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Bra Deep O Missile – Orwhurm

2009 - Self
alternative/progressive/rock

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Tracklist

1. Molticolori
2. Crisalide
3. Miniver
4. Seta
5. Docile
6. Mille
7. Quattrochiodi
8. Dicembre

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Oggi mi ritengo fortunato, in quanto mi è capitato tra le mani questo cd che, per le sonorità che esprime, mi riporta ai generi a me congeniali e trovare una band che riesce ad eseguirle, soprattutto in Italia, è cosa assai rara.

Vi starete chiedendo di che genere sto parlando.. beh non rientra in un genere predefinito in quanto i Bra Deep O Missile riescono a fondere suoni tipicamente TOOLleggianti con una voce che riporta al cantanto tipico dei Pearl Jam, il tutto in italiano (si potrebbe dire una fusione tra i Timoria vecchio stile e i TOOL).

Questo nuovo lavoro della band (6 anni di distanza rispetto al precedente anno.. si sono bradipi di nome e di fatto) rappresenta una sorta di svolta.

Hanno cercato infatti di dare un corpo più melodico rispetto al precedente, curando anche di molto i testi.
il disco si presenta meno complicato e più scorrevole ed era quello che già da “Piano” avevano cercato.

A mio giudizio rappresenta quindi una buona opportunità per convincere gli scettici di non essere una band emula dei TOOL ma un qualcosa (passatemi il termine) di innovativo, dove la band di Maynard e soci è presa solo come riferimento.

Sicuramente la canzone più “bradipa” tra quelle incise è “Miniver” che rappresenta una versione un po’ visionaria di quello splendido libro che è “1984” di Orwell:  nel racconto suddetto, Miniver era il ministero della verità, mentre nella canzone si mescolano i nostri gusti musicali, fondendosi, in un brano originale e soprattutto rappresenta lo spirito del gruppo  (consiglio a tutti di leggere il libro).

A metà album si incappa in una perla strumentale che cade sotto il nome di “Seta”: è un’invenzione di Emiliano (il chitarrista) che originariamente suonava solo in acustico e senza batteria. Questa canzone spezza il ritmo a cui si ci si era abituati nelle prime canzoni e trasporta la mente in un limbo di sensazioni straordinarie, senza peso, colorate da toni medio orientali. Unica pecca che posso riscontrare in questo brano è la conclusione: io personalmente l’avrei chiusa giusto un giro prima del finale attuale, ma ovviamente questa è la mia modesta opinione.

Il disco scorre poi veloce come un fiume in piena per poi fermarsi e far riflettere con la conclusiva “Dicembre” dove piano e voce si fondono per far diventare il mondo una sorta di sfera riflessiva e cullare l’ascoltatore fino a ritrovare momenti perduti.

I testi delle canzoni sono un qualcosa di stupendo: nulla di banale o scontato! Il tutto è studiato nei minimi dettagli, sembra quasi una poesia recitata per ammaliare ma anche per spaventare l’ascoltatore, in quanto la voce svolge la funzione di condurre per mano l’ascoltatore nel percorso dell’album, come in una storia. L’interpretazione non è da meno, si sente che il cantante “vive” le canzoni, le fa sue e prova a tramandare queste sensazioni a chi ascolta.

Non direi che per i testi ci sia un ispiratore preciso, ma bensì ci sia l’intento scavare dentro il tessuto circostante con sensazioni controverse che si rivolgono , comunque, sempre all’intimo.

Probabilmente progettare una canzone, per questo gruppo, è un vero parto. Parlando con il cantante mi sono sentito dire che, partendo da gusti musicali molto diversi una canzone nasce da prospettive ovviamente diverse e per sfornarne una ci vogliono anche tre mesi… ma se questo è il risultato… ben venga!

Questo disco lo consiglio a tutti gli amanti di TOOL, Pearl Jam e Timoria, ma anche a quelli a cui piacciono le sincopi, il cantato in italiano e soprattutto atmosfere cariche di energia rimanendo però avvolte nel mistero.

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