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Zu – Carboniferous

2009 - Ipecap Records
noise/jazz/metal

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Tracklist

1. Ostia
2. Chthonian
3. Carbon
4. Beata Viscera
5. Erinys
6. Soulympics
7. Axion
8. Mimosa Hostilis
9. Obsidian
10. Orc

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Vuoto caldo cosparso di ceneri, urla sincopate di un animale morente: castigo inflitto, castigo ripetuto, infallibile matematica del caos: anche l’uomo si nasconde qui, prigioniero di questo frantoio d’anime.

L’incipit della recensione sintetizza tutto: l’inferno caldo; un ipogeo adibito a sepolcro di anime morenti; una punizione ripetuta. Un album noise-core italiano che richiama un altro album noise-core italiano: “In attesa, nel labirinto” dei Tasaday.
Infatti la voce mancante di “Carboniferous” potrebbe essere trovata più che in Mike Patton in certe liriche di Xabier Iriondo. Più precisamente in lavori come “Mind now 2004”, brano di chiusura dell’album appena citato, dove il testo – semplicemente letto – si fonde con le rumorose figure elettriche e crea un vuoto pieno di animali ruggenti:

“Ecco l’oblio:
vuota sovranità, presenza assente dell’immediato:
ecco l’oblio:
il tutto che esclude,
parola errante.

Qui ognuno è fuori di sé
rotola
senza peso
sostituito dal neutro.

Qualcuno è fuori sé
la follia del luogo,
la chiarezza oscena

Ecco l’oblio,
ecco l’oblio.”

In “Carboniferous” c’è un pò tutto: Death metal, noise rock, math rock, post metal, stoner – e chi più ne ha più ne metta -, il tutto condito da leggere sfumature jazz (ma quelli sono gli zu). Un lavoro pieno di riferimenti passati che spaziano dagli anni 80 in avanti; un lavoro che potrebbe essere definito a priori: “banale”, “inutile”, “già sentito”, “okquestoerafigo30annifa”, “madaquandoibigblacksisonodatialmetal?”; un lavoro che in mano ad un qualunque altro gruppo a caso sarebbe stato un completo disastro; un lavoro che in mano agli Zu riesce ad aggiungere qualcosa di nuovo, mescolando sapientemente le varie influenze che vanno dai Neurosis ai Pelican, dai Big Black ai Don Caballero, dai Tasaday a (pardon) Aphex Twin, da Pupillo a Mike Patton, dagli Zu agli Zu.

E dalla collisione di tutto questo prende vita l’urlo morente dell’inferno immaginato dalla band romana, dove tutto è in moto perenne e crea rumori sordi ed inquietanti

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