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The (International) Noise Conspiracy – The Cross Of My Calling

2008 - American Recordings
rock/punk/garage

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Tracklist

1. Intro
2. Assassination of myself
3. Dustbins of history
4. Arm yourself
5. Hiroshima mon amour
6. Boredom of safety
7. Child of god
8. Interlude
9. I am the dynamite
10. Washington bullets
11. Satan made the deal
12. Storm the gates of Beverly Hills
13. Black September
14. Cross of my calling

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Il 2008, come ogni altro anno, si chiude con qualche fuoco d’artificio particolare, alcune band tengono nel cassetto la loro musica fino all’avvicinarsi della fine dell’anno, come a voler fare un regalo ai loro fan o a loro stessi. L’attesa logora, ma una volta finita regala tante soddisfazioni. È il caso di “The cross of my calling” dei The (International) noise conspiracy, che dal 2004, anno di uscita di Armed love, non facevano sentire le loro note. Il quartetto svedese, formato da Denny Lyxzen, Lars Stromberg, Inge Johansson, Ludwig Dahlberg e dalla tastierista Sara Almgren (presente solo nelle performance live) non ha certo bisogno di presentazioni riguardo la loro musica, un misto di punk-garage nato probabilmente da un’infanzia passata a logorare dischi dei The stooges, MC5 e Ramones, imbottita di tematiche politico-sociali estrapolate dal comunismo e dal marxismo. Un po’ diavoli e un po’ angeli, questi ragazzi venuti dal freddo hanno sangue bollente nelle loro vene, che svuotano nei 14 pezzi che compongono l’album, fino a restare inermi e dissanguati, strumenti alla mano, sembra quasi di poter immaginare la scena lungo lo scorrere del disco, all’ultima nota di Cross of my calling eccoli lì, vuoti e semi-morti che si reggono a malapena in piedi. Chissà quanti adolescenti ascoltando tutto questo si faranno prendere dalla voglia di imbracciare una chitarra e lavorare duramente per poter ripetere ogni singola nota insita in questo disco? Perché è proprio ascoltando il lavoro fatto da Stromberg, senza nulla togliere al resto del gruppo, che ci si innamora di “The cross of my calling”, note su note su note, mano sinistra che saltella sui tasti senza dilun garsi troppo su accordi o quinte da musicista punk. Ed è anche grazie a questo che diventa piacevole il sottofondo che le tastiere improvvisano di quando in quando in alcune canzoni. Il tutto corredato dalla voce da teenager di Denny Lyxzen melodica o graffiata che sia. Fa bella mostra di se anche la sezione ritmica, appannaggio delle giocose e mai ovvie puntellature della batteria. di solito un album composto da tanta musica può risultare alla lunga ripetitivo e stancante ma, vuoi l’ispirazione del gruppo o un buon quantitativo di fortuna, questo non accade mai nel disco. Pezzi come Assassination of myself, Dustbins of history, Hiroshima mon amour (forse la perla del disco), I’am the dynamite, Washington bullets sono una bomba senza spoletta in mano, alternati ad episodi più “soft” come Boredom of safety, Child of god, Storm the gates of Beverly Hills che nel comple sso non rovinano il look del disco, anzi, ne favoriscono l’ascolto anche verso chi non vede nel punk la luce alla fine del tunnel. È proprio il caso di dirlo, dei The (International) Noise Conspiracy non si butta niente!

Taste: Assassination of myself, Dustbins of history, Hiroshima mon amour, Child of god, Storm the gates of Beverly Hills

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