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Paolo Cattaneo – L'equilibrio non basta

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Durante il primissimo ascolto di un album penso ad un sacco di cose diverse, soprattutto quando si tratta di perfetti sconosciuti. Prima ancora di inserire l'sf (supporto fonografico) mi giro tra le mani la confezione e poso gli occhi sul plasticoso oggetto. Guardo la copertina e penso “Alberi spogli, gufi, gatti neri con le ali, veneri di milo al cui marmoreo capo è stata appiccicata la testa di un elefante nero. E mo' questo che vuole?”
Leggo autore e titolo dell'album: Paolo Cattaneo – L'equilibrio non basta. Tanto per cominciare il nome e cognome mi suggerisce che non si tratta di una band, e se sono fortunato non sarò costretto ad assistere all'ennesimo sorgere di una nuova indie-popstar. Il titolo ad essere sincero non mi suggerisce proprio nulla di particolare… l'equilibrio non basta…
Dall'altro lato: c'è la track list. 9 tracce: la prima è Incastri, l'ultima è Infinito. Dagli incastri all'infinito: quasi come partire da una compressione nodulare ed attraverso lente ed attente dipanature sciogliere la trama facendola gocciolare in uno spazio assoluto dove tempo e materia sono una cosa sola.
Sarà meglio mettere il cd, prima di sparare altre stronzate.
“L'astronave stasera si chiama Speranza…” Cavolo, c'avevo ragione allora che si tratta di un viaggio interstellare!
La prima traccia dà già importanti coordinate. Ci troviamo su un pianeta particolare, in cui convivono da una parte un sapiente piano elettrico, una chitarra un po' alla nick cave, e degli inserti elettronici sparsi ma con ordine, dall'altra invece ci sono contrabbasso pianoforte e fiati che emanano calore ad ogni singola nota emessa. 3 contro 3: Questione di equilibrio… ma l'equilibrio forse non basta! Già, perchè c'è anche la batteria che come un arbitro scandisce i ritmi impedendo che emergano dal gioco sonoro involontarie irregolarità.
“L'equilibrio non basta” è un album – bisogna proprio dirlo – prodotto egregiamente in cui la cura per il dettaglio acustico, anzichè appesantirlo, regala forza ed eleganza. Al suo interno io ci sento al contempo la musicalità chiaroscurale di Marco parente e a tratti la forza espressiva tipica di Cesare Basile. Notturno, invernale, introspettivo fino al punto di sentirsi risucchiati dalle metafore dei testi, è un album che viaggia sui sentieri dell'anima dell'autore.
Forse in alcuni punti della seconda metà dell'album (“resto in silenzio, “il passo che giustifica il tempo”) emerge un ambiente eccessivamente sfuocato e surreale, troppo statico, che a mio parere spezza il più ventilato ritmo della prima parte (“Neurovegetale”, “Nel mondo che non c'è”). Certo è che la dimostrazione di volo in alta quota data nella prima metà del cd ci fa presuppore e sperare che con la giusta dose di personalità e inventiva questo artista saprà raggiungere vette ancora più alte.

Tracklist:
01. Incastri
02. L'eco che stona
03. Neurovegetale
04. Col mio ritmo
05. Nel mondo che non c'è
06. Resto in silenzio
07. Dimmi dov'è la verità
08. Intro
09. Il passo che giustifica il tempo
10. Infinito

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