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The Record’s – Money’s On Fire

The Record’s – Money’s On Fire
2008 - self
rock/garage

Tracklist

    1. Cannot Sleep
    2. Clouds Are Moving
    3. Lockdown (Free As A Bird)
    4. Hot Spot
    5. Money\'s On Fire
    6. A Little Content
    7. Rudy
    8. Draft
    9. Black Ropes Hanging Over
    10. Girl Of My Wet Dreams
    11. Shoe Shine
    12. Big Time Moaner

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É un periodo in cui si ripropone di tutto, si sa.
Ci si tuffa nel pentolone delle tendenze musicali, si (ri)pesca qualcosa di più o meno alla moda, di più o meno stylish, e il gioco è fatto.

“Money’s On Fire”, che esce dopo l’ep “Joyceful”, sembra non voler guardare in faccia nemmeno il più timido dei ritegni, e propone un mix tra Hives, Pixies, Beach Boys e Beatles.
Mezzo secolo di rock’n'roll, mezzo mondo di rock’n'roll, puntato, colpito e affondato in dodici brani che i bresciani The Record’s suonano con la spensieratezza e l’ipotetica faccia tosta di quelli che sanno di avercela ormai fatta, di percorrere la strada corretta nella direzione corretta.

Si balla, ed è fuor di dubbio che il disco non sfigurerebbe certo a qualche movimentato ballo di fine anno di un qualche immaginario college dei sogni.
Si balla, all’inizio con le gambe e la testa davvero convinte, poi via via che i minuti passano, con la ben fatta title-track che scrive prematuramente alla quinta traccia il definitivo “The end”, le cose si fanno ben più complicate.

Se “Lockdown (Free As A Bird)” convince nella sua cristallina e innocente riproposizione italiana dei Beatles passati per Pixies e per tutto il rock’n'roll scandinavo, se “Hot Spot” riporta alla mente quando gli Hives erano davvero gli Hives, la psichedelia abbozzata con inequivocabile forzatura di “Rudy” o il surf rock di “Girl Of My Wet Dreams”, con quei coretti à la Beach Boys che stancano alla seconda di una troppo lunga serie di ripetizioni, non sembrano trovare una valida ragion d’essere.
E così tutta la seconda metà del disco, troppo un’autocitazione dell’ottima prima metà, troppo un continuo ripetersi e inseguirsi, troppo un facile e ammiccante insistere sugli stessi riff, ripetuti fino allo sfinimento, fino a risultare tristemente perfetti.

Già, perchè “Money’s On Fire” è un disco perfetto per chi dalla musica non si aspetta troppo.
É un disco come ce ne sono a bizzeffe, e noi, che nella musica cerchiamo qualcosa di più che una semplice carrellata di brani per yuppies (s)trapassati, ci rimaniamo male ogni volta.

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