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The Von Bondies – Love, Hate and then There’s You

2009 - Majordomo Records
Indie / Alternative / Garage Rock

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Tracklist

1. This Is Our Perfect Crime
2. Shut Your Mouth
3. Pale Bride
4. Only to Haunt You
5. 21st Birthday
6. She's Dead to Me
7. Chancer
8. Blame Game
9. I Don't Wanna
10. Accidents Will Happen
11. Earthquake
12. Modern Saints

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Li avevamo lasciati li nel 2004 con “Pawn shoppe heart”, e a distanza di cinque anni li ritroviamo con un nuovo lavoro: “Love, hate and then there’s you”. Ora c’è da chiedersi a cosa sia servito questo periodo. Questi anni sono trascorsi nel segno della maturazione? Probabilmente qualche passo in questa direzione è stato compiuto, vista la differenza fra quest’ultimo lavoro e quello precedente. Nel disco precedente, in cui è contenuto il loro singolo di maggior successo “C’mon C’mon”, si sentiva la freschezza di un gruppo che affrontava ancora la propria realtà locale, Detroit che gli aveva dato fama e allo stesso tempo li aveva quasi incatenati ad una nicchia musicale post-punk. Post-punk da cui i Von Bondies riprendono a piene mani con le loro chitarre a tratti molto scarne e ritmiche incalzanti. Figli diretti del filone Stooges, con quest’album sono riusciti ad assimilare altre influenze provenienti dalla West-coast e anche dall’Europa.

Senza travisare la propria natura sono riusciti a domare la loro irruenza, acquisendo un eclettismo che non gli è mai appartenuto. Si possono apprezzare gli echi new wave di “Pale bride” e il grunge di “She’s dead to me”, fino ad approdare ad un indie con un impronta a tratti statunitense e a tratti anglofona, che fa da collante durante lo scorrere delle tracce e può essere considerato il minimo comune denominatore di tutto l’album.

Le linee melodiche di Jason Stollsteimer sono meno urlate dei lavori precedenti ed hanno guadagnato quella melodia che le rende anche molto più interessanti. Le chitarre di Christy Hunt e Leann Banks hanno acquistato una nuova dimensione sonora, generando in alcune canzoni un cambiamento di sound. Le ritmiche di Don Blum danno un contributo importante alla causa dei Von Bondies, anche se le batterie, nel percorso che ha portato alla nascita di questo disco, sono l’elemento che si è evoluto di meno paragonato alle creazioni precedenti del gruppo.

Fino a questo punto abbiamo cercato schiettamente di analizzare i pregi di questo disco e di questa band, ora veniamo alle note dolenti. Nel complesso l’album sembra mancare di un reale punto di arrivo, le tracce prese singolarmente sono degli ottimi lavori, ma pesa l’assenza di compattezza quando alla fine dell’ascolto ci si rende conto che il disco non ci ha lasciato un messaggio chiaro e decifrabile. Il loro sound non è di certo innovativo, però riescono a valorizzare ciò che hanno imparato.

I Von Bondies non sono schierati ne col post-punk ne con l’indie-rock, ma cercano di mescolare queste varie tendenze. Sono al loro quarto album e seguendo i loro lavori in ordine cronologico spesso si rimane spiazzati. Per capire questa band bisogna concepirli in cammino, in continua evoluzione. Come in ogni percorso si fanno dei passi falsi, che di certo non rovinano tutto ciò che di buono è stato fatto. Il bilancio del disco è positivo, però mi auguro che in futuro continuino su questa strada aprendo gli occhi su determinati aspetti della loro realtà musicale, in modo da poter affrontare le loro mancanze.

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