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Marta Sui Tubi – La Gabbia, San Giorgio in Bosco (PD), 24 gennaio 2009

marta5A volte non riesco a perdonarmelo.
Mi salta in testa in più occasioni. Più spesso che volentieri, me li immagino pronti per palcoscenici più grossi, San Remo (come se poi fosse il male assoluto) o giù di lì, palcoscenici di livelli altri, non necessariamente alti.
Mi è capitato spesso questa sera, alla Gabbia di Padova, durante il concerto dei Marta Sui Tubi.

Sono pop, maledettamente pop. Hanno capacità tecniche e compositive per sfondare ovunque e comunque.
Ma hanno un’anima troppo sensibile e troppo punk, così difficile da trovare in altre realtà musicali italiane.
É la vera magia dei Marta Sui Tubi: sono pop senza suonare banali e stucchevoli, sono punk senza suonare falsi, sfatti e stantii.
I Marta Sui Tubi sono i Marta Sui Tubi e non è semplice parlare di loro senza scivolare nella penosa e pericolosa buccia di banana del “fanno di tutto, suonano a 360°, va bene così anche se non ci capiamo niente, ma ci piace”.

marta41Non sono più né un duo né un trio. Con il tempo, all’ottima batteria di Ivan Paolini (che già reinterpretava “Muscoli e Dei” durante il tour di promozione al sottotono “C’è gente che deve dormire”), si sono aggiunti il violoncello di Mattia Boschi e le tastiere di Paolo Pischedda.
Con loro, l’eclettica e strabiliante (stasera affaticata per via di qualche malanno di stagione) voce di Giovanni Gulino e la virtuosa chitarra di Carmelo Pipitone sono più complete, inserite in un’aura musicale che sa spaziare dal macello sonoro alla delicata carezza di certe ballate e certi arpeggi.

La Gabbia è quasi stracolma, e per una volta non è un’esagerazione.
É la realtà dei fatti: i Marta Sui Tubi sono una realtà semplice e complicata al tempo stesso.
Ti stordiscono con “L’unica cosa” che se non fossi certo che lì davanti sono proprio i Marta Sui Tubi, mi verrebbe da pensare che Mike Patton abbia perso tutti i capelli e abbia re-introdotto di potenza la lingua italiana nei Mr. Bungle.
Ti accarezzano con “L‘abbandono”, ti trascinano in empirici e paradisiaci lidi con “La Spesa”, appartamenti vuoti, insoliti cartoni del latte vuoti, cuori sempre più vuoti ma che sognano di riempirsi.

marta11Ti coccolano con “Vecchi Difetti”, perchè ogni gruppo ha il suo cavallo di battaglia, ha il suo pezzo forte, ha il suo cruccio e la sua croce, la solita canzone da portarsi dietro per forza, da quando sono nati fino a quando annunceranno il pre-pensionamento (non vorremo esserci).
Beh, mancano solo gli accendini. Anzi, qualcuno arrossendo lo accende pure l’accendino.
I Marta Sui Tubi, dal canto loro, sono felici, sono estasiati, vogliono che “Vecchi Difetti” duri per sempre, cammini, cresca e incanti insieme a loro.

Faccio fatica a ricordare un momento sopra gli altri, nella loro esibizione.
Io non ho sentimenti, solo sensazioni.
E le sensazioni si rincorrono e si inseguono. Fanno sì che a volte Le Vibrazioni e i Negramaro si impegnino in un’ipotetica e meravigliosa jam session sotto acido, che il Corriere della Sera in mano a Giovanni Gulino fornisca il testo di una “Stitichezza Cronica” che mi immagino ogni volta unica.

marta6Quando poi ti accorgi che in un attimo ti smontano e ti disfano come vogliono (“Cinestetica”, “Arco e Sandali”, “Sushi e Coca”), stordito e impotente, ti lasci trascinare via dalle distorsioni, dai feedback e dai rumori che lasciano in eredità al malcapitato dj-set post-concerto, manco fossero i Dinosaur Jr.
Invocherei il silenzio, non foss’altro per l’incomprensibile e insopportabile ska-reggae che (mi) ha stufato da decenni e mi stufa in 3 secondi netti.

Faccio i conti con le mie aspettative: metà della testa alla via di casa, l’altra metà ancora sul palco.
I Marta Sui Tubi hanno vinto, decisamente, con uno spettacolo, un’anima e una magia in cui noia, polvere e gambe indolenzite non hanno proprio trovato ragione di esistere.

Fabio Gallato

foto di Gloria Brusamento

www.martasuitubi.it

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