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CARMEN CONSOLI – New Age, Roncade (TV), 7 novembre 2008

C’è oggi questa moda, pericolosa o vincente che sia, del riproporre dal vivo interi album, magari per festeggiare una particolare ricorrenza (il decennale, il ventennale dall’uscita, e via dicendo), magari perchè c’è bisogno di linfa vitale, chiamiamola così, magari solo per divertirsi un po’, unendo l’utile al dilettevole.

Tenendosi alla larga dalla forzata ricerca di una maliziosa motivazione al tour di Carmen Consoli, nei club come ai vecchi tempi, a riproporre “Mediamente Isterica”, uscito giusto giusto 10 anni or sono, fa un po’ specie trovarsi immersi in un New Age pieno zeppo di una vasta varietà di avventori, o per meglio dire, ascoltatori, fans.

A guardarsi intorno, forse sì, forse un po’ troppo colpevolmente schizzinosi, si potrebbe pensare di essere nel campo adatto ad una ricerca sociologica su abitudini e comportamenti dell’ascoltatore medio.

Facile districarsi tra l’agguerrito esercito di coppiette, lei, un misto di meravigliata ammirazione e orgoglioso senso di appartenenza a chissà poi cosa, lui, un simil zombie completamente asservito ai più primitivi e giustificabili istinti di riproduzione.
Più complicato quando si tratta di sfuggire all’odiosa pressione psicologica dei branchi di tamarri che affollano a prescindere eventi del genere. Agitati come bambini alla prima comunione, occupano lo spazio vitale di chiunque capiti tra le loro grinfie, raggiungono l’apice lamentandosi a più riprese del clamoroso e previsto ritardo sulla tabella di marcia, segno evidente di un patologico e inguaribile bisogno di attenzioni.

Io, che fatico a tratti a giustificare a me stesso la mia presenza, alla fine ne esco più o meno soddisfatto.
O per lo meno ne esco, perchè fondamentalmente era tutto previsto.

Dribblate e superate con successo difficoltà e paranoie agorafobiche, “Mediamente Isterica” è un bel disco, Carmen Consoli lì sul palco è come non la vedevi da tempo, come non l’hai mai vista, se non in televisione, perchè ai tempi in cui lei era rock, tu lo eri fin troppo.
Rifletti, ti scansi di dosso qualche esagitato/a di turno e il terribile sospetto di essere ad uno di quei concerti tributi a se stesso, come se Carmen Consoli e la sua band, cresciuta, mutata e maturata negli anni, fosse stasera la cover band ufficiale di Carmen Consoli e la sua band, dieci anni fa.

Besame Giuda” non ha la rabbia di un tempo, non graffia come avrebbe graffiato un tempo. La rabbia è limata, più ragionata, meno straripante, probabilmente meno pericolosa.
A guadagnarci, sono soprattutto i pezzi più intimi e riflessivi, “Quattordici Luglio” e “In Funzione Di Nessuna Logica”, suonati con l’eleganza di chi di strada ne ha percorsa molta.

A perderci, salvo qualche gradita eccezione – il delirio rumoroso tra virgolette di “Ultima Preghiera” e la solita “Contessa Miseria” – sono i brani più tirati, dalla già citata “Besame Giuda” al cavalluccio di battaglia “Geisha”, forzato, sforzato e sfilacciato fino a farti calcolare con nostalgia gli anni che sono passati sulla pelle di tutti.

Sembra poi questo l’invito che ci viene posto, quando, a far da sfondo all’ottima “Eco Di Sirene”, una serie di suggestive e significative immagini ci bombarda di ricordi: l’ultimo trionfo di Marco Pantani, l’ultimo saluto di Battisti e Sinatra, la nascita di Google.
Era il 1998, un’eternità fa, l’anno di “Mediamente Isterica”, una Carmen Consoli fa.

Carmen Consoli, che dice di aver preso in giro tutti per 10 anni cantando sempre le stesse storie, in realtà non è più la stessa di una volta, e la sua discografia più recente, ne è la prova più lampante.
Non ci si poteva aspettare da lei il rock di un tempo, quello che a pensarci bene non le è mai appartenuto del tutto.
Più semplicemente, più realisticamente, è bello restare incantati di fronte ad un’artista che torna indietro su di sé, senza rimpianti e con la consapevolezza che le storie con le quali ci ha preso in giro per 10 anni, sono meno acerbe, ma vive più che mai.

Fabio Gallato

foto di Paolo Didonè

www.carmenconsoli.it

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