un genere musicale a tutto tondo, che si lascia tanto ballare quanto cantare.
3) e' un genere musicale antico, popolare, intriso di contaminazioni, che nel corso degli ultimi 2 secoli si è evoluto e si è modificato assumendo connotati diversi a seconda del panorama topografico in cui ha mosso i suoi passi.

Come faccio a racchiudere in una definizione uno dei generi musicali più sfuggevole ad ogni tipo di definizione? Provate ad andare su Wikipedia e troverete queste parole:

“La parola Milonga ha origini africane, significa confusione, casino, litigio.”

E' proprio così! Saranno passati secoli, probabilmente le sue radici affondano nella grande Africa del XV secolo, ma il suo significato – almeno per me – è rimasto immutato.
Sembra che in alcuni idiomi africani Milonga voglia dire “parola, argomento”.
Ma con Milonga si intendeva anche la sala da ballo in cui veniva suonato, interpretato, eseguito e ballato questo genere. Inoltre poteva indicare anche la donna che lavorava in questa sala da ballo, in questo locale.
I due paesi in cui la Milonga ebbe maggior fortuna a cavallo tra la seconda metà dell'800 e la prima metà del '900 furono l'Argentina e l'isola di Cuba.
La Milonga nasce nell’ arrabal, il quartiere di periferia argentino, abitato da Italiani, Francesi, Ungheresi, Ebrei e Slavi, cui presto si unirono schiavi liberati e Argentini della seconda e terza generazione provenienti dalle Pampas. Qui la musica si nutrì di quell’intruglio unico e irripetibile di tradizioni etniche e retaggi culturali, facendola esplodere in una forma canzone precedente al tango stesso. è qui che si realizza l'incontro fra la gente del porto e la gente delle campagne. La gente della pampa porta la Payada, un'antica forma di poesia popolare caratteristica delle feste di paese: il payador improvvisa sei versi endecasillabi, seguiti da un caratteristico stacco di chitarra. Intorno al 1870 la payada si evolve e ad essa si unisce il ballo: è la habanera, danza popolare di origine spagnola dal ritmo lento e non rigido (ricordate la Carmen di Bizet?) diffusasi a Cuba e portata dai marinai fino alle due sponde del Rio della Plata, che si diffonde ma immediatamente si trasforma, assumendo l'andamento caratteristico e insolito di una camminata in cui l'uomo avanza e la donna indietreggia.
“L’Habanera dei poveri” veniva chiamata. Intorno ai primi anni del ‘900 la Milonga unisce L’Avana e Buenos Aires, regalando a intere generazioni canzoni che cantavano la tristezza delle persone, ma anche la loro felicità e le loro gioie. Raccontavano la nostalgia e la distanza, ma esprimevano anche le speranze e le aspirazioni della povera gente il tutto accompagnato da una chitarra ritmica e trascinante, a cui per contrasto si liberavano le melodie del flauto e del violino. Anche quando cantavano la solitudine, erano capaci di esprimere la lealtà e la fratellanza nell'avversità. La musica si fece ancora una volta strumento d’espressione, argano di emozioni, luogo sonoro in cui consolarsi e ritrovare se stessi.

Ma non dimentichiamoci che siamo in strada… e una volta in strada, la musica non ci mette veramente niente a tramutarsi in ballo: è così che nel vicoli di Buenos Aires, sono nate prima la Milonga e poi il Tango come lo conosciamo oggi.
Un’altra definizione di Milonga è appunto “il Tango negro”. Già, perchè questo poco definibile genere musicale ha intrecciato una relazione talmente viscerale con il Tango da aver creato una forma ibrida di ballo che resiste ancora oggi: il Tango Milonguero.
Secondo Lidia Ferrari esistono 2 forme principali di Tango: il Milonguero e il Fantasia. Questa è la definizione che ne da Lidia Ferrari:
“La differenza tra gli stili si stabilisce dunque a partire dal desiderio, dall'intenzione, dal luogo in cui si balla e dai codici. Lì, in quel luogo chiamato milonga… non c'è altra possibilità che quella di ballare il tango milonguero. E' quello più stretto, dove l'abbraccio tra uomo e donna è più forte. Dove le coreografie preconfezionate non hanno spazio e dove l'emozione dell'incontro può produrre una soddisfazione irripetibile. Il tango milonguero si balla solo per il proprio intimo piacere”. “La sostanza nel tango milonguero o 'de salòn' è radicata nella possibilità di goderlo nella propria intimità, di crearlo ogni volta che si balla, in quell'istante, per se stessi. Il tango da spettacolo o 'fantasia' è da esibire, per far sì che gli altri godano vedendo uno spettacolo”.
E ancora cito le parole di Meri Lao e J. C. Caceres:
“Il ritmo del tango (da “tambor”, tamburo degli schiavi neri) è stato ereditato dal candombe (ritmo proveniente dall'Africa che è stato parte importante della cultura uruguayana negli ultimi duecento anni) e dalla milonga. Con l'arrivo degli italiani, […] questa musica cambia progressivamente, diventando più lenta. […] parlare della “questione negra” è un tema che offre spunti polemici. Anche il tango “classico” […] possiede molte componenti africane.” Ergo – ma si sapeva – andare verso la milonga vuol dire tornare alle radici (nere) del tango stesso.”

Alcune Fonti
http://www.dacapoalfine.it/?p=239
http://www.tangoblivion.it/blog_comment.asp?bi=47
http://www.superballo.it/teorieaconfronto/139.html
http://it.wikipedia.org/wiki/Milonga

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