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Deerhoof – Offend Maggie

2008 - Kill Rock Stars
noise/alternative/pop

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Tracklist

1. The Tears and Music of Love
2. Chandelier Searchlight
3. Buck and Judy
4. Snoopy Waves
5. Offend Maggie
6. Basket Ball Get Your Groove Back
7. Don't Get Born
8. My Purple Past
9. Family of Others
10. Fresh Born
11. Eaguru Guru
12. This is God Speaking
13. Numina O
14. Jagged Fruit

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Il discorso si era interroto con il mediocre Friend Opportunity, dove i Deerhoof sono sempre i Deerhoof, ma in cui noi forse, non essendo i Deerhoof, ci aspettavamo altro da questi Deerhoof: ci aspettavamo che ci stupissero ancora, ci aspettavamo qualcosa di nuovo… : ma quanto siamo stronzi e presuntuosi!
Ebbene in questo nuovo album il gruppo avant-nip(POP)nico continua la strada che aveva intrappreso con gli ultimi due lavori e integra alcune leggere sfumature pop a riff spesso originali e a giochi di voce forse un pò standardizzati rispetto a quelli a cui ci avevano abituati, ma certamente molto più curati di quelli presenti nei primi album.
Inoltre, se un tempo si sentiva una lontana eco asiatica nei lavori della band statunitense, in “Offend Maggie” l’eco si è fatta sempre più vicina, tanto che a tratti si perde il senso dell’orientamento e la lingua inglese sfuma in liriche nipponiche.
Anche l’utilizzo del rubato si fa molto più mirato e Satomi non abusa di questa tecnica più del necessario.

“The Tears And Music Of Love” riprende certe sonorità di Friend Opportunity ed al primo ascolto ho avuto il leggero dubbio che l’attacco fosse molto simile a quello di The Perfect Me; apparte questo non è una brutta canzone, anche se manca totalmente di originalità.

“Chandelier Searchlight” potrebbe fare da sigla di chiusura ad un non meglio identificato anime giapponese; e per quanto sembri gridare da ogni nota “dove sono finiti i Deerhoof?”, si lascia ugualmente apprezzare per la semplicità della canzone, in cui Satomi senza strafare si limita a giocherellare di tanto in tanto con la voce.

Con “Buck And Judy” ritroviamo qualcosa, ma è qualcosa di completamente nuovo: il riff è originalmente cupo e ci spiazza con sonorità a cui i Deerhoof non ci avevano ancora abituati. E’ uno dei pezzi migliori dell’album, perché è una delle poche traccie in cui tutti e quattro sono perfetti: Dietrich e Rodriguez intessono tappeti sonori, Saunier crea il tempo, Satomi è aggraziata e limpida.

“Snoopy Waves” è un gioco tra chitarre e batteria con la voce leggermente in disparte (rispetto alla solita predominanza della nippocantante): si sente che sta arrivando qualcosa e che forse i primi due pezzi erano un trucco, un piccolo scherzo pop.

E infatti arriva qualcosa e “Offend Maggie” apre le porte della quinta traccia con un riff che solo i CODS avrebbero potuto immaginare, ma ripetuto “fastidiosamente” in stile Don Caballero fino all’avvento della voce di Satomi che con insistenza da senso alle dissonanze.

“Basket Ball Get Your Groove Back” è un ritorno al passato, ma con quanta sapienza! Per chi rimpiangeva certe sonorità ecco un pezzo in cui Satomi si scatena con giochi vocali tutti da ballare. Personalmente ho sempre paragonato le scelte liriche della cantante dei Deerhoof a certe poesie di Gertrude Stein che scriveva versi bambinescamente armoniosi come:

“Rose is a rose is a rose is a rose.
Loveliness extreme.
Extra gaiters.
Sweetest ice-cream.”.

L’insistenza e la scelta delle parole per il loro suono sono gli stessi della poetessa statunitense ed è ciò per cui ci ricorderemo di loro per molto tempo. In questo si sono già ritagliati da anni la loro fetta di storia della musica.

Di “Don’t Get Born” forse ne potevamo fare a meno: per fortuna dura poco e possiamo chiudere un occhio.

In “My Purple Past” capisci che si può sperimentare ugualmente pur contaminandosi di pop. La voce è praticamente perfetta: modulata con intelligenza e senza risultare sgradevole. La batteria è semplicemente stupenda. Le chitarre creano paesaggi e onde. Anche qui tutti e tre si impegnano al massimo e ti viene da pensare che eliminando un pò di brani mediocri sarebbe uscito un EP da dieci e lode.

In “Family Of Others” leggeri echi di Kaki King e Preston Reed (molto leggeri) fanno da base a qualcosa di strano per i Deerhoof: Satomi non canta, si limita a fare da seconda voce. Panico!

“Fresh Born” ci riporta indietro ai primi album, ma non aggiunge niente di nuovo: è un rimpianto dei bei tempi antichi, ma è del tutto inutile anche come rimpianto, visto che a volerlo ci potrebbe essere qualcosa di nuovo da bollire in pentola, ma se non lo si mette in pentola è difficile farlo bollire. Non so se ci siamo spiegati.

“Eaguru Guru” è una canzone dai riff paranoici in cui le chitarre creano vortici di tensione sulle liriche rassegnate di Satomi, e la batteria.. vi ho già detto della batteria? Uno dei pochi motivi che rendono quest’album uno dei migliori lavori del 2008 (oltre al fatto che il 2008 è stato un anno di merda).

All’inizio pensi che “This Is God Speaking” sia un piccolo scherzo, uno di quegli esperimenti artistoidi per darsi un tono. Alla fine lo scherzo riesce e prende forma: niente male, niente di che, c’è di meglio, si volta traccia.

“Numina O” è uno sbadiglio che si apre ruggendo e si chiude ruggendo. Un’errore della natura in cui Satomi ha più colpe che meriti, dato che finché lei tace il pezzo è molto molto molto interessante. Peccato.

“Jagged Fruit”, ovvero quando un batterista da solo può salvare un pezzo: Satomi un pò in calo in questo finale d’album.

E quando l’album termina sono poche le cose su cui non abbiamo dubbi: sprazzi di giochi e virtuosismi canori; nonostante le offese che le ho rivolto Satomi è migliorata e sa contenersi molto di più di quanto faceva in passato, ma a volte pecca di banalità; riff ogni tanto geniali, ogni tanto deludenti, qualche volta mediocri, altre artistoidamente maldestri: senza dubbio ci aspettavamo di più dalla coppia Dietrich/Rodriguez.

Ma Greg Saunier è Dio: l’unica costante positiva di tutto l’album è lui che alla batteria fa ciò che gli pare e riesce ad essere contemporaneamente minimale, vasto, originale e umile. Un perfetto mediano della musica: uno di quelli che lavora per la squadra e ti fa anche quei 2 o 3 goal a stagione che non fanno mai male.

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