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Speciale NEGRITA – Padova e Torino, 7 e 12 febbraio 2009

PalaNet – Padova, 7 febbraio 2009
di Enrico Pavan

negrita01Il reportage che sto per scrivere si potrebbe riassumere in tre parole: concerto semplicemente fantastico!

Mentre ero in direzione Palanet di Padova non pensavo di trovarmi di fronte ad una marea umana ma, una volta arrivato, ho fatto molta fatica a vedere la fine della coda di persone che cercavano di entrare nel palazzetto.

Potete quindi capire che il concerto se non è stato sold out, poco ci mancava. Fortunatamente sono riuscito ad arrivare a pochi metri dal palco e mettermi in posizione abbastanza centrale, in modo da riuscire a vedere con un colpo d’occhio unico, ed evitare il torcicollo, tutto il palco; noto però che rispetto ai precedenti concerti, vi sono due postazioni musicali “nuove”: una che non riesco ad identificare subito (area dj, ndr) e l’altra che capisco subito trattarsi di sezione ritmico/tribale (come amo chiamarla io).

Puntuali come un raffreddore d’inverno, alle 21.35, assieme ai primi ululati di approvazione, si iniziano a sentire dei suoni registrati, immagini proiettate sullo sfondo e i Negrita che entrano sul palco. Attaccano subito con “Radio Conga” che porta immediatamente al delirio ballerino gli spettatori; Pau sembra in gran forma, tutto vestito di nero e con cappello in testa, aggredisce il microfono come se fosse un nemico a cui non si vuole dar pace.

negrita02Dopo altre due canzoni del nuovo album è la volta della classica “In Ogni Atomo” che, se possibile, fa cantare anche i muri del palazzetto: alla fine di questa canzone Pau avverte tutti dicendo “Questa sera sarà molto dura per tutti”… altri ululati di risposta.

Si va avanti senza sosta, un dritto tutto tirato, caratterizzato da una grande interazione del pubblico; ad un tratto gli stessi componenti della band si fermano e fanno cantare il pubblico, rimanendone piacevolmente stupiti… glielo si legge in faccia.

Da brividi l’esecuzione di “Ho imparato a sognare”, dove gruppo e pubblico diventano una cosa sola, applaudendosi alla fine a vicenda. Questa canzone ha fatto aprire il, come ha detto il cantante, “momento dell’ammmmmore”, caratterizzato da canzoni che raramente vengono eseguite in live dei Negrita, come “Hemingway” o alcune canzoni del primo album… seguono le classiche ballate come “Magnolia” e “L’uomo sogna di volare”. Si passa poi a ritmi più ballabili e soprattutto con una carica positiva che fa sorridere anche il più arrabbiato del mondo: si inizia “Rotolando verso sud” e si finisce per esser morsi da “Soy Taranta” per poi venir colti di sorpresa con “Sex”.

Dopo circa un ora e quaranticinque minuti di rock allo stato grezzo e soprattutto sudato, i musicisti si godono la prima pausa, che però dura solo cinque minuti, tanta è alta la voce di richiesta del pubblico per i loro beniamini. Appena risaliti sul palco non sembrano nemmeno un po’ stanchi dopo tutto quel saltellare da una parte all’altra del palco e anzi tornano più carichi di prima; vengono eseguite un poker di canzoni e poi altra breve pausa.

negrita03Al nuovo rientro trovano spazio pezzi classici come “Mamamè” e “Cambio”, che radono al suolo il Palanet, dove nessuno si risparmia, si salta tutti uniti e si canta in un’unica voce. Si arriva al momento conclusivo, in cui la band dedica a tutti “Gioia Infinita”, canzone del nuovo album, che decomprime i corpi ed i timpani di ciascun auditore presente.

Alla fine c’è  spazio per un buon 10 minuti di applausi, che vengono ricambiati in modo sincero dagli artisti, e penso che questa sia una delle cose più belle che possono accadere ad un concerto.

A trarre le somme, che dire… un buon due ore piene di concerto, un sano rock’n’roll leggermente influenzato da ritmi sudamericani cari ai Negrita che ti fa sfogare durante tutta l’esibizione e che ti lascia poi andare con il sorriso.

Probabilmente, a mio avviso, i Negrita rimangono una delle poche “rock (pop) band” italiane capaci di emozionare e di variare tra più stili con tale facilità, e scalzarli da questo trono è cosa assai ardua. Consiglio a chi ne ha l’occasione di andare a vedersi il concerto, perché rimarrà comunque impresso nella mente e nello spirito.

Enrico Pavan

I Negrita suonano “Magnolia” durante il concerto di Padova.

MazdaPalace – Torino, 12 febbraio 2009
di Daniele Mosca

negritator01Il suono leggero delle percussioni e un suono rilassante sono gli ingredienti del pezzo che apre il concerto della tappa torinese dei Negrita con “Radio Conga”. Il testo è graffiante e di protesta, si fonde con la musicalità nuova del gruppo, come anche ne “Il ballo decadente”. E’ un rock che fa della melodia la sua nave per solcare i pensieri e i sogni del loro pubblico, non stupisce come sia composto da ragazzini e persone di tutte le generazioni, il tutto per seguire uno spettacolo musicalmente di alto livello.
L’impronta sociale non si placa e il concerto continua con “Il libro in una mano, la bomba nell’altra”, un inno alla pace contro una delle cause che generano guerre e malumori nel mondo, nel nome della santità delle ragioni della storia.
Ma l’amore torna a prendere vita sul palco con la fantastica “In ogni atomo”, un manifesto all’attrazione che lega due anime e due corpi in un solo brivido, per reagire e affrontare il tempo in un’unico sogno. Ed è proprio questo il tema del pezzo successivo “L’uomo sogna di volare”, dolce e leggera a descrivere il viaggio dentro sè stessi e nei propri egoismi.
Una scarica di adrenalina e puro rock in “Halleluja”, “Peace Frog”“Sale”. Ma il viaggio tocca tutto il mondo, le sue sfumature, così si racconta in “Malavida en Bs.As.” con un ritmo travolgente, venature latine e un tripudio di luci e colori. Un influsso che porta dalla Spagna all’Africa, solcando le note di “Notte mediterranea”.
D’un tratto l’atmosfera diventa ovattata, i colori più tenui e il suono è più soffice, come a voler parlare all’anima più profonda e nascosta. E’ il momento di “Hemingway” e “Ho imparato a sognare”, un dolce passaggio tra le brecce dei sentimenti e dei pensieri più inconfessabili. La gente canta le canzoni che hanno segnato ricordi e momenti.
Poi il rock torna prepotente con il pezzo “Ululallaluna”, tratta dall’ultimo album “Helldorado”. Con la successiva “Alzati Teresa” è ancora un ballo frenetico a travolgere il pubblico. La melodia a un tratto rallenta per riportare alla nuova identità dei Negrita, e il suono torna ad essere leggero e sognante con “Che rumore fa la felicità” e “Rotolando verso sud”.
Il ritmo latino di “Soy taranta” è il preludio per un altro tuffo nei sentimenti e nel sesso puro con “Magnolia”, “Sex” e ci si getta in un finale ricco di brividi ed emozioni urlate.
negritator02Un mondo nuovo raccontato in “A modo mio” per lasciarsi andare nelle notissime “Cambio” e “Mama maè”.
Sarebbe il vero finale questo, ma i Negrita decidono di regalare una piccola perla di positività con “Gioia infinita”. Le luci tornano e ha inizio la presentazione del gruppo, protagonista di una serata energica e positiva.
Il suono è ottimo, l’acustica del Palamazda non tradisce l’aspettativa.
Il gruppo ha attraversato negli anni diverse correnti di pensiero e di musica ed ogni volta è tornato nuovo e pieno di idee. Dal rock aggressivo al suono più latino, il tutto forgiato da testi che viaggiano dal tema sociale all’amore per giungere alle porte dell’anima. Da lì far battere il cuore e far sognare è solo un attimo.
La musica è quella che racconta, che spiega, che cura le ferite di un amore perduto, che spinge a rialzarsi e combattere ancora. In questo i Negrita sanno qual è la ricetta giusta. Molti sarebbero stati ancora i pezzi da suonare e da far rivivere, ma ogni concerto è una storia a sè e con questa nuova ricerca di una gioia infinita che riparte il viaggio di questa band verso un’altra città, verso altri cuori da far battere e altre voci da sentir gridare le loro canzoni.
Un ottimo concerto.

Daniele Mosca
con la collaborazione di Giorgio Angotti e Viola
www.grigiotorino.it

Estratto da “Radio Conga”, suonata dai Negrita durante il concerto di Torino

www.negrita.com

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