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Child of a Creek – Unicorns still make me feel Fine

Child of a Creek – Unicorns still make me feel Fine
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    Non lasciatevi ingannare dal nome: dietro al nick d’arte “The Child of A Creek” si nasconde l’italianissimo Lorenzo Bracaloni, originario per la precisione di Rosignano Solvay, chimica cittadina livornese conosciuta per l’effimera trasparenza delle sue acque marine e per la straordinaria somiglianza con la centrale nucleare di Springfield (sì, proprio quella di Mr. Montgomery Burns).

    Giunto al suo secondo lavoro, “The Child of A Creek” è il classico esempio volto a dimostrare quanto sia zavorrato di menefreghismo il settore discografico italiano, soprattuto nella vitale opera di promozione e valorizzazione di giovani talenti nostrani di qualità. Infatti, chissà perchè, questo lavoro è stato pubblicato dalla label inglese Dust Wind Tales di Staphen Kent, vecchio lupo che non si è lasciato scappare l’occasione di mettere sotto contratto questo promettente cantautore livornese.

    Le coordinate entro le quali si snoda l’immaginario sonoro di Mr.Bracaloni è un folck acustico vellutato e suadente, minimale tappeto sonoro su cui poter valorizzare la propria voce molto personale e vagamente “buckleyana”.

    Ah, dimenticavo un piccolo dettaglio: Lorenzo Bracaloni in questo disco ha fatto tutto, e quando dico tutto intendo scrivere, arrangiare, suonare (tutti gli strumenti), registrare, mixare, cantare, produrre ed infine promuovere il suo prodotto discografico.

    E allora stacchiamo per un attimo tutte le spine del mondo perché mai come adesso l’elettricità si rivelerà un orpello inutile, è finalmente giunto il momento di apprezzare l’essenza delle cose semplici in tutta la loro magnificenza. Solo così riusciremo ad innamorarci anche dei rumori e dei gesti quotidiani che, se visti nella giusta ottica, assumono d’incanto valori intrinseci di grande purezza e vengono immediatamente spogliati di tutta la loro sciocca banalità.

    Attenzione ai dettagli: dietro al rumore di una sedia che scricchiola si potrebbero celare milioni di lacrime di sale ed un impolverato flauto di stagno potrebbe suonare come se fosse laccato d’oro zecchino.

    Ripeto, attenzione a “snobbare” le cose fatte in casa: non sono di moda, ma in fondo tutti sanno che sono le più genuine. Proprio per questo ascoltare “Unicorns still make me feel Fine” potrebbe rivelarsi una scelta azzeccata e sconvolgente al tempo stesso, come tutte le cose che accadono nel sottobosco e viaggiano a cento all’ora controcorrente.

    Un limpido toccasana per anime troppo affannate.

    Web: http://www.myspace.com/thechildofacreek

    Massimiliano Locandro

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