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ANIMAL COLLECTIVE – Viper Club, Firenze, 12 Marzo 2009

3350713643_3b8e5920d5_bHanno dato alla luce uno dei lavori più interessanti di questo 2009, quel “Merriwheather Post Pavilion” che unisce con incredibile disinvoltura psichedelica, musica elettronica, psyco-folk e manciate di sperimentazione sonora, insinuandosi in un crescendo irresistibile dentro ai più reconditi anfratti dei lobi e soprattutto della corteccia cerebrale, ascolto dopo ascolto.
Si tratta degli Animal Collective di Baltimora, gruppo attivo sin dal 2000 e già in grado di destare un notevole interesse grazie alla loro precedente produzione (ben nove album in nove anni), dimostrando così una prolificità ed una versatilità di sperimentazione davvero fuori dal comune.

Il loro ultimo album è fino ad ora una delle cose più belle di questo 2009 e ci riconsegna in tutto il suo fascino un gruppo che rifugge da qualsiasi tentativo di omologazione, grazie ad uno stile unico, che spazia senza porsi alcun limite tra psichedelica, psyco-folk e sperimentazioni elettro-pop, senza mostrare alcun segno di cedimento.
3353067741_492a74e7aa_bSe su disco le singole composizioni cercano di avvicinarsi, per quanto possibile, ad un embrionale condizione di forma-canzone, dal vivo le cose cambiano assai: i tempi si dilatano, le melodie si aggrovigliano, le parti vocali si fanno ossessive, quasi a voler prendere la forma di lente litanie orientaleggianti e le ritmiche ci conducono verso ad un tribalismo mistico, in un crescendo lisergico che lascia ben poche chances per i “tempi morti” e si avvicina sempre più ad un granitico muro di rumore, inteso nell’accezione più lisergicamente melodica del termine.
Assistere ad un live-set degli Animal Collective è un esperienza mica da poco: si ha veramente l’impressione di essere trasportati in un immaginario mondo parallelo, che sa come farsi apprezzare a poco a poco, con la dovuta calma e non può lasciare indifferenti.
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Gli Animal Collective hanno portato la loro caratteristica vena sperimentale al Viper Teathre, tra il visibilio di un numeroso pubblico che è accorso a Firenze da ogni dove per poter essere presenti ad un evento che si presentava come irripetibile.
Spazio quindi ai brani dell’ultimo album, che dal vivo assumono un aspetto diverso, tanto da risultare a tratti irriconoscibili: melodie polifoniche ovattate, suoni compressi, tam-tam indiani, grovigli vocali effettati, un magma elettrico che si gioca tra rumore e psichedelica, in grado di catturare l’attenzione dell’ascoltatore passaggio dopo passaggio.

3350711197_3f576d17f6_bNon è facile entrare nel lisergico immaginario sonoro degli Animal Collective: il loro sound non è facile da digerire ad un primo impatto e forse per qualcuno potrà apparire fin troppo contorto e “rumoroso”, come un’enorme onda di suoni pressurizzati ai confini della realtà. Una volta immersi dentro alle infinite combinazioni di sampler, loop digitali e suoni compressi coi quali amano sperimentare questi tre ragazzi del Maryland, si viene trascinati in un gorgo surreale e melodico di rara intensità: psichedelica, musica elettronica, ritmi tribali e psycho-pop vengono sviscerate in tutta libertà, ottenendo un risultato unico e difficilmente replicabile, tra il delirio di un pubblico molto giovane e reattivo, che sembra aver eletto questi tre giovani ragazzi americani a nuovi paladini dell’era avant-pop.
Con “Merriwheather Post Pavilion” gli Animal Collective sono letteralmente esplosi in tutta la loro fantastica follia: il loro sound è diventato un marchio di fabbrica collaudato, immediatamente riconoscibile ed assistere ad un loro live-set è un’esperienza unica, imperdibile per gli amanti del genere.

Massimiliano Locandro
Foto di : Alessio Mariottini

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