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Afterhours – I milanesi ammazzano il Sabato

2008 - Universal
rock

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Tracklist

1.Naufragio sull'isola del tesoro
2.E' solo febbre
3.Neppure carne da cannone per Dio
4.Tarantella all'inazione
5.Pochi istanti nella lavatrice
6.I milanesi ammazzano il Sabato
7.Riprendere Berlino
8.Tutti gli uomini del presidente
9.Musa di nessuno
10.Tema:La mia città
11.E'dura essere Silvan
12.Dove si va da qui
13.Tutto domani
14.Orchi e streghe sono soli

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Parlare di cambiamenti in casa Afterhours è ,come per altri, affrontare la normalità. Ogni disco, ogni scelta, ogni cambio di formazione, è andato di pari passo al proporre qualcosa di nuovo; nell’ormai ventennale storia del gruppo si è sempre assistito ad un rigenerarsi dalle sembianze naturali del gruppo.

Così, dopo l’uscita dal gruppo di Iriondo prima, e di Viti poi (per il conseguente ingresso di Roberto Dell’Era e del suona-tutto Enrico Gabrielli), eccoci davanti al sesto episodio in studio della rock band milanese. Il primo assaggio del lavoro co-prodotto dal mostro sacro John Parish si era già avuto due mesi orsono con E’ solo febbre, un 9/4 non propriamente rock condito da un’invasione di archi e da un orchestrazione di Gabrielli che si inserisce all’improvviso nella linea compositiva in odore quasi grunge del pezzo. Il primo episodio in cui si capisce l’intento degli Afterhours di sperimentare e di utilizzare le voci in questa occasione come un vero e proprio strumento. Un pezzo ossessionato in cui il crescente …Se piacerà-se piacerà-ti piacerà-ti piacerà…. rappresenta l’ossessione propria del cantante che deve stupire per forza e che vive dell’ansia della sua prestazione, quella dettata dalla forte attesa che si alza quando ci si riaffaccia al mercato (stavolta con una major) per proporre un nuovo lavoro.
E se negli album precedenti gli sfondi generali erano stati cupi e disincantati -v. la mancanza di punti di riferimento in Quello che non c’è e la sfiducia generale in Ballate per piccole iene- ne I milanesi ammazzano il Sabato si torna a sorridere. Lo si fa in modo caotico in Neppure carne da cannone per Dio, con la cassa martellante di Prette, il basso acustico di Brian Ritchie (ex Violent Femmes) ed il glockenspiel di Gabrielli; e lo si fa leggendo fra le righe del testo di Tarantella all’inazione in cui, a distanza di anni, si ritorna a quell’ironia che era stata il marchio di fabbrica delle liriche di Manuel Agnelli.

Un album caotico si diceva, dove ti ritrovi Pochi istanti nella lavatrice a centrifugarti di suoni, campanacci, clarinetti, sax e, subito dopo, a tu per tu con la tristezza dell’arpeggio di chitarra (che qui è in mano a Greg Dulli e Cesare Malfatti) della title-track. I milanesi ammazzano il sabato (la canzone) è un viaggio il cui protagonista, il Re, è dentro ciascuno di noi; è quello che compare ogni volta che per un attimo veniamo sfiorati dal pensiero di abbandonare tutto, ma che poi, spesso banalmente, viene scacciato per tornare indietro.
Il primo singolo ufficiale, Riprendere Berlino (=riprendere la semplicità), è l’episodio più poppeggiante delle 14 tracce, uno dei pochi a sforare il tetto dei 4 minuti insieme alla riuscitissma Dove si va da qui, un sentiero di batteria elettronica e pianoforte per un crescendo che sfocia in inserti di chitarra noise e fender rhodes distorto.
Ma come poteva mancare una canzone dedicata a Milano in un album che ha nel titolo i suoi abitanti? Ecco infatti Tema:La mia città, una sorta di sfogo verso la metropoli in cui si vive da pipistrelli chiusi in scatole, una richiesta di aiuto di quelle che si fanno solo alla persona che si ama profondamente. Un nuovo mix di 2’44” di amara ironia condito da 2’44” di chitarre, cori, basso distorto e clarinetto, un pò vecchio stampo Afterhours.
Un ritorno alle origini come avviene in quella che è la perla dell’album: Musa di nessuno, una ballad, un pezzo graffiante nei contenuti, una dedica che vede alla terza strofa l’ingresso dei fiati di Gabrielli. Una canzone che ti fa già pregustare il suo ascolto live e che riesce a mettere in luce tutte le qualità canore di Agnelli.

Se la paternità ti cambia la vita, lo fa anche nei tuoi testi, e, come già per una fila interminabile di artisti, non può esimersi il frontman degli Afterhours e con sè tutta la sua band. Lo si capisce dal pezzo che ha il compito di chiudere l’abum, la ninna nanna Orchi e streghe sono soli, e lo si capisce dal filo conduttore delle 14 tracce de I milanesi ammazzano il sabato: sentimenti estremi raccontati con l’anti-retorica del vivere quotidiano e con la solita tagliente, ma questa volta fresca, e a tratti futile, capacità espressiva.
E’ proprio il momento di transizione del gruppo che detta le regole dell’album: schizoide, concitato, ma non contaminato come in passato da una medesima incisività.

In giro si dice che i dischi più belli non ti folgorano al primo ascolto, ma crescono…crescono…crescono…
Fino ad ammazzarti.

Noi, però, preferiamo l’amore a prima vista.

6/10

TASTE: E’ solo febbre
Musa di nessuno

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