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Motorhead – Motorizer

2008 - SPV
heavy metal/hard rock/punk

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Tracklist

1.Runaround man
2.Teach you how to sing the blues
3.When the eagle scream
4.Rock out
5.One short life
6.Buried alive
7.English rose
8.Back to the chain
9.Heroes
10.Time is right
11.The thousand name of god

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I Motorhead a due anni da Kiss of death tornano sugli scaffali dei negozi e nei meandri della rete con “Motorizer”. A poco più di un anno da Better motorhead than dead, documentazione live uscita direttamente dall’hammersmith, lo stampo inconfondibile della band non ha subito alcuna modifica di sorta. Lemmy Kilmster (basso, voce), Phil Campbell (chitarra) e Mikkey Dee (batteria) sono il risultato di qualcosa di musicalmente omogeneo e immutabile, sono la mescolanza, o la confusione tra, heavy metal, speed metal, iniezioni di punk e smorzate bruciature di stoner e doom. Trovare un genere definitivo per questa ensemble di musicisti non è facile. Trovare invece, nella voce di Lemmy, una delle poche certezze terrene è facilissimo. Ogni singolo pezzo dell’album vive sopra le cavalcate sonore che la voce del barbuto rocker va tessendo tra le trame sonore della struttura strumentale. Batteria e chitarra rombante danno inizio al rumoroso spettacolo di “Runaround man“, dove Lemmy spiega com’è vivere in california in attesa di un terremoto (“Live in California waiting for a quake“), gli stacchi sonori sono appannaggio di un proto-punk che bene si addice alle conformazioni storiche del sound del gruppo. “Teach you how to sing the blues” è il territorio adatto per mostrare, a chi non le avesse in nota, le capacità di Campbell con la sei corde. In “When the eagles scream” le sonorità si incupiscono per fare spazio ad un funereo ma agile stoner senza particolari fuochi d’artificio. Incolore, ma non per questo privo di brutalità è “Rock out”, dove a riproporsi stavolta è un punk solido figlio delle rotonde, seppur distorte, note del basso di lemmy. La velocità diminuisce in one short life per tornare a sfrecciare sul pentagramma in “Buried Alive” nella quale Mr. Dee non smette un secondo di pestare sulla batteria. “English Rose” sembra un tributo al rock’n’roll costruito e confezionato sulle idee classiche di Mr. Kilmster. Seguendo una scala ideale ecco l’odore di blues di “Back on the chain”. In “Heroes”, lemmy, ci spiega la differenza tra un eroe e un pazzo, ritmando le strofe e facendoci quasi scoprire un inaspettato lato melodico nella struttura della sua voce gracchiante. “Time is right” ci riporta allo speed metal prima delle essenziali e lineari note dai contorni southern di “The thounsand name of god“, degna chiusura di un disco uscito fresco, fresco dalla fabbrica motorhead, senza tentennamenti, privo di rimorsi o ripensamenti dell’ultima ora. Puro motorhead.

Taste: Runaround man, English rose, The thousand name of god

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