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Mariposa – Mariposa

2009 - Trovarobato
Indie / Sperimentale / Psichedelica

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Tracklist

01. Specchio
02. Zucca
03. Piero
04. Zia Vienna
05. Sudoku
06. Clinique Veterinaire (feat. Daevid Allen)
07. Notel Hotel
08. Vattene Pur Via
09. Poco più in la’
10. 81 guerra atomica, 84 confronto: rivoluzione

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Un album di “Musica Componibile”. Questa è la definizione che danno i Mariposa della loro musica.

Apro il pacco in cui è contenuto l’album e appena inserito nello stereo resto ammaliato da quello che è l’universo sonoro in cui viene trascinato l’ascoltatore, un caleidoscopio di suoni ed emozioni che si dispiegano durante tutto il disco con molta compattezza. In casi come questi è difficile descrivere la bellezza di un’opera, senza cadere nella banalità e soprattutto senza travisare il significato del puzzle musicale che i Mariposa ci vogliono comunicare.

Il disco inizia con “Specchio”, pezzo con un basso che ci riporta all’indie molto orecchiabile in cui l’elettronica e la ritmica ricreano delle ottime dinamiche che si sposano brillantemente agli arrangiamenti di chitarra. Gli estemporanei testi cantati da Alessandro Fiori trasportano nelle melodie intessute da una voce sgraziata che sa assumere svariate forme; a tratti in pezzi come “Zucca” può ricordare anche il primo Max Gazzè, ma di certo l’accostamento non vuole riconoscere un limite a ciò che trasmette il cantato. In “Piero” viene ricordato il grande Ciampi nel miglior modo, gli arrangiamenti orchestrali in questo pezzo fanno apprezzare il lavoro di Enrico Gambrelli (da ricordare fra le sue ultime collaborazioni: Vinicio Capossela, Afterhours e Morgan). L’ira di “Zia Vienna”, con il suo muro di suono acido, che si unisce ossessivamente alla linea melodica simile ad una cantilena. Le riflessioni più profonde sul dramma della vita reale, che ognuno di noi a suo modo si trova ad affrontare, vengono narrate in “Sudoku”, composta da un tappeto sonoro che fa da sfondo ad un mare di malinconia. Immediatamente dopo cercano di lavare via tutta questa tristezza con l’esplosiva e spasmodica “Clinique veterinarie” che viene impreziosita dalla partecipazione di Daevid Allen (fondatore dei Soft Machine). Si arriva al momento dell’eclettismo più sfrenato, in “Notel Hotel” si passa da una ninna nanna elettronica ad una festa di paese emiliano-romagnola che ricorda Casadei e la sua Orchestra italiana. “Vattene pur via” e “Poco più in la’” scivolano via durante l’ascolto con la giusta cupezza. Gli ultimi due pezzi sono, come se non fosse bastato fino ad ora, delle vere e proprie sperimentazioni, dove a volte le atmosfere si rallentano quasi a divenire fotografie per quanto riguarda “81 guerra atomica, 84 confronto:rivoluzione”, per poi riesplodere nella paranoia sonora di “Can I have bon bon?”.

Ora premetto che i Mariposa non mi hanno pagato per scrivere questa recensione, bensì l’omonimo album merita pienamente tutti gli elogi che fino ad ora ho elargito (vi assicuro che ho dovuto frenarmi), per un disco che non ha nulla da invidiare al sound che proviene dall’estero e che si candida per me sin da subito fra i migliori del 2009 in Italia. Come ho detto all’inizio non è possibile spiegare il mondo incantato in cui ci trasporta l’arte sonora di questo gruppo, che proviene da varie zone d’Italia e con quartier generale a Bologna. I Mariposa sono al loro decimo disco, di certo non sono una scoperta, ma una dolce conferma. Conferma di quell’Italia che suona e crea senza stare troppo dietro alle logiche di mercato del mainstream, senza lamentarsi, facendo il lavoro sporco e faticoso da cui provengono le produzioni più sublimi.

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